La sicurezza resta una priorità, ma i risultati raggiunti non bastano ancora. È il messaggio centrale lanciato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa organizzata dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, nell’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.
Nel suo intervento, il presidente del Consiglio ha rivendicato il lavoro svolto dall’esecutivo sul fronte dell’ordine pubblico: “Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza, chiaramente gli anni di lassismo non sono facili da cancellare”. Subito dopo, però, la precisazione: “I risultati per me non sono sufficienti”, annunciando che “questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più”. Tra le iniziative ricordate, Meloni ha citato “30mila assunti tra le forze dell’ordine”, “lo sblocco di investimenti fermi da molto tempo”, “il decreto sicurezza molto contestato dalle opposizioni che ora rivendicano sicurezza”, “la lotta alla mafia con 120 latitanti catturati” e “il lavoro fatto su Caivano”. Sul fronte normativo, il presidente del Consiglio ha confermato che tra i provvedimenti allo studio c’è anche quello sulle “baby gang”, sottolineando che “alcuni di questi provvedimenti cominciano a dare risultati: nei primi 10 mesi del 2025 i reati sono calati del 3,5%”.
Giustizia e sicurezza – Nel corso della conferenza stampa, Meloni ha affrontato anche il tema del rapporto tra magistratura, governo e forze dell’ordine. “Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura”, ha affermato, citando alcuni casi di cronaca recente. Tra questi, quello dell’imam di Torino, per il quale “la polizia dimostra la sua pericolosità, il ministro ne dispone l’espulsione e l’espulsione viene bloccata”, oltre a episodi avvenuti a Torino, Acerra e in altre realtà. “Quando questo accade è vano il lavoro delle forze dell’ordine e del Parlamento. Un appello a lavorare tutti nella stessa direzione può fare la differenza”, ha aggiunto.
Il caso Trentini e il Venezuela – Ampio spazio è stato dedicato anche alla vicenda di Alberto Trentini, detenuto in Venezuela. “Il governo si occupa della vicenda di Alberto Trentini da oltre 400 giorni”, ha spiegato Meloni, sottolineando che l’impegno proseguirà “finché la signora Armanda potrà riabbracciare suo figlio”. Il presidente del Consiglio ha ribadito la mobilitazione di “tutti i canali, politici, diplomatici e di intelligence”, ammettendo quanto sia “molto doloroso” non riuscire a fornire risposte nei tempi auspicati. Guardando al quadro più ampio, Meloni ha accolto positivamente i recenti segnali provenienti da Caracas: “Il segnale dato dalla presidente venezuelana è nel senso della pacificazione e lo cogliamo”, dicendosi fiduciosa sulla liberazione degli italiani detenuti.
Scenari internazionali – Sul piano geopolitico, Meloni ha escluso l’ipotesi di un’azione militare degli Stati Uniti in Groenlandia: “Io non credo nell’ipotesi che gli Usa avviino un’azione militare sulla Groenlandia, che non condividerei”, precisando che si tratta piuttosto di un’attenzione strategica legata alla sicurezza e alle ingerenze di attori stranieri. Per quanto riguarda l’Ucraina, il presidente del Consiglio ha chiarito che “non c’è l’opzione di un intervento della forza multinazionale con l’ombrello delle Nazioni Unite” e che l’invio di soldati italiani non è ritenuto necessario, puntando invece su un sistema di garanzie di sicurezza “Article 5-like” ispirato alla Nato.
Referendum, legge elettorale e Crans-Montana – In chiusura, Meloni ha annunciato che la data del referendum sarà fissata nel prossimo Consiglio dei ministri, indicando come “più probabile” il 22 e 23 marzo. Sulla riforma della legge elettorale, ha auspicato un confronto con le opposizioni, avvertendo però che “se c’è chiusura, deciderà il Parlamento a maggioranza”. Infine, un passaggio sulla tragedia di Capodanno di Crans-Montana: “Le famiglie hanno la mia parola, non saranno lasciate sole”, ha assicurato, spiegando che l’Avvocatura dello Stato è già in contatto con le procure elvetiche e italiane per seguire le indagini. IN ALTO IL VIDEO

