Per quasi 16 anni quell’auto ferma in via San Nullo, con il corpo crivellato di colpi all’interno, è rimasta una delle immagini più crude di una faida per il controllo del territorio. Oggi, per l’omicidio di Carmine Campana, scattano quattro arresti. I carabinieri di Pozzuoli hanno notificato altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip di Napoli, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, nei confronti di presunti mandanti ed esecutori materiali del delitto consumato il 15 maggio 2010 a Licola, frazione di Giugliano in Campania, sul litorale flegreo.
Le accuse – La Procura contesta omicidio premeditato, detenzione e porto illegali di arma comune da sparo, aggravati dal metodo mafioso. Secondo l’impostazione accusatoria, il delitto sarebbe stato compiuto per agevolare il clan camorristico Pagliuca di Pozzuoli.
Il contesto della faida – Dalle indagini è emerso che la decisione di eliminare Campana sarebbe maturata nell’ambito dello scontro tra il gruppo criminale Beneduce, al quale la vittima sarebbe stata legata, e il clan Pagliuca. Una contrapposizione per il controllo del territorio che, secondo gli inquirenti, avrebbe portato alla pianificazione dell’agguato.
L’agguato del 2010 – 51 anni, originario di Pozzuoli, Campana fu ritrovato senza vita all’interno di una Smart, all’imbocco della strada statale 7 Quater. Presentava diversi segni di colpi d’arma da fuoco al volto. Gli agenti del commissariato di Giugliano, intervenuti sul posto, rinvennero una decina di bossoli esplosi da una pistola calibro 7,65. Un’esecuzione maturata in un clima di tensione criminale che oggi, a distanza di quasi 16 anni, torna al centro dell’inchiesta con l’individuazione di presunti mandanti ed esecutori.

