È il giorno del silenzio e della memoria. L’Italia si ferma per accompagnare l’ultimo saluto ai giovani rimasti uccisi nella strage di Capodanno a Crans-Montana, nel devastante incendio del club Le Constellation. Un dolore che attraversa città diverse e comunità lontane, unite dallo stesso lutto.
A Milano si sono svolte le esequie solenni di Achille Barosi e Chiara Costanzo, entrambe celebrate alle ore 14.45, rispettivamente nella basilica di Sant’Ambrogio e nella basilica di Santa Maria delle Grazie. A Bologna l’addio a Giovanni Tamburi, a Roma quello a Riccardo Minghetti, mentre per Sofia Prosperi la cerimonia si è tenuta a Lugano. Domani l’addio a Emanuele Galeppini a Genova. In tutte le scuole del Paese, alle ore 11.20, è stato osservato un minuto di raccoglimento.
Milano, le parole che restano – A Sant’Ambrogio l’abate Carlo Faccendini ha aperto le esequie di Achille con un’omelia segnata da interrogativi profondi: “Immagino che straziato sia il cuore dei familiari, dei parenti, degli amici, dei compagni di classe e dei docenti di Achille. Il cuore è straziato e la mente è confusa con tante domande: ‘Perché? Perché la morte? E perché così? Perché la morte nella primavera della vita?’. Sono domande grandi, anche scomode. Teniamole, non accontentiamoci di risposte esplicative”. Un invito a non chiudere il dolore, ma ad attraversarlo. “Questa liturgia prova a tenere accesa una luce. Quando tutto diventa buio, non è necessario che tutto torni improvvisamente luminoso. Basta una piccola luce, per provare a riprendere, a vivere, a camminare”. Nel ricordo condiviso, l’abate ha richiamato anche Chiara e gli altri ragazzi: “Sono morti insieme. È bello che insieme siano consegnati all’abbraccio del Signore. Il paradiso sia per loro il luogo della festa, che si è interrotta violentemente”.
Il grido dei familiari – Poco prima di entrare in basilica, il padre di Chiara, Andrea Costanzo, ha affidato a parole nette il suo appello: “Facciamo rivivere Chiara, come gli altri giovani, in un mondo pieno di vita. Perché Chiara aveva voglia di vita ed è stata costretta troppo presto a rinunciare ai suoi sogni ma nessun ragazzo deve farlo”. Durante un breve colloquio con il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, ha aggiunto: “L’Italia ha dimostrato umanità e sensibilità veramente notevoli, ma adesso è ora di dimostrare professionalità ed efficienza e scoperchiare tutto quello che c’è. Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e vogliamo che queste cose non succedano mai più”. Accanto al dolore dei genitori, anche quello dei nonni. Osvaldo Barosi, nonno di Achille, ha parlato di fede e vicinanza come unica possibilità per restare in piedi: “Ci vuole solamente tanta fede e tanto amore, e bisogna stare vicini. È l’unica medicina che possiamo avere gratis per non sprofondare nella disperazione”.
Roma, Bologna, Genova: città ferite – A Roma, nella basilica dei Santi Pietro e Paolo, l’uscita del feretro di Riccardo è stata accompagnata da un lungo applauso. Dal pulpito, il padre Massimo Minghetti ha ricordato il figlio come “presente per sempre”, rivolgendosi poi agli amici: “Continuate a vivere e a sognare con lo stesso entusiasmo e l’amore che vi ha trasmesso il vostro amico”. La madre ha riportato l’ultimo saluto sulle piste da sci: “Ricordo quando mi ha salutato l’ultimo giorno… si è fatto dare un bacio”. Sempre a Roma, La Nuvola dell’Eur resterà illuminata di bianco dalle ore 17 e fino alle 7 di giovedì 8 gennaio, in segno di vicinanza per Riccardo, come annunciato da Eur SpA in una nota di cordoglio.
A Bologna, il dolore per Giovanni Tamburi ha trovato parole intense nell’omelia di don Stefano Greco, che ha evocato l’“Incompiuta” di Schubert: “Giovanni è la nostra Incompiuta. Mancano i pezzi del futuro… ma stavi suonando una melodia di una delicatezza assoluta”. Un passaggio durissimo ha poi puntato il dito: “Sul banco degli imputati ci sono moderni Erode, che continuano a calpestare l’innocenza”. Al termine delle esequie, il messaggio dell’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi: “Oggi Giovanni è come una stella del cielo illuminato dalla luce di Dio. Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace”.
A Genova, intanto, si attende l’ultimo saluto a Emanuele Galeppini, campione di golf di 16 anni. I genitori, tramite il legale Alessandro Vaccaro, chiedono chiarezza: “Vogliamo sapere come è morto Emanuele. Il suo corpo non mostrava alcun segno di ustione… Non sappiamo se il corpo sia stato trovato dentro il locale, se era fuori, se è morto per il gas”. La famiglia valuta un esposto alla procura di Roma.
Le indagini e le polemiche – Sul fronte giudiziario, l’avvocato Sebastien Fanti, che assiste alcune famiglie, ha definito “un rischio” la decisione dei giudici svizzeri di lasciare in libertà Jacques Moretti e Jessica Moric, titolari del locale e indagati per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi. La procuratrice generale del Canton Vallese Beatrice Pilloud ha difeso la scelta, spiegando che “non ci sono indicazioni di un rischio di fuga, di collusione o recidiva”, pur precisando che la situazione è “valutata costantemente”. Contestata anche l’esclusione dei legali delle vittime da audizioni e interrogatori, giudicata “contraria al codice di procedura penale”.
Il Paese che si ferma – Alla ripresa delle lezioni, tutte le scuole italiane hanno osservato un minuto di silenzio, su indicazione del ministero dell’Istruzione. “Un minuto di raccoglimento rappresenta un momento di condivisione del dolore delle famiglie colpite ed una occasione di riflessione per tutta la comunità scolastica sui valori della vita e della responsabilità civile”, si legge nella circolare firmata dal ministro Giuseppe Valditara. Un gesto semplice, ma collettivo, nel giorno in cui il dolore ha attraversato l’Italia intera.

