Dalla droga alle estorsioni, fino alle armi e al riciclaggio internazionale, passando anche con infiltrazioni nell’economia legale. È questo il quadro che emerge dall’operazione eseguita all’alba di stamani dai carabinieri del comando provinciale di Caserta e del Ros – Raggruppamento operativo speciale di Napoli, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 23 persone a carico della fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, dispone 19 arresti in carcere e 4 ai domiciliari. Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno, estorsione, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza con violenze e minacce, riciclaggio, autoriciclaggio, intestazione fittizia di beni, detenzione e porto di armi e traffico di sostanze stupefacenti. Tra gli arrestati, Carmine e Antonio Zagaria – fratelli dell’ex capoclan Michele Zagaria (arrestato nel 2011 dopo 15 anni di latitanza) – e il nipote Filippo Capaldo, imprenditore, che, dopo essere stato scarcerato nel 2019, si era trasferito a Tenerife, in Spagna.
Gli arrestati – In carcere sono finiti: Francesco Adinolfi, 43 anni, nativo di Villaricca; Aldo Bianco, 33 anni, nativo di Santa Maria Capua Vetere; Carlo Bianco, 42 anni, nativo di Villaricca; Andrea Bortone, 45 anni, nativo di Aversa; Filippo Capaldo, 49 anni, nativo di Caserta; Rolando D’Angelo, 41 anni, nativo di Capua; Antonio De Rosa, 44 anni, nativo di Caserta; Giuseppe Granata, 43 anni, nativo di Villaricca; Biagio Ianuario, 49 anni, nativo di Capua; Carmine Iavarone, 70 anni, nativo di San Marcellino; Franco Lombardi, 53 anni, nativo di Caserta; Alfonso Ottimo, 61 anni, nativo di Simmeringen (Germania); Pasquale Padulo, 43 anni, nativo di Caserta; Giacomo Penna, 55 anni, nativo di Afragola; Giovanni Riccio, 32 anni, nativo di Mugnano di Napoli; Angelo Antonio Salviati, 44 anni, nativo di Aversa; Biagio Vallefuoco, 52 anni, nativo di Villaricca; Antonio Zagaria, 64 anni, nativo di San Cipriano d’Aversa; Carmine Zagaria, 58 anni, nativo di San Cipriano d’Aversa. Ai domiciliari: Ivano Balestriere, 43 anni, nativo di Lacco Ameno, patron dell’azienda di igiene urbana “Isvec”; Armando Ialunese, 44 anni, nativo di Aversa; Carlo Pellegrino, 69 anni, nativo di Villa di Briano; Biagio Sagliocco, 50 anni, nativo di Aversa. 49, nel complesso, gli indagati.
I fratelli e il nipote del boss – L’inchiesta, avviata nel 2019, si è sviluppata attraverso intercettazioni, servizi di osservazione e controllo sul territorio e riscontri alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Gli accertamenti hanno consentito di ricostruire l’operatività di un sodalizio legato al clan di Casapesenna. Secondo quanto emerso, l’organizzazione sarebbe stata guidata dai fratelli di Zagaria, attualmente liberi, che avrebbero gestito e coordinato le attività illecite sul territorio. Un ruolo centrale sarebbe stato ricoperto anche dal nipote Capaldo, scarcerato nel 2019 e trasferitosi all’estero, impegnato nella gestione degli interessi imprenditoriali della cosca.
Gli affari illeciti – Le investigazioni hanno individuato anche un esponente di spicco con funzione di collegamento tra la componente armata e i vertici del gruppo. Seguendo le direttive dei fratelli Zagaria, avrebbe partecipato alle attività di estorsione, usura e traffico di droga, oltre al controllo di settori economici strategici. Tra questi, l’imposizione nelle compravendite di terreni, con richieste che variavano da 15mila a oltre 125mila euro, le intestazioni fittizie di attività commerciali e la gestione delle slot machine, considerata una fonte stabile di profitto per il sostentamento degli affiliati. Diversi esercizi commerciali sarebbero stati utilizzati come basi operative per pianificare e coordinare le attività illecite.
Riciclaggio in autonoleggio e raccolta rifiuti – Gli investigatori hanno accertato l’esistenza di una cassa comune del clan, impiegata sia per finanziare attività legali – tra cui società di autonoleggio – sia per concedere prestiti a tassi usurai. Documentate anche operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio attraverso società riconducibili al nipote del capoclan, una con sede in Spagna, a Tenerife (guarda video arresto), e un’altra nel casertano, la “Isvec”, attiva nel settore della raccolta dei rifiuti, con la complicità di politici locali, non destinatari del provvedimento ma citati negli atti.
Droga e legami con ‘Ndrangheta – L’inchiesta ha inoltre fatto luce su un progetto di espansione del traffico di stupefacenti, con contatti consolidati con la famiglia Bellocco della ‘Ndrangheta calabrese di Gioia Tauro che sarebbe diventata fornitrice abituale di cocaina, permettendo al gruppo di rafforzare la propria presenza sul mercato locale e di affacciarsi anche sulle piazze di Caivano, a nord di Napoli.
Armi e sequestri – Nel corso delle indagini erano già state arrestate altre 9 persone su provvedimento dell’autorità giudiziaria e 2 in flagranza di reato. Sequestrati 4 pistole, una mitraglietta Skorpion, un fucile a canne mozze, circa 600 cartucce e oltre 11 chilogrammi di sostanze stupefacenti. Contestualmente, all’esecuzione delle misure cautelari, i carabinieri del Ros hanno disposto il sequestro preventivo dei compendi aziendali di due società, per un valore complessivo di circa 40 milioni di euro.
La conferenza stampa – I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa a Napoli, alla presenza del procuratore capo Nicola Gratteri, del comandante provinciale dei carabinieri di Caserta, colonnello Manuel Scarso, del vice comandante del Ros, colonnello Paolo Vincenzoni, e del comandante del reparto operativo di Caserta, tenente colonnello Melissa Sipala.
Gratteri: “Clan Zagaria camorra di serie A, hanno infettato l’Italia” – “La famiglia Zagaria resta una camorra di serie A, con tutti i reati tipici e classici di un’organizzazione mafiosa. Addirittura bisognava pagare la mazzetta anche per un passaggio di proprietà, per l’acquisto di un terreno o di un’attività commerciale. La famiglia voleva il pizzo per qualsiasi attività usuraria, per allargarsi al traffico di droga andando a fare affari con una delle famiglie più importanti della ndrangheta, i Bellocco. E poi ci sono anche proiezioni di riciclaggio all’estero, ad esempio a Dubai”. A dirlo, in conferenza stampa, il procuratore Nicola Gratteri che, oltre cinque anni fa, insieme all’aggiunto Michele Del Prete, ha dato l’input all’inchiesta. “Nel corso dei decenni – ha aggiunto Gratteri – la famiglia Zagaria ha infettato e infestato tutta Italia, anche all’estero, partendo dalla provincia di Caserta. Questa è un’indagine molto importante che parte da lontano e che è iniziata quando io non ero ancora a Napoli ed è rimasta un po’ ferma”. IN ALTO IL VIDEO

