La violenza esplode in strada, nel cuore dell’Esquilino, e si trascina per decine di metri tra sangue, urla e una fuga disperata. È il 17 aprile scorso quando due cittadini tunisini vengono aggrediti e rapinati da un gruppo di connazionali armati di coltello e cocci di bottiglia. Otto mesi dopo, al termine di una lunga attività investigativa, per cinque uomini sono scattate le manette.
L’aggressione e la rapina – L’azione del gruppo si consuma in più fasi. Tutto ha inizio in via Manin, dove le due vittime vengono accerchiate e colpite con un’arma da taglio e con una bottiglia infranta. Nonostante le ferite, i rapinatori riescono ad impossessarsi di una catenina d’oro e di 500 euro, dandosi poi alla fuga.
L’inseguimento fino alla metro – La violenza non si esaurisce con la rapina. Le vittime, seppur ferite, inseguono gli aggressori fino a piazza Vittorio, nei pressi della stazione della metropolitana. In quei concitati momenti uno dei due riesce anche a riprendere con il cellulare i volti di alcuni componenti della banda, un dettaglio che si rivelerà decisivo nelle indagini successive.
Il primo arresto e le indagini – A dare l’allarme al 112 è un passante. Sul posto interviene una pattuglia del commissariato Esquilino della polizia di Stato. Grazie alle indicazioni fornite immediatamente dalle vittime, uno degli aggressori viene intercettato e arrestato mentre è ancora in fuga. Per giustificare le tracce di sangue sugli abiti, l’uomo riferisce di essersi ferito con delle forbici che utilizzava per lavoro come barbiere. Inizialmente sottoposto agli arresti domiciliari, dopo un tentativo di evasione viene trasferito in carcere.
Gli altri quattro e il ruolo delle immagini – Per individuare gli altri quattro presunti responsabili sono stati necessari mesi di accertamenti, coordinati dal Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura. Decisivi l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza e il riconoscimento fotografico effettuato dalle vittime, che ha consentito di risalire all’identità degli indagati.
La misura cautelare – Al termine delle indagini, il giudice per le indagini preliminari di Roma ha emesso nei confronti dei cinque un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nel provvedimento viene evidenziato come l’assenza di una fissa dimora rappresenti un elemento indicativo della loro pericolosità. Gli indagati sono ora gravemente indiziati, in concorso tra loro, dei reati di rapina e lesioni. IN ALTO IL VIDEO

