Teverola (Caserta) – Il 2026 si apre con una nuova programmazione culturale nel Casertano grazie alla rassegna d’arte e libri Antonio del Monaco by Ultimo Ballo in Maschera, ideata e diretta dal maestro Michele Letizia in collaborazione con l’Unac Campania. L’iniziativa rientra nel circuito di eventi coordinati dal Salotto Benois – cultura varietà, confermandosi come uno spazio stabile di dialogo tra letteratura, arte e riflessione sociale.
La quinta edizione della rassegna propone, come primo appuntamento dell’anno, la serata dedicata al libro La fenice e la sua favola nera di Nanna Cuccaro, in programma sabato 10 gennaio, alle ore 18, nella libreria Mondadori Bookstore del Centro Commerciale “Medì” di Teverola, in collaborazione con la Kimerik edizioni, casa editrice del libro pubblicato lo scorso ottobre all’interno dei “Percorsi” di narrativa. E’ l’opera d’esordio di Cuccaro, originaria di Caserta, che nasce da una fragilità maturata negli anni attraverso dolori profondi, trasformati in una forza combattiva che attraversa l’intera narrazione.
Il volume si sviluppa come un mosaico di storie di coraggio e resilienza, un racconto al femminile che affonda le radici nel simbolismo della Fenice e nel richiamo al mondo greco. Tra pagine intense e dirette, l’opera esplora il lato oscuro della società contemporanea: ipocrisia, indifferenza, leggi inefficaci, cyberbullismo, dark web e tossicodipendenze. Il dolore diventa così materia narrativa e strumento di rinascita, in un percorso che invita al perdono di sé, al riscatto personale e alla capacità di ricominciare.
Alla serata interverranno, insieme all’autrice e ad una rappresentanza della Kimerik, il criminologo Massimo Capasso e Michail Benois Letizià, creativo e art director della rassegna AntoniodelMonaco Arte e Libri. A moderare la giornalista Anna Rita Canone di Belvederenews 2.0. L’incontro prevede la consegna delle copie autografate del libro da parte dell’autrice e una tavola rotonda dedicata ai temi centrali dell’opera, dalla duplice personalità Jekyll/Hyde al simbolico ritorno di Ulisse in patria, con riflessioni che intrecciano le parole dell’autrice agli spunti critici di Benois Letizià.

