Politica

Scontro sul rientro a scuola, Ministero respinge appello di 1500 presidi per posticipo. De Luca rinvia al 29 gennaio

di Redazione

Per il 10 gennaio è prevista la ripartenza delle lezioni in presenza, ma è braccio di ferro sull’ipotesi di posticipare la data causa contagi da coronavirus. In una lettera indirizzata al governo da 1.500 presidi si chiede di far slittare di due settimane il ritorno in presenza per spingere sulle vaccinazioni degli studenti. – continua sotto –

“Una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza (con l’attivazione di lezioni a distanza) per due settimane è sicuramente preferibile” al rientro tra i banchi nell’attuale situazione epidemiologica, si legge nella lettera dei presidi. “Avevo lanciato la proposta di mettersi in Dad fino al primo febbraio e, in questo periodo, intervenire per aumentare di molto la percentuale di alunni vaccinati”, ha detto il presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli a Sky Tg24.

Il governo però tira dritto. Ieri il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, ha detto che non c’è “nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza. Siamo molto attenti alle voci che ci arrivano dal Paese, ma anche alle tante voci che ci dicono che la scuola deve restare in presenza”. Una posizione, quella dell’esecutivo, ribadita anche dal ministro della Salute, Roberto Speranza: “Il governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola in presenza e in sicurezza”.

Il ministero dell’Istruzione ha convocato i sindacati per un’informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi di positività previste dal decreto legge approvato il 5 gennaio. La decisione dell’esecutivo di non rinviare il ritorno in presenza non è stata accolta da tutti con favore. Il presidente lombardo dell’Associazione nazionale presidi, Matteo Loria, ha detto che vista la situazione dei contagi “se non siamo passati alla Dad per scelta, ci arriveremo per necessità. Lunedì, quando riapriranno gran parte delle scuole lombarde, sarà come andare alle Termopili”. – continua sotto –

Le parole più dure sono però arrivate dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca: “È irresponsabile aprile le scuole il 10 gennaio, non ci sono le condizioni minime di sicurezza. C’è qualcuno che può sostenere che aprire gli istituti nel caos totale favorisca la didattica e l’equilibrio psicologico dei nostri bambini e tranquillità dei docenti? È esattamente il contrario. Chi prende queste decisioni è nemico della scuola, non amico”, ha detto nelle scorse ore. Il governatore campano ha anche attaccato la gestione della situazione pandemica: “Devo constatare con grande amarezza che l’Italia ha perso tre mesi di tempo senza fare niente. Abbiamo perso mesi preziosi senza prendere decisioni serie ed efficaci. Stiamo prendendo in giro l’Italia. Il livello di demenzialità va oltre ogni immaginazione”.

Nella serata del 7 gennaio è arrivata una nota della Campania che ha anticipato l’ordinanza numero 1 del 2022, che rinvia appunto l’apertura delle scuole dell’infanzia, delle elementari e delle medie. “Fino al 29 gennaio 2022 è disposta la sospensione delle attività in presenza dei servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e dell’attività scolastica e didattica in presenza della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado”, si legge. “Resta sempre garantita la possibilità di svolgere attività in presenza qualora sia necessario l’uso di laboratori o per mantenere una relazione educativa che realizzi l’effettiva inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali”, si legge ancora nella nota che anticipa l’ordinanza. Una decisione, quella di De Luca, che non sarebbe stata ben accolta a Palazzo Chigi: secondo quanto riporta l’Ansa, il governo sarebbe intenzionato a impugnare la chiusura delle scuole in Campania. Per rendere ufficiale l’impugnazione sarà necessario un passaggio in Consiglio dei ministri.

De Luca non è però l’unico governatore a schierarsi contro il ritorno in aula il 10 gennaio: Nello Musumeci, presidente della Regione Sicilia, ha detto che la riapertura delle scuole in questo momento “sarebbe il caos”. “Ricevo da centinaia di sindaci e da moltissimi presidi sollecitazioni per rinviare la ripresa delle attività scolastiche prevista dal governo centrale per lunedì 10 gennaio”, ha detto Musumeci. “Ho appena scritto al presidente Draghi rappresentando la gravità della situazione delle ultime ore”. – continua sotto –

Intanto, alcune scuole in Lombardia hanno riaperto le porte agli studenti: è il caso del liceo Manzoni di Milano, in cui le lezioni sono riprese in presenza, pur tra diversi assenti a causa delle quarantene e delle positività. In alcuni comuni della Calabria e della Puglia la ripresa delle lezioni è già stata rinviata al 15 gennaio alla luce dell’elevato numero dei contagiati.

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