Omicidio di Aurora Livoli, confessa l’uomo fermato: era libero anche se imputato per violenza sessuale

di Redazione

La confessione è arrivata in carcere, davanti ai magistrati: Emilio Gabriel Valdez Velazco ha ammesso di aver ucciso Aurora Livoli e di aver abusato della ragazza. Un passaggio decisivo nell’inchiesta sulla morte della diciannovenne del Basso Lazio, trovata senza vita in un cortile della periferia milanese, al termine di una notte iniziata per caso su una banchina della metropolitana. I funerali della giovane si terranno sabato prossimo a Monte San Biagio, in provincia di Latina, nella chiesa di San Giovanni Battista.

L’uomo, 57 anni, originario del Perù e da nove anni in Italia, è stato interrogato nella mattinata di giovedì 8 gennaio nel carcere di San Vittore dal pubblico ministero Antonio Pansa e dalla collega Letizia Mannella. A riferire il contenuto delle ammissioni è stato il suo difensore, l’avvocato Massimiliano Migliara, precisando che il racconto del suo assistito è stato reso “in un quadro meramente indiziario”. Nel corso dell’interrogatorio Valdez Velazco ha sostenuto di non essersi reso conto di aver ucciso Aurora se non il giorno successivo, dopo aver visto i servizi televisivi. Ha inoltre raccontato di aver vegliato sul corpo della giovane “pensando che fosse semplicemente assopita”.

L’incontro casuale in metropolitana – Secondo quanto riferito dal legale, Aurora e il suo assassino si sarebbero incontrati casualmente sulla banchina della stazione Cimiano della linea 2 della metropolitana di Milano. La ragazza avrebbe chiesto all’uomo un aiuto economico per acquistare un pacchetto di sigarette. «Ha avuto una reazione a cortocircuito, non voleva ucciderla e si è accorto soltanto dopo di averlo fatto», ha spiegato l’avvocato Massimiliano Migliara ai giornalisti all’esterno di San Vittore, parlando di «una rottura con il senso della realtà».

Le immagini e la ricostruzione – Le telecamere di videosorveglianza hanno ripreso Valdez mentre si allontana insieme ad Aurora fino al cortile di un condominio di via Paruta. È lì che la ragazza viene strangolata e lasciata senza vita. Per la Procura di Milano, la giovane potrebbe essere stata colpita con un attacco improvviso che le ha impedito ogni possibilità di difesa. Gli inquirenti collegano l’episodio a un’aggressione avvenuta la sera precedente, quando un’altra donna riuscì a sottrarsi alla stretta dell’uomo sulla banchina della stessa stazione.

Il passato giudiziario e i “buchi” nel casellario – Il profilo di Valdez emerge dai provvedimenti giudiziari. Formalmente incensurato, il suo casellario presentava tuttavia “buchi” probabilmente legati ai numerosi alias utilizzati nel tempo. L’uomo era imputato a Monza per violenza sessuale aggravata e aveva già scontato cinque anni di carcere per un reato analogo risalente al 2019, oltre ad altri precedenti. Nonostante ciò, non era stato sottoposto a misure cautelari. La giudice per le indagini preliminari Nora Lisa Passoni, nel confermare il fermo e la custodia cautelare in carcere per l’aggressione a una connazionale avvenuta il 28 dicembre sulla banchina di Cimiano, ha parlato di una violenza di «inaudita gravità», evidenziando che la mancata indicazione delle condanne sarebbe dovuta a un «mancato aggiornamento» del certificato penale.

Perché era a piede libero – Proprio questo falso stato di incensuratezza potrebbe aver consentito a Valdez Velazco di evitare una misura cautelare per un altro caso di violenza sessuale aggravata commesso lo scorso giugno, per il quale è stato rinviato a giudizio a Monza. Nel provvedimento di fermo del 29 dicembre si sottolinea come mancherebbe nel casellario una condanna definitiva a cinque anni di carcere per fatti del 2019. A questo si aggiunge un’altra sentenza pronunciata a fine 2024 per rientro illegale in Italia, anch’essa non risultante. Su questi aspetti sono in corso verifiche. L’uomo aveva ricevuto un foglio di via nel 2024, mai eseguito perché ritenuto non idoneo al trasferimento in un Cpr. «Di fatto è risultato idoneo ad ammazzare una ragazza; si continua a blaterare su rimpatri, remigration, ma nella realtà non succede nulla, chi commette un crimine piccolo o grande deve pagare una pena», ha dichiarato il sindaco di Milano Beppe Sala.

Altri procedimenti pendenti – Su Valdez pesava già un ulteriore procedimento aperto a luglio 2024, quando avrebbe palpeggiato un’altra giovane per strada stringendole il collo, vicenda ancora in fase di valutazione. Più definito il quadro relativo ai fatti del giugno 2025: una diciannovenne peruviana, che viveva nello stesso palazzo di Cologno, lo ha denunciato per violenza sessuale aggravata dopo essere stata abusata in casa mentre era ubriaca. L’udienza preliminare è fissata per la primavera del 2026.

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