Napoli – Si è spento a Roma, alle ore 16 di oggi, nella clinica Quisisana, Paolo Cirino Pomicino, figura centrale della politica italiana della Prima Repubblica. Aveva 86 anni. A confermare la notizia è stato l’esponente democristiano Gianfranco Rotondi: “Sì, vi confermo questa dolorosa notizia, ho parlato poco fa con la signora Lucia e questa volta Paolo non ce l’ha fatta”.
Nato a Napoli il 3 settembre 1939, quinto di sette figli di una famiglia della media borghesia partenopea residente in piazza Cavour, Pomicino affondava le sue radici in un contesto familiare segnato anche dall’impegno civile: il nonno materno, medico, fu deputato con Giovanni Giolitti. Tra i fratelli, Bruno Cirino, scomparso nel 1981, fu attore teatrale noto al grande pubblico per la serie televisiva Diario di un maestro.
Laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Neurologia, iniziò la sua carriera come assistente neurochirurgo, per poi diventare aiuto neurologo all’ospedale Cardarelli di Napoli. L’impegno politico arrivò negli anni Settanta, quando ricoprì incarichi di consigliere e assessore al Comune di Napoli, prima di essere eletto alla Camera dei deputati nel 1976.
L’ascesa politica – Da parlamentare della Democrazia Cristiana, venne rieletto più volte (1979, 1983, 1987 e 1992) e assunse ruoli di primo piano, tra cui la presidenza della commissione Bilancio tra il 1983 e il 1987. Successivamente fu ministro per la Funzione Pubblica nel governo De Mita e ministro del Bilancio e della Programmazione economica nei governi Andreotti VI e VII. In quegli anni, segnati dall’asse tra Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani, Pomicino si collocò nella corrente andreottiana, diventandone uno degli esponenti più influenti.
Gli anni successivi – Dopo la stagione della Prima Repubblica, continuò l’attività politica: nel 2004 fu eletto al Parlamento europeo con l’Udeur, mentre nel 2006 tornò alla Camera con la Democrazia Cristiana e il Nuovo Psi. Dal 2008 al 2011 presiedette il Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni statali. Parallelamente, svolse attività pubblicistica come opinionista per Il Tempo e altri quotidiani, firmandosi con lo pseudonimo “Geronimo”. Fino agli ultimi anni è stato presidente della Tangenziale S.p.A. di Napoli.
Le vicende giudiziarie – Il suo nome emerse nelle inchieste di Mani Pulite a partire dal 1993. Dopo una prima richiesta di autorizzazione a procedere respinta dalla Camera, nel 1994 fu rinviato a giudizio per due distinti capi d’accusa, dai quali venne prosciolto dodici anni dopo. Nel corso delle indagini ammise alcune responsabilità, in particolare relative alla violazione della legge sul finanziamento ai partiti. Patteggiò una condanna nel caso Enimont e fu coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari – complessivamente 42 – conclusi in gran parte con proscioglimenti o prescrizioni. Le condanne definitive furono due: 1 anno e 8 mesi per finanziamento illecito ai partiti e 2 mesi per corruzione, patteggiati nel 2002. Nel 2011 ottenne la riabilitazione dal Tribunale di sorveglianza di Roma.
La vita privata – Pomicino lascia due figlie, Claudia e Ilaria. Quest’ultima ha lavorato come assistente alla regia con registi come Lina Wertmuller, Marco Tullio Giordana e Giulio Base. Nel 2014, con rito civile, sposò Lucia Marotta al Campidoglio.

