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La gondola unisce Venezia e Milano: dal Canal Grande ai Navigli con Igor e Umberto

Cosa accomuna la città metropolitana di Milano alla città lagunare più famosa al mondo? Non lo immaginereste mai. Eppure è la gondola, la regina delle imbarcazioni. Se a Venezia il paesaggio, i canali, i ponti, la laguna, i palazzi storici sono i veri protagonisti della città, a Milano, e per la precisione ai Navigli, dal 2017, la protagonista è la gondola. La prima e unica giunta nel Naviglio Grande grazie alla passione del gondoliere Umberto Pagotto. Da 20 anni innamorato di voga veneta, ha sempre amato moltissimo la sua terra d’origine. Così il trevigiano Pagotto racconta a Pupia.tv la sua storia. «Volevo avere un pezzetto – importante – del Veneto, la mia terra, in quella che dal 1981 è diventata la mia città, Milano». – continua sotto – 

Esperto nella complessa arte del vogare la gondola, Pagotto sta coltivando l’ambizione di diffondere la tecnica tra i milanesi. «Prima era impossibile praticare la voga veneta a Milano. Ora invece stiamo riuscendo a divulgarla, ormai il nostro gruppo di vogatori in città cresce. Nel mese di maggio del 2016 ho portato in Lombardia la prima gondola. Dopo un certosino lavoro di restauro, il suo arrivo ha da subito riscosso un successo enorme per la stranezza della sua presenza al di fuori di Venezia e per il fatto che molti non avevano mai provato l’ebrezza di un giro sulla barca più bella del mondo. Una gondola in Darsena, nel centro di Milano, ha sicuramente rappresentato la più stravagante novità da quando, in occasione dell’Expo, hanno iniziato a rivalorizzare i Navigli. Così, grazie alla complicità e al sostegno di Sergio Passetti, Presidente della Canottieri San Cristofaro, il mio sogno di portare il Veneto a Milano è diventato realtà. Nel vederla uscire gocciolante dalla laguna mi ha suscitato un misto di eccitazione e malinconia. La consapevolezza che quella gondola non avrebbe mai più rivisto la sua Venezia, i cui canali aveva solcato in lungo e in largo nel corso della sua lunga esistenza. Ma se l’alternativa sarebbe stata finire come legna da ardere di sicuro meglio in Darsena a Milano circondata dall’affetto di chi nostalgicamente coltiva la passione per queste imbarcazioni e quel tipo di voga e dall’ammirazione di tutti coloro che mai si aspetterebbero di vederla a tanti chilometri da Venezia». – continua sotto – 

La storia di Umberto Pagotto, gondoliere di Milano, si annoda per una strana combinazione di fattori con quella del pluricampione della Regata Storica di Venezia, Igor Vignotto. Due passionari incrociati lungo il cammino di una nostra collaboratrice che nel giro di quattro giorni si è ritrovata, “viaggiando in gondola”, dal Canal Grande al Naviglio Grande. Da Rialto al Pont de Ferr. Suggestioni diverse, ma allo stesso modo emozionanti, mozza fiato. Una visione insolita delle città lontane eppure vicine. Dopo lunghi mesi di torpore, di forzata alienazione dalla bellezza della cultura e della penisola italiana, siamo ripartiti alla scoperta di storia e di storie, che si intrecciano e rincorrono. Questa volta lo abbiamo fatto in occasione delle celebrazioni dei 1600 anni di Venezia. – continua sotto – 

Da un lato, quindi, abbiamo i Navigli, i canali che nel corso della loro evoluzione storica (guarda immagine a seguire) non hanno mai perso una simbolica forma di cuore che pulsa fuori e dentro la città, proteggendola, attraversandola e servendola per secoli. Un sistema di canali irrigui e navigabili, con baricentro la città lombarda di Milano, che metteva in comunicazione il lago Maggiore, quello di Como e il basso Ticino aprendo al capoluogo lombardo le vie d’acqua della Svizzera e dell’Europa nordoccidentale, del Cantone dei Grigioni e dell’Europa nordorientale e, infine, quella del Po verso il mare Adriatico. Dall’altro lato, i canali di Venezia, le vie acquee che per ampiezza, lunghezza e densità di traffico sostenuto costituiscono le vere e proprie dorsali del sistema di navigazione interno alla città. Al di fuori del contesto urbano, il termine canale si utilizza per denominare in modo specifico i percorsi lagunari naturali navigabili che circondano la città o che la collegano alla terraferma o alle bocche di porto. – continua sotto – 

Questi canali sono in realtà zone lagunari a maggior flusso acqueo che presentano una profondità naturale e/o artificiale maggiore rispetto alla laguna circostante da cui sono altrimenti indistinti. La maggior profondità di questi canali li rende adatti per la navigazione anche di grosso tonnellaggio. Un sistema di pali posti a distanza regolare (le cosiddette brìcołe) indica il confine di questi canali, oltre il quale la profondità della laguna diminuisce drasticamente al punto tale da rendere impossibile la navigazione, se non con le tipiche imbarcazioni a remi a fondo piatto. È proprio con questa seconda accezione che alcuni tratti navigabili, oggi incorporati nel nucleo urbano, hanno mantenuto l’antico nome di “canale”. Infatti, fino al XIX secolo queste vie acquee naturali segnavano i confini della città con la laguna, prima dei successivi interventi d’interramento delle zone circostanti che li hanno inglobati nella città. – continua sotto – 

Ed è con Igor Vignotto, questa volta a Venezia, che saliamo a bordo di una gondola pluridecorata. Un ottavo posto quando si presenta, appena ventunenne, per la prima volta in Canal Grande col cugino Rudy, e poi una serie di posizioni sempre più prestigiose, con 23 bandiere conquistate, tra cui spiccano le 15 rosse del primo posto e le 8 bianche del secondo. La serie inizia nel 1992. Sfiorando spesso l’ambito titolo di “re del remo”, che compete alla coppia che vince per 5 volte consecutive la regata. Dopo aver macinato poderose e vincenti sfide, insieme al cugino Rudy, con disappunto, nell’ultima parte della stagione 2018, Igor Vignotto ha annunciato il suo ritiro dalle regate agonistiche. Oggi è un gondoliere, con un sorriso solare, uno sguardo magnetico e un bagaglio di aneddoti che rendono l’esperienza in gondola un’emozione indelebile. Lo incontri negli angoli più incantati della laguna. Tra ponti, botteghe e palazzi storici. Noi siamo stati fortunati a incrociarlo, Perché ogni due settimana i gondolieri, nei loro tradizionali abiti a strisce bianche e blu o bianche e rosse, con il tipico cappello di paglia, cambiano postazione. – continua sotto – 

«L’8 maggio 2011, esattamente 10 anni fa, ho avuto l’onere e ònore di portare in gondola Papa Ratzinger durante la sua visita in Veneto». Con emozione inizia così il campione Vignotto il suo racconto, incalzato dalle domande della nostra collaboratrice. Ci parla di questa speciale esperienza che lo vide accompagnare Papa Benedetto XVI nel suo breve tour lagunare, per ammirare il suggestivo panorama a bordo di una maxi-gondola (la Dogaressa), la stessa che portò nel 1985 Giovanni Paolo II. Tempi lontani, tempi speciali quelli, in cui oltre 200mila fedeli potevano accogliere festanti l’arrivo in città del Pontefice. Da una dichiarazione di Papa Ratzinger, battuta dall’Agi di quell’8 maggio 2011, risuonano attualissime parole sulla “salute che non è solo fisica”. Parole di conforto, oggi più che mai. Parole che arrivano come un monito in un periodo storico epocale. Dove la salute dell’umanità è stata messa a dura prova dal Covid-19, sacrificando oltre 3 milioni di vittime in tutto il mondo: «La salute è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo stare bene che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla salus animae, da cui dipende il nostro destino eterno». Lo ha ricordato Benedetto XVI visitando l’Isola della Salute, dove sorgeva il lazzaretto di Venezia. «Dio – spiegò il Papa – si prende cura di tutto l’uomo, senza escludere nulla. Si prende cura della nostra salute in senso pieno. Lo dimostra Gesù che ha guarito malati di ogni genere, ma ha anche liberato gli indemoniati, ha rimesso i peccati, ha risuscitato i morti». La fede, ha aggiunto, «guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo. Gloria di Dio è la piena salute dell’uomo, e questa consiste nello stare in relazione profonda con Dio». «Possiamo dirlo – ha concluso Ratzinger – anche con i termini cari al beato Giovanni Paolo II: l’uomo è la via della Chiesa, e il Redentore dell’uomo è Cristo». – continua sotto – 

Ora i veneziani attendono Papa Francesco che aveva annunciato una visita nel 2019. Poi il Covid. Chissà che non sia proprio l’anniversario dei 1600 anni di Venezia un valido motivo per il quale, pandemia permettendo, il Papa gesuita possa decidere di visitare la città che ha dato i natali a 5 Papi. Il primo fu Gregorio XII (Angelo Correr) che regnò dal 1406 al 1415 e che si dimise per ricomporre lo scisma di Avignone. Il secondo veneziano fu Gabriele Caldumer, nipote di Gregorio XII, con il nome di Eugenio IV e il suo pontificato durò dal 1431 al 1447 e viene ricordato come il papa che ricompose lo scisma d’Occidente. Pochi anni dopo, nel 1464 saliva al soglio pontificio Pietro Barbo con il nome di Paolo II. Di portamento maestoso, di gentili maniere, ma anche eccessivamente amante del lusso. Aveva appena 47 anni ed era nipote di parte di madre di Eugenio IV. Nella festa della sua incoronazione spesa una enormità di fiorini e di fece fabbricare una tiara costosissima tempestata di preziose gemme. Fece costruire l’attuale Palazzo Venezia. Morì nel 1471. Ci vollero due secoli perché un quarto veneziano diventasse Papa: Pietro Vito Otoboni con il nome di Alessandro VIII. Un papato contrassegnato da un pesante nepotismo, ma ebbe anche il merito di restaurare la maestosa fontana del Gianicolo. L’ultimo veneziano fu Carlo Rezzonico che nel 1758 assunse il nome di Clemente XIII, il Papa gesuita che contrastò l’illuminismo. – continua sotto – 

Benedetto XVI è stato il terzo Papa a far visita a Venezia. Ci sono stati Paolo VI, il 16 settembre 1972, con una breve sosta ad Aquileia, e poi il Beato Giovanni Paolo II, il 16 e 17 giugno 1985. Tre Patriarchi di Venezia – Giuseppe Sarto (San Pio X), Giuseppe Roncalli (Beato Giovanni XXIII) e il Venerabile Albino Luciani (Giovanni Paolo I), sono stato eletti Papi passando direttamente dalla Cattedra di San Marco alla Cattedra di Pietro. IN ALTO IL VIDEO CON INTERVISTA A PAGOTTO E VIGNOTTO, SOTTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA

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