Trump: “Iran ha chiesto cessate il fuoco”, ma Teheran smentisce. Tensioni Usa-Nato

di Redazione

Donald Trump apre a una possibile tregua ma Teheran nega qualsiasi richiesta. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato di essere disposto a valutare un cessate il fuoco solo dopo la riapertura dello Stretto di Hormuz, sostenendo che l’Iran avrebbe avanzato una richiesta in tal senso. Una versione subito respinta dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che ha definito le parole di Trump “false e senza fondamento”. Anche il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, ha ribadito che “non ci sono basi per negoziati” e che il livello di fiducia verso Washington è “pari a zero”. Nel frattempo, secondo indiscrezioni riportate da Reuters, il vicepresidente JD Vance avrebbe avviato contatti con intermediari, facendo sapere che Trump sarebbe favorevole a una tregua a determinate condizioni, tra cui proprio la riapertura dello stretto.

Lo Stretto di Hormuz – Il controllo dello Stretto di Hormuz resta il fulcro della crisi. Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato che l’area è “saldamente sotto controllo” e non verrà aperta ai “nemici della nazione”. Intanto, Axios riferisce di trattative in corso tra Stati Uniti e Iran per un cessate il fuoco in cambio della riapertura del passaggio marittimo, anche se non è chiaro se un accordo sia realmente raggiungibile. Le conseguenze economiche sono già pesanti: l’Agenzia internazionale dell’energia stima una perdita di 12 milioni di barili di petrolio al giorno, con una crisi definita peggiore degli shock energetici degli anni ’70 e dell’interruzione delle forniture russe del 2022.

Libano, emergenza umanitaria e appello europeo – Sul fronte libanese, la situazione umanitaria si aggrava rapidamente. I ministri degli Esteri di numerosi Paesi europei hanno espresso forte preoccupazione per i circa 1,2 milioni di sfollati interni, pari a un quarto della popolazione. In una dichiarazione congiunta, hanno chiesto la cessazione delle operazioni militari israeliane e degli attacchi di Hezbollah, invitando al rispetto della sovranità del Libano e alla sospensione delle ostilità da entrambe le parti.

Usa-Nato, frizioni e dubbi sull’alleanza – Il conflitto riapre crepe nei rapporti tra Washington e la Nato. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha annunciato che, al termine della guerra, gli Stati Uniti “riesamineranno” il valore dell’alleanza. Parole che si inseriscono in un clima già teso, alimentato anche dalle dichiarazioni di Trump, che ha definito la Nato una “tigre di carta” e ha detto di valutare seriamente un ritiro. Da parte dell’Alleanza, tuttavia, prevale una linea prudente: “mantenere la calma” e guardare ai fatti, con la convinzione che l’opinione pubblica americana resti in larga parte favorevole al legame transatlantico.

Starmer: “Non è la nostra guerra” – Il quadro resta estremamente fluido. Un funzionario dell’amministrazione Trump ha descritto la situazione come “scacchi a 12 dimensioni”, sottolineando una strategia comunicativa volutamente ambigua. Sul piano internazionale, il premier britannico Keir Starmer ha ribadito che il Regno Unito non entrerà in guerra: “Questa non è la nostra guerra. Non ci faremo trascinare nel conflitto. Non è nell’interesse nazionale. A prescindere dalle pressioni esercitate su di me e sugli altri, a prescindere dal clamore che si solleverà, nelle decisioni che prenderò agirò nell’interesse nazionale britannico”.

Raid, attacchi e escalation militare – Sul terreno, il conflitto continua senza tregua. Missili iraniani sono tornati a colpire Israele dopo una pausa di 21 ore, con almeno 18 feriti nel centro del Paese e diversi civili coinvolti, tra cui una bambina di 11 anni in condizioni gravissime. L’esercito israeliano ha risposto con raid definiti “senza precedenti” su Teheran, colpendo infrastrutture strategiche. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari utilizzando bombardieri B-52, che negli ultimi 30 giorni avrebbero colpito oltre 11mila obiettivi.

Attacchi nel Golfo e tensione energetica – La guerra si estende anche al Golfo Persico. Un attacco con droni ha incendiato un deposito di carburante nell’aeroporto del Kuwait, mentre le Guardie Rivoluzionarie hanno rivendicato il colpo contro la petroliera “Aqua One” nelle acque del Qatar, descritta come legata a Israele. Parallelamente, i ribelli Houthi hanno lanciato nuovi missili balistici contro Israele, prendendo di mira “obiettivi sensibili”.

Baghdad, rapita giornalista americana – In Iraq cresce la preoccupazione per il sequestro della freelance americana Shelly Kittleson, rapita a Baghdad. Le autorità hanno avviato le ricerche mentre il caso si inserisce in un contesto regionale sempre più instabile.

Teheran recluta minori – Nella capitale iraniana si registra un irrigidimento senza precedenti della sicurezza. Posti di blocco e pattugliamenti si moltiplicano, con la presenza di adolescenti armati, anche di appena 12 anni, arruolati nei Basij. Una pratica denunciata da Human Rights Watch come possibile crimine di guerra. Secondo il Financial Times, le autorità iraniane hanno avviato una campagna di reclutamento di volontari in previsione di una possibile offensiva terrestre americana.

Leadership iraniana e assetti di potere – Sul piano interno, emergono segnali di tensione nella catena di comando iraniana. Secondo Iran International, il presidente Masoud Pezeshkian sarebbe stato marginalizzato, con il potere decisionale concentrato nelle mani dei pasdaran e di un consiglio militare. Intorno alla Guida suprema Mojtaba Khamenei sarebbe stato creato un cordone di sicurezza che ne limita i contatti con altri esponenti politici.

Israele-Hezbollah, eliminato un comandante – L’esercito israeliano ha annunciato l’uccisione a Beirut di Hajj Youssef Ismail Hashim, comandante del Fronte sud di Hezbollah. Secondo Tel Aviv, la sua eliminazione riduce significativamente la capacità operativa del gruppo nel Libano meridionale. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha però avvertito: “Non prometto che questa sarà l’ultima guerra di Israele”.

Il discorso atteso di Trump – Nella notte italiana tra mercoledì e giovedì, Trump terrà un discorso sulla situazione iraniana. Nelle ore precedenti aveva previsto che “la guerra durerà ancora due o tre settimane”, lasciando intendere che, nonostante i segnali diplomatici, il conflitto sia destinato a proseguire ancora nel breve periodo.

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