“‘Nun ce stanno catene”, Sabrina Russo canta l’amore ai tempi delle notifiche

di Antonio Taglialatela

“Quanno ‘o core vo’ nun ce stanno catene” (“Quando il cuore vuole non ci sono catene”). È un aforisma, sì. Ma nella voce di Sabrina Russo diventa una crepa. Una frase che promette libertà assoluta e invece si scontra con un telefono che non squilla, con una chat che resta sospesa, con l’ostinazione di un sentimento che non sa spegnersi.

Con ‘Nun ce stanno catene – quarto capitolo del suo progetto dedicato ai detti napoletani – la cantautrice partenopea mette in musica una domanda che pesa più del ritornello: oggi siamo ancora capaci di restare? “È una storia d’amore moderna, fragile, fatta di messaggi ignorati, chat interrotte, attese davanti a uno schermo acceso e un cuore che non sa spegnersi. Il cuore vuole. La realtà frena”, racconta Sabrina. E in quel contrasto – cuore contro realtà – si muove l’intero brano.

Il testo è un ibrido tra italiano e napoletano, ma non per folklore: è una scelta stilistica. Il ritornello “Quanno ‘o core vo’ nun ce stanno catene” rappresenta il centro emotivo della canzone, ripetuto come un mantra che prima sembra assoluto e poi si incrina davanti all’assenza: “…e stasera non rispondi”. Il cuore vuole, ma dall’altra parte qualcuno può scegliere di non esserci.

Un brano registrato quasi interamente “live”, in vecchio stile. Una decisione che suona controcorrente in un’epoca dominata dall’editing chirurgico. La scrittura porta la firma di Sabrina e di Alfonso Buono, che cura anche pianoforte e tastiere, mentre Thomas si occupa di batteria e percussioni. Mix e master affidati a Salvatore Dell’Aversano, la distribuzione è di “Mendaki”.

‘Nun ce stanno catene è parte di un percorso. L’esordio, a febbraio 2025, era arrivato con A capa è nu tribunale; a luglio Lassa correre o munno comme va; poi, a novembre, Te porto dint’ ‘o core, dichiarazione sussurrata a chi ama senza chiedere nulla in cambio. Quattro brani in un anno che non sono singoli “sciolti”, ma capitoli di un racconto artistico riconoscibile, capace di tenere insieme radici e ricerca, dialetto e scrittura sofisticata.

Dalla periferia nord di Napoli alle aule del Conservatorio di San Pietro a Majella, il percorso di Sabrina, classe 2000, nativa di Sant’Antimo, è solido e verticale. Laureata in Canto Jazz e in Composizione e Arrangiamento Jazz, con una terza laurea in Composizione Pop Rock in corso, è una delle pochissime donne compositrici jazz della scena campana. Un dato che, in un ambiente ancora fortemente maschile, racconta molto della sua determinazione.

La sua musica vive in un punto preciso: dove la partitura incontra l’istinto. Le architetture armoniche del jazz dialogano con la forza sonora del dialetto, trasformando proverbi e suoni del Sud in canzoni contemporanee. Un percorso che l’ha portata dai palchi di Area Sanremo e Festival di Castrocaro ai programmi televisivi come E Viva il Video Box di Fiorello e L’Eredità condotto da Marco Liorni.

Con ‘Nun ce stanno catene, Sabrina Russo non canta solo un amore che vacilla. Canta il tempo in cui viviamo: quello in cui il cuore è ancora capace di volere tutto, ma le relazioni si fermano a un “visualizzato”. E forse, più che una certezza, il detto diventa una sfida.

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