Messico nel caos dopo uccisione del boss “El Mencho”: 26 morti, scuole chiuse e città paralizzate

di Redazione

Le strade trasformate in barricate, i cieli solcati dal fumo, gli aeroporti semi deserti. È il volto di un Messico scosso dall’ondata di violenza esplosa dopo l’uccisione di Nemesio Rubén Oseguera Cervantes, noto come “El Mencho”, leader del cartello Jalisco Nueva Generación. Il bilancio provvisorio parla di almeno 26 morti, mentre intere aree del territorio restano sotto tensione.

Il bilancio delle vittime – Secondo quanto riferito dalle autorità messicane, tra i deceduti figurano una donna al terzo mese di gravidanza e 17 appartenenti alle forze dell’ordine: quindici membri della Guardia Nazionale, un agente della Procura e una guardia carceraria. Otto, invece, i morti sul fronte criminale. Le forze dell’ordine hanno arrestato 27 persone: undici per gli episodi di violenza e quattordici per i saccheggi ai danni di attività commerciali e istituti di credito.

Blocchi e incendi nelle regioni occidentali – Gli scontri si stanno concentrando soprattutto negli Stati occidentali. A Jalisco e in altre aree del Paese, veicoli incendiati hanno sbarrato strade e autostrade. Il governo ha segnalato numerosi blocchi organizzati dai narcos per ostacolare le operazioni militari. Colonne di fumo si alzano anche da Puerto Vallarta, mentre scene di caos si registrano all’aeroporto internazionale di Guadalajara, dove diverse compagnie aeree hanno sospeso i voli.

Scuole chiuse e invito a restare in casa – Dopo la morte del capo del cartello, le violenze tra narcos e forze dell’ordine hanno spinto le autorità a chiudere le scuole in diversi Stati. Il governo ha lanciato un appello alla popolazione: “Scuole chiuse, restate in casa”. Anche la Farnesina ha invitato i cittadini italiani a evitare spostamenti non essenziali e a seguire scrupolosamente le indicazioni delle autorità locali.

Il sostegno degli Stati Uniti – La Casa Bianca ha confermato il supporto dell’intelligence statunitense nell’operazione che ha portato alla cattura del boss, elogiando l’esercito messicano per aver eliminato uno dei criminali più ricercati in entrambi i Paesi. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti aveva offerto una ricompensa fino a 15 milioni di dollari per informazioni utili all’arresto di “El Mencho”.

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