Cronaca

Aversa e il caso degli oss abusivi al Moscati: “Fenomeno comune in altri ospedali per supplire carenze assistenziali”

di Nicola Rosselli

Aversa (Caserta) – «La situazione verificatasi all’interno del reparto di ortopedia dell’ospedale di Aversa è comune praticamente a tutti i nosocomi. Come al solito, certa informazione vuole solo trovare lo scoop, ma non cercare di capire come e perché nascono certi fenomeni che, lo ripetiamo, sono comuni a tantissimi ospedali italiani». Come tutti i dipendenti dell’Asl Caserta, non possono fare dichiarazioni gli operatori sanitari del reparto di Ortopedia del Moscati di Aversa, finito nell’occhio del ciclone per un servizio del telegiornale satirico di Canale 5 «Striscia la Notizia» (guarda il video), ma vogliono, comunque, spiegare una situazione che, a prima vista, non è certamente bella. – continua sotto –

Il giornalista Luca Abete, raccogliendo la segnalazione di una familiare di un paziente, ha messo a nudo un’usanza del reparto: stante l’epidemia da Covid-19, in corsia non può accedere alcun familiare, ma solo degli operatori sociosanitari che per prestare la propria assistenza prendono cinquanta euro per una notte e venticinque per un pomeriggio. La donna, che parla di «camurria», afferma, nel servizio trasmesso dal tg satirico di Canale5, anche che le eventuali assistenti devono essere scelte tra specifiche persone indicate da personale del reparto. Una situazione che, a seguito del servizio, girato circa un mese fa, ma mandato in onda solo nei giorni scorsi, è stata superata, ma con non pochi problemi rimasti irrisolti.

Ma, andiamo per ordine, evidenziando gli antefatti che, guardando il servizio di Striscia, non sembrano essere stati presi in considerazione. Non ci sono dichiarazioni ufficiali del primario del reparto, il dottor Achille Pellegrino, né degli altri medici e infermieri del reparto di ortopedia (tra l’altro, uno dei migliori, come i continui riconoscimenti anche nazionali testimoniano), ma, scambiando qualche parola nel nosocomio, emerge che, in piena pandemia, come in tutti gli altri ospedali, non era e non è consentito l’ingresso di estranei nei reparti. Si verificava sempre più spesso che i familiari dei ricoverati non autosufficienti, stante la presenza notturna di due soli infermieri per una media di 15/16 pazienti, chiedevano di essere presenti per prestare assistenza ai propri familiari. Una richiesta che non poteva essere raccolta considerato il protocollo antipandemia in vigore. Da qui la decisione di verificare la disponibilità di alcune operatrici sanitarie che già frequentavano quotidianamente l’ospedale per cui erano costantemente e rigidamente monitorate ai fini del contagio al contrario dei familiari o di estranei in genere all’ospedale.

A sentire gli appartenenti al reparto, inoltre, erano i familiari stessi a chiedere e a scegliere chi incaricare dell’assistenza ed eventuali contrattazioni avvenivano senza alcun coinvolgimento di personale dell’ospedale. Fatto sta che, da quando il primario ha bloccato totalmente gli ingressi, a lamentarsi sono soprattutto i familiari dei malcapitati pazienti che non possono più usufruire di questo servizio che, seppure non inquadrato ufficialmente, riusciva a garantire un supporto. Inoltre, da quanto risulta, alcuni familiari, con le dovute cautele e accorgimenti, erano fatti entrare per l’assistenza notturna. Si è trattato, ovviamente, di pazienti affetti da Alzheimer, sindrome down o non vedenti. – continua sotto –

Insomma, una pratica certamente discutibile quella messa in atto al Moscati, ma con la sola certezza che si trattava, una volta di più, accanto all’interesse del privato di racimolare un compenso nemmeno tanto allettante, dai 30 ai 50 euro, di supplire alle inefficienze delle strutture pubbliche che non riescono a garantire l’assistenza qualitativamente necessaria.

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