Il rapporto tra Stato e professionisti fiscali torna al centro del dibattito politico ed economico, con la Legge di Bilancio 2026 osservata speciale tra esigenze di tenuta dei conti e attese di rilancio dell’economia reale. È questo il quadro emerso dal convegno nazionale Fisco e professione: le aspettative per l’anno appena iniziato, promosso dall’Associazione Nazionale Commercialisti, presieduta da Marco Cuchel, che ha visto confrontarsi rappresentanti del Governo e parlamentari di maggioranza e opposizione.
Savino: “Contributo fondamentale dei commercialisti” – Nel suo intervento, il sottosegretario all’Economia e alle Finanze, Sandra Savino, ha ribadito il ruolo centrale dei commercialisti nel sistema Paese: “Il rapporto tra fisco e professione è un punto nevralgico del nostro sistema economico. Le norme fiscali non vivono nei testi di legge, ma nel lavoro quotidiano dei professionisti che le interpretano, le applicano e le rendono sostenibili per cittadini e imprese. Per questo i commercialisti rappresentano una vera infrastruttura immateriale dello Stato: senza il loro contributo, le riforme resterebbero sulla carta”. Un passaggio che si intreccia con l’impianto della manovra: “La Legge di Bilancio 2026 si muove in questa direzione, coniugando rigore nei conti e attenzione concreta all’economia reale, puntando su semplificazione, sostegno al lavoro e stabilità. Il confronto con le professioni è e resterà un punto fermo dell’azione del Governo”.
I pilastri della manovra – A difendere l’impianto della Legge di Bilancio è stato Alberto Luigi Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera dei deputati, che ha individuato quattro direttrici principali. “Il primo è la tenuta dei conti pubblici, un elemento assolutamente fondamentale perché garantisce tassi di interesse più bassi sia sul debito pubblico sia sulle rate dei mutui a tasso variabile delle famiglie, oltre a mantenere lo spread contenuto e i mercati tranquilli”. Al centro anche la rottamazione, “con una rateizzazione lunga fino a nove anni, rate tutte uguali e la possibilità di includere i debiti fino al 31 dicembre 2023”, gli incentivi agli investimenti attraverso iper-ammortamento e super ammortamento, e infine il contributo richiesto al sistema bancario e assicurativo “chiamato a partecipare allo sforzo complessivo previsto dalla manovra”.
Le voci critiche – Di segno opposto l’analisi di Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia. “Gli scenari che si aprono dopo l’approvazione della ‘Finanziaria’ non sono incoraggianti per il nostro Paese. Manca una reale prospettiva di crescita e non si registra un aumento significativo di salari e compensi”. Pur riconoscendo le difficoltà del contesto internazionale, Gribaudo ha sottolineato come dalla manovra “ci saremmo aspettati uno scatto d’orgoglio e di qualità”, ribadendo la necessità di investire “con decisione in ricerca, innovazione e sviluppo”, elementi che, a suo giudizio, non trovano una visione strategica adeguata nel provvedimento.
Il punto di vista della maggioranza – Per Andrea De Bertoldi, componente della Commissione Finanze a Montecitorio, la manovra si misura con vincoli stringenti ma introduce strumenti utili. “Ogni maggioranza di governo è chiamata a confrontarsi con le ristrettezze di bilancio. In questa manovra abbiamo cercato di fare il meglio possibile”. Tra gli interventi rivendicati, la riduzione dell’aliquota per il ceto medio, definita “un aiuto concreto alle fasce della popolazione che oggi ne hanno maggiore bisogno”, e il sostegno alle imprese attraverso il rifinanziamento della Nuova Sabatini, la rottamazione quinquies e la possibilità di una rateizzazione fino a nove anni. Un quadro che, secondo De Bertoldi, si accompagna a “una situazione di occupazione in crescita”, con l’obiettivo di “fare ancora meglio”.
Crescita debole e Pnrr – Sul nodo della crescita economica è intervenuto Antonio Misiani, vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama. “Abbiamo chiuso il 2025 con una crescita molto modesta, pari allo 0,5%, e le prospettive per l’immediato futuro non appaiono migliori”. A pesare, secondo Misiani, è anche l’instabilità internazionale, mentre resta centrale il ruolo del Pnrr: “Siamo nella fase finale del Piano e stiamo investendo decine di miliardi di euro di risorse europee, conquistate grazie all’impegno dei precedenti governi. Senza quel piano saremmo probabilmente già in recessione”. Il limite principale resta però “l’assenza di una vera strategia per rilanciare la crescita”, definita come il nodo ancora irrisolto della politica economica.
La posizione del Movimento 5 Stelle – Critiche nette sono arrivate infine dal senatore Mario Turco, vicepresidente nazionale del M5s. “Questa Legge di Bilancio appare priva di soluzioni concrete e di misure efficaci a sostegno della crescita economica, dei cittadini e delle imprese”. Nel mirino, da un lato l’aumento delle tasse e la riduzione della spesa pubblica, dall’altro le risorse destinate alle spese militari: “Oltre 23 miliardi di euro rappresentano, di fatto, la vera misura contenuta nella manovra”. Una scelta che, secondo Turco, rischia di “trasformare un’economia orientata al sociale in un’economia di guerra”.


