Napoli – Nel silenzio solenne del Quadrato delle Personalità illustri del cimitero di Poggioreale, la città ha reso omaggio a Giovanni Amendola nel centenario della sua morte, una delle figure più limpide dell’antifascismo italiano.
La commemorazione – Nella mattinata del 7 aprile, davanti alla tomba dove le spoglie dello statista furono trasferite dalla Francia il 7 aprile 1950, si sono riuniti rappresentanti istituzionali e associazioni. Presenti l’assessore alla Salute e al Verde del Comune di Napoli, Vincenzo Santagada, due agenti di Polizia Municipale in alta uniforme con la corona di fiori, un rappresentante del Comune di Sarno – città natale del padre di Amendola – e i nipoti, figli di Pietro, tra cui Giovanni Battista, promotore di nuove iniziative dedicate alla memoria del nonno. Alla cerimonia hanno partecipato anche una rappresentanza dell’Anpi – Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, con la bandiera, e Nicola Terracciano, insieme al fratello Roberto, per l’associazione Risorgimento Napoletano, che ha deposto un omaggio floreale dopo aver ricordato anche Benedetto Croce.
Una figura centrale dell’antifascismo – Il 7 aprile segna il centenario della morte di Amendola, avvenuta a Cannes, in Francia, dove era stato costretto all’esilio. Morì a seguito delle gravi ferite riportate nelle aggressioni delle squadracce fasciste, tra cui quella della notte tra il 20 e il 21 luglio 1925 a Montecatini. Nato a Napoli il 15 aprile 1882, figlio di Pietro – carabiniere originario di Sarno e di sentimenti risorgimentali – e di Adelaide Bianchi, di tradizione mazziniana, Amendola si impose come uno dei più lucidi oppositori del regime.
L’impegno politico e il martirio – Giornalista, intellettuale e uomo delle istituzioni, fu tra i primi a cogliere la natura totalitaria del fascismo. Dopo il delitto Matteotti del 10 giugno 1924, promosse l’uscita dei deputati dal Parlamento per isolare Mussolini e sollecitare l’intervento del Re. Una scelta che lo espose direttamente alla violenza del regime, fino alle aggressioni che ne segnarono il destino. Il suo sacrificio divenne riferimento per l’opposizione e per la successiva Resistenza antifascista, contribuendo idealmente alla nascita della Repubblica.
Un’eredità politica e civile – I figli Giorgio e Pietro proseguirono l’impegno contro il fascismo, pagando in prima persona la loro scelta. Il pensiero e l’azione di Amendola alimentarono anche l’esperienza del Partito d’Azione e di “Giustizia e Libertà”, lasciando un’impronta profonda nella cultura politica democratica italiana. Libertà e democrazia restano i cardini della sua eredità, valori fondanti della Repubblica.
Il richiamo alla tradizione liberale napoletana – Nel corso della cerimonia, Nicola Terracciano, per l’associazione “Risorgimento Napoletano”, ha sottolineato il legame tra Amendola e la tradizione liberaldemocratica della città, che affonda le radici nei Martiri della Repubblica Napoletana del 1799. Un percorso storico che, ha ricordato, meriterebbe un monumento in piazza Mercato, luogo simbolo di quel sacrificio. SOTTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA








