Gricignano, espropri Impreco: Cassazione riapre il caso

di Antonio Taglialatela

Gricignano (Caserta) – Dopo oltre vent’anni di battaglie giudiziarie, la Corte di Cassazione riapre la complessa vicenda degli espropri legati al progetto Impreco, riguardante i terreni situati nella zona industriale di Gricignano di Aversa. Con la sentenza numero 8443 del 3 aprile scorso, la Prima Sezione civile ha accolto il ricorso presentato da numerosi proprietari ed eredi, cassando la decisione della Corte d’Appello di Napoli e rinviando la causa alla stessa Corte, in diversa composizione, per una nuova valutazione della controversia.

I terreni al centro del contenzioso – La vicenda riguarda diversi suoli ubicati nella zona industriale del Comune di Gricignano di Aversa, inseriti nell’agglomerato dell’area di sviluppo industriale Asi Caserta. Si tratta di terreni con destinazione edificatoria produttiva, soggetti a una disciplina urbanistica speciale che prevedeva la loro utilizzazione esclusivamente per insediamenti industriali e la successiva assegnazione alle imprese attraverso il consorzio Asi.

Il progetto Impreco – Gli espropri furono avviati nei primi anni Duemila nell’ambito di un più ampio programma di sviluppo industriale riconducibile al consorzio di imprese Impreco, finalizzato alla realizzazione della “filiera del sistema moda e dei servizi collegati”. Il consorzio Asi Caserta operava come ente promotore e gestore dell’intervento, mentre la Regione Campania rivestiva il ruolo di autorità espropriante.

I ricorrenti – Il ricorso in Cassazione è stato promosso da numerosi proprietari dei terreni e dai loro eredi: Maria Dello Margio, Andrea Aquilante, Vittoria Aquilante, Antonio Mastroianni, Lucia Aquilante, Anna Schiavone (erede di Maria Moretti), Gerardo Picone (erede di Michele Picone e Giovannina Di Lorenzo), Guido Munno (erede di Giuseppe Munno), Antonio Moretti (erede di Andrea Moretti), Carlo Buonanno (erede di Giovanni Buonanno) e Domenico Di Foggia.

Le origini della vicenda – Il contenzioso prende avvio nel 2002, quando venne disposta l’occupazione d’urgenza dei terreni. Il Tar Campania annullò tale provvedimento per l’assenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità, decisione successivamente confermata dal Consiglio di Stato. Anche i successivi decreti di esproprio del 2007 furono annullati, con il riconoscimento del diritto dei proprietari al risarcimento del danno per l’occupazione illegittima, da determinarsi sulla base del valore venale dei suoli.

Il giudizio di ottemperanza e l’acquisizione sanante – Nel 2011, in sede di giudizio di ottemperanza, il Tar Campania quantificò le somme spettanti ai proprietari sulla base di una consulenza tecnica d’ufficio. Successivamente, la Regione Campania adottò il decreto di acquisizione sanante (numero 64 del 12 febbraio 2014), trasferendo definitivamente i terreni al patrimonio pubblico e determinando gli indennizzi.

La decisione della Corte d’Appello – Con ordinanza del 21 agosto 2019, la Corte d’Appello di Napoli dichiarò inammissibili le domande dei ricorrenti relative alla rideterminazione degli indennizzi, ritenendo la questione già coperta da giudicato amministrativo ed escludendo la legittimazione passiva del consorzio Asi, individuando nella sola Regione Campania il soggetto responsabile.

La svolta della Cassazione – La Suprema Corte ha ribaltato questa impostazione, accogliendo il ricorso dei proprietari. I giudici di legittimità hanno ritenuto necessario un nuovo esame della vicenda sia in relazione alla corretta determinazione delle somme dovute sia per quanto riguarda l’individuazione dei soggetti responsabili. La sentenza della Corte d’Appello è stata quindi cassata con rinvio alla stessa Corte, in diversa composizione.

Una vicenda simbolo per il territorio – Il caso degli espropri Impreco rappresenta una delle più significative e complesse vicende espropriative dell’Agro Aversano, coinvolgendo numerose famiglie e attraversando diversi gradi di giudizio per oltre due decenni. La decisione della Cassazione segna un passaggio cruciale verso una possibile definizione definitiva della controversia.

Gli effetti della sentenza – La pronuncia della Cassazione non conclude il contenzioso, ma riapre il giudizio dinanzi alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà ora riesaminare la vicenda e stabilire in via definitiva l’entità degli indennizzi spettanti ai proprietari dei fondi e le eventuali responsabilità dei soggetti coinvolti.

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