Castel Volturno (Caserta) – Un nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio nel territorio domizio accende il confronto pubblico e alimenta un’ondata di preoccupazione tra associazioni e realtà sociali. Il Ministero dell’Interno, attraverso Invitalia, ha infatti pubblicato un bando per la realizzazione della struttura, aprendo un fronte di contestazione che mette al centro il tema dei diritti e delle politiche migratorie.
Le critiche al sistema CPR – Le organizzazioni che si oppongono al progetto definiscono i CPR “il punto finale di politiche migratorie volte alla criminalizzazione”, evidenziando come si tratti di luoghi di detenzione amministrativa nei quali persone vengono private della libertà personale non per reati commessi, ma per la loro condizione amministrativa. Una visione che punta il dito contro un sistema ritenuto fondato sulla repressione e sulla marginalizzazione.
Le condizioni denunciate – Numerose inchieste e testimonianze, ricordano i firmatari dell’appello, hanno nel tempo documentato criticità rilevanti: “condizioni sanitarie inadeguate, rischi per la salute fisica e mentale, abusi e discriminazioni sistemiche, accesso limitato alle cure mediche, episodi di violenza, autolesionismo e, in alcuni casi, morti che attendono ancora piena verità e giustizia”. A queste si aggiungerebbero, secondo quanto riportato anche da recenti approfondimenti giornalistici, pressioni su operatori sanitari per certificare l’idoneità al trattenimento delle persone straniere.
Un sistema sotto accusa – Secondo le realtà sociali, non si tratterebbe di episodi isolati ma di un impianto strutturale che “produce sofferenza, invisibilità e negazione dei diritti”, con difficoltà di accesso alla tutela legale e condizioni ritenute incompatibili con il rispetto della dignità umana.
Il nodo Castel Volturno – La scelta di localizzare un CPR a Castel Volturno viene giudicata “ancora più grave” perché ricadrebbe su un territorio già segnato da fragilità sociali. “Qui bisognerebbe investire in diritti, inclusione, lavoro e giustizia sociale e ambientale, non in nuove strutture detentive”, si legge nella presa di posizione.
Le richieste – Da qui l’appello: sospensione immediata del bando, apertura di un confronto pubblico con cittadini e realtà del territorio e un cambio radicale delle politiche migratorie, fondato – secondo i promotori – sul rispetto dei diritti, della dignità e della legalità costituzionale. Le associazioni fanno inoltre riferimento alle riflessioni espresse dalle parrocchie locali, invitando istituzioni, sindacati e terzo settore a mobilitarsi.
Un futuro da definire – “Castel Volturno non può diventare un simbolo di detenzione e abbandono. Deve essere un presidio di giustizia, accoglienza e democrazia”: è questo il messaggio che chiude l’appello, mentre il dibattito sul progetto resta aperto e destinato a coinvolgere istituzioni e comunità locale nelle prossime settimane.

