Napoli – La parabola pubblica costruita negli ultimi anni sui social si interrompe con un nuovo ingresso in carcere. Gennaro Panzuto, 51 anni, conosciuto come “Genny Terremoto”, è stato arrestato sabato scorso in esecuzione di un provvedimento definitivo: dovrà scontare 8 anni e 6 mesi di reclusione per reati legati agli stupefacenti.
L’arresto e la condanna – I poliziotti della squadra mobile di Napoli hanno eseguito il mandato emesso il 13 marzo dall’ufficio esecuzioni penali della procura generale partenopea. L’uomo è stato rintracciato a Frosinone, dove viveva da alcuni mesi, e gli è stato notificato il provvedimento di carcerazione legato a un cumulo di pene per vecchie vicende di droga. Per l’ex esponente del clan della Torretta, legato all’Alleanza di Secondigliano, si tratta di una resa dei conti definitiva con il suo passato giudiziario.
Dal clan al pentimento – In passato ritenuto tra i vertici del gruppo criminale, Panzuto è stato a lungo latitante e considerato uno dei sicari più temuti. Arrestato nel 2007 in Inghilterra, dove si recava per gestire gli interessi del clan, decise di collaborare con la giustizia, avviando un percorso durato 14 anni. Le sue dichiarazioni contribuirono a ricostruire dinamiche interne alla camorra, con indicazioni su mandanti, esecutori e armi utilizzate nei delitti. Nel 2021 l’uscita dal programma di protezione e il ritorno a Napoli, nonostante i rischi, segnano un passaggio delicato della sua vicenda personale.
La svolta social – Tornato in libertà dopo anni tra carcere duro e protezione, aveva intrapreso una nuova esposizione pubblica. Su TikTok, dove contava circa 170mila follower e milioni di like, si era proposto come voce dell’anticamorra, raccontando la propria esperienza e invitando i giovani a non seguire la strada della criminalità. Partecipava a incontri e dibattiti e aveva preso parte anche al film Nati pre-giudicati, interpretando un ispettore di polizia impegnato contro la malavita.
Una figura controversa – La sua trasformazione in “influencer della legalità” ha suscitato reazioni contrastanti. Se da un lato rivendicava un percorso di cambiamento, dall’altro la sua esposizione mediatica è stata criticata da magistrati, giornalisti e associazioni delle vittime. Tra le voci più dure quella del deputato Francesco Emilio Borrelli, che ha commentato: “L’ex killer del clan Licciardi, poi collaboratore di giustizia e volto social impegnato a lanciare messaggi di legalità, è stato arrestato dalla squadra mobile di Napoli a Frosinone. Dovrà scontare 8 anni e 6 mesi per vecchi reati legati agli stupefacenti: nessuna nuova accusa, ma un cumulo di pene definitivo. Si chiude così, almeno per ora, la sua parentesi da ‘redento’ e influencer su TikTok che andava anche nelle scuole a fare lezioni di legalità. La sua storia resta emblematica: dalla camorra al pentimento, fino al ritorno in carcere”. In passato lo stesso parlamentare aveva definito la narrazione pubblica dell’ex boss “un insulto alle vittime”, criticando anche i contenuti diffusi sui social.
Il ritorno in carcere – Nonostante il percorso di collaborazione e l’attività divulgativa degli ultimi anni, restavano pendenze definitive con la giustizia. L’arresto chiude, almeno per ora, la fase della sua esposizione mediatica e riporta al centro il peso delle condanne accumulate.

