Cronaca

Ondata di caldo: 13 città da “bollino rosso”. Nel Bolognese vietato secondo lavaggio da parrucchiere

di Redazione

Peggiorano l’afa e il caldo estremo sulle principali città italiane. Nella giornata del 30 giugno, saliranno a 22, rispetto alle 13 previste oggi, le città con bollino rosso per le ondate di calore: Ancona, Bari, Bologna, Cagliari, Campobasso, Catania, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Perugia, Pescara, Reggio Calabria, Rieti, Roma, Trieste, Venezia, Verona, Viterbo. Mentre altre due avranno il bollino arancione (Milano e Brescia) e tre giallo (Bolzano, Genova e Torino). – continua sotto – 

Lo indicano i bollettini del ministero della Salute sulle ondate di calore, che monitorano 27 città capoluogo di provincia. Le ondate di calore si verificano quando si registrano temperature molto elevate per più giorni consecutivi, spesso associate a tassi elevati di umidità, forte irraggiamento solare e assenza di ventilazione.

Intanto, per far fronte alla crisi idrica e non sprecare acqua le indicazioni generali sono quelle di non lavare l’auto, di non riempire la nostra piscina e di innaffiare con moderazione orti e giardini. Ma a Castenaso, nel Bolognese, nessuno si aspettava di dover rinunciare anche al secondo lavaggio di capelli dal parrucchiere. Il curioso divieto è scritto nero su bianco in un’ordinanza anti-sprechi firmata dal sindaco Carlo Gubellini. La motivazione? Un rubinetto lasciato aperto, spiega il Comune, eroga mediamente 13 litri al minuto. Decisamente troppi in un momento di emergenza, specie se si moltiplica la cifra per il numero di parrucchieri presenti in paese, circa dieci.

“Nessun intento punitivo”, sottolinea il sindaco al Corriere di Bologna. Con l’ordinanza si risparmierebbero “migliaia di litri d’acqua al giorno”, specie considerando gli abitanti di Castenaso, poco meno di 16mila. Ecco perché “abbiamo chiesto ai parrucchieri di fare un risciacquo di meno, perché riteniamo non sia indispensabile”, aggiunge il primo cittadino. “Nessuno ha protestato. Hanno capito la ratio dell’ordinanza, che non è vessatoria”, conclude.

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