Scisciano, omicidio Colalongo: otto fermi per l’agguato maturato nella guerra tra clan

di Redazione

Un’esecuzione maturata nella mappa mutevole degli equilibri criminali dell’area nord di Napoli. È questo il contesto in cui si colloca l’omicidio di Ottavio Colalongo, 48 anni, assassinato lo scorso 17 dicembre a Scisciano, a colpi di pistola, mentre era in sella al suo scooter. Un delitto che, a distanza di poco più di un mese, trova ora un primo, pesante riscontro giudiziario.

I fermi nella notte – Otto decreti di fermo sono stati eseguiti nella notte dai carabinieri di Castello di Cisterna tra le province di Napoli e Avellino, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. L’ipotesi di reato è omicidio aggravato dalle modalità e dalle finalità mafiose. L’inchiesta è coordinata dal pubblico ministero Henry John Woodcock, sotto la direzione dell’aggiunto Sergjo Ferrigno.

Gli indagati – Il provvedimento precautelare ha raggiunto Daniele Augusto, Bernardo Cava, Luca Covone, Matteo Covone, Christian Della Valle, Ciro Guardasole, Edoardo Polverino e Giovanni Tarantino. Tutti gli indagati potranno far valere le proprie ragioni negli interrogatori di convalida dinanzi al giudice per le indagini preliminari. Altri tre soggetti ritenuti coinvolti nella vicenda risultano già detenuti.

Il delitto – Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Colalongo era alla guida del proprio scooter Honda Sh quando fu affiancato da alcuni uomini in moto che esplosero diversi colpi d’arma da fuoco, per poi finirlo con un ultimo colpo al volto quando era già a terra.

La pista mafiosa – Le indagini hanno collocato l’omicidio all’interno di uno scontro tra clan per il controllo dei territori di Marigliano, Scisciano e San Vitaliano. Il raid, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pianificato ed eseguito su ordine dei vertici del gruppo criminale, già ristretti in carcere.

Alleanze e contrapposizioni – L’inchiesta ha fatto emergere un sistema di alleanze che coinvolgerebbe organizzazioni attive anche ad Afragola, Acerra e in parte della provincia di Avellino. In questo quadro, il delitto sarebbe maturato nel conflitto tra una confederazione composta dai gruppi Luongo, Aloia e Covone e i rivali della famiglia criminale dei Filippini, alla quale la vittima sarebbe stata ritenuta legata.

La dinamica – Per gli investigatori Colalongo sarebbe stato attirato in trappola con il pretesto di un finto acquisto di droga e poi “giustiziato” dai sicari, in quello che viene definito un “regolamento di conti” interno alle dinamiche di potere della camorra locale.

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