Maxi frode Iva nel settore informatico tra Napoli e Caserta: sequestri per oltre 32 milioni

di Redazione

Un sistema articolato di società fittizie, operazioni commerciali simulate e fatture per centinaia di milioni di euro. È questo lo scenario emerso dall’indagine che ha portato al sequestro preventivo di beni per un valore superiore a 32 milioni di euro, eseguito dai nuclei di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Napoli e Caserta nell’ambito di un’inchiesta su una presunta frode Iva “carosello” nel settore informatico.

L’indagine della Procura europeaIl provvedimento è stato eseguito su richiesta degli uffici di Napoli e Venezia della Procura europea (Eppo). Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli e riguarda cinque società ritenute coinvolte in un complesso meccanismo di frode fiscale internazionale.

La rete sotto inchiestaL’attività investigativa rappresenta uno sviluppo di un’indagine più ampia avviata nel marzo 2023 e concentrata su una rete criminale specializzata in frodi carosello Iva intracomunitarie nel commercio di prodotti elettronici e consumabili per stampanti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’organizzazione coinvolgerebbe complessivamente 64 indagati, operanti prevalentemente nella provincia di Napoli.

Il presunto schema fraudolentoAl centro del sistema vi sarebbe l’utilizzo di numerose società di comodo, italiane ed estere, spesso prive di una reale struttura imprenditoriale e formalmente intestate a prestanome. Attraverso queste società sarebbero state simulate operazioni commerciali finalizzate a generare indebiti vantaggi fiscali. Nel meccanismo sarebbero state coinvolte anche aziende con sede in diversi Paesi dell’Unione europea, tra cui Paesi Bassi, Germania, Romania e Ungheria, utilizzate per avviare e sostenere operazioni ritenute fittizie e rendere più complessa la ricostruzione dei flussi finanziari.

Fatture per mezzo miliardo di euroNel corso degli accertamenti sono state individuate fatture per operazioni inesistenti per un valore superiore a 500 milioni di euro. Documenti che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero stati utilizzati per creare crediti Iva fittizi e ridurre artificialmente il carico fiscale delle società beneficiarie dello schema.

I beni sequestratiSulla base degli elementi raccolti, il gip del tribunale di Napoli ha disposto il sequestro preventivo delle partecipazioni societarie in cinque società ritenute coinvolte nel sistema fraudolento, di quattro complessi aziendali e di un capannone industriale situato a Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, fino alla concorrenza dell’importo complessivo di oltre 32 milioni di euro.

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