Aversa

Aversa – Manifesto Pd contro dissidenti. Gatto rivela: “Io tra autori, ma non era anonimo”

Aversa (Caserta) – Continua la “guerra fratricida” interna al Partito Democratico aversano dove, avvicinandosi l’ora di conoscere, grazie al ricorso avanzato al Tar Campania, chi fosse l’autore di un manifesto di una parte del Pd estremamente denigratorio nei confronti dei cosiddetti “dissidenti”, i sottoscrittori si rivelano, ma entrambe le parti non recedono di un passo, ampliando l’oramai inesistenza del Pd ad Aversa. – continua sotto – 

Francesco Gatto, segretario cittadino, rifacendosi all’appello della presidente dell’assemblea del Pd, «interpretato unicamente come un chiaro invito a ritrovare nuova compattezza nel partito» ricorda: «Il caso di Aversa che mi ha visto costretto a prendere posizioni dure, richieste di provvedimenti disciplinari alla commissione di garanzia regionale e manifesti rivolti a chi ha messo a rischio il proseguimento dell’amministrazione al fine di evidenziare che il Pd condanna chi arbitrariamente sfiducia un proprio sindaco (tesserato) ledendo di fatto l’immagine dell’intero partito e consegnandolo ad una facile etichetta di partito litigioso». – continua sotto – 

Gatto rivela che proprio l’azione del manifesto «ha prodotto esposti contro la mia persona, di fatto sono stato invitato a presentarmi in commissariato per un componimento di privati dissidi, dove nell’accettare quanto richiestomi nell’esposto ho ritenuto opportuno far verbalizzare all’ufficiale di polizia mie spontanee dichiarazioni. Non ho mai negato di aver condiviso, elaborato e fatto affiggere, unitamente ad altri dirigenti del Pd di Aversa, il manifesto. Nessuno di noi ha mai voluto celare la paternità dello stesso, questo, di fatto non può essere considerato anonimo poiché ne è chiara anche ai non addetti ai lavori la matrice. Ribadisco quanto dichiarato all’ufficiale di polizia che non era intenzione mia né degli altri autori offendere la dignità politica e personale di nessuno, e nel contempo mi lascia perplesso il fatto che, anziché chiedere immediatamente delucidazioni al sottoscritto o ad altri dirigenti del Pd, qualcuno abbia preferito rivolgersi perfino all’autorità giudiziaria». – continua sotto – 

Di tutt’altro avviso Eugenia d’Angelo, consigliere comunale Pd, uno dei bersagli del manifesto incriminato, che si era rivolta al Tar per conoscere dall’Ufficio Affissioni del Comune chi fosse il committente del foglio denigratorio. «L’appello della presidente Sgambato – afferma d’Angelo – credo vada nella direzione di un profondo rinnovamento della classe dirigente del Pd casertano, a partire dai segretari dei circoli e finendo al segretario provinciale: evidentemente di uno stesso documento diamo delle letture diverse». Passando al manifesto, continua D’Angelo: «Devo sottolineare che i manifesti si firmano: quello di cui stiamo parlando, pur avendo il simbolo del Pd, non era firmato da chicchessia. Prendiamo atto che alcuni dirigenti ne rivendicano la paternità ma ciò avviene solo dopo la sentenza del Tar che mi riconosce il diritto di sapere chi ha pagato per farlo affiggere. Inoltre, rammento che contro di me ed altri consiglieri comunali del gruppo Pd sono state inviate due – non uno ma due – richieste di espulsioni ad aprile e dicembre 2020». – continua sotto – 

Nel merito della situazione politica, poi, la d’Angelo conclude: «Mi pare perlomeno tardivo – e quasi patetico – l’auspicio di “un confronto democratico nel rispetto delle regole pensando che l’avversario politico da contrastare non è al nostro interno ma siede nei banchi di centro destra”: forse sarebbe opportuno ricordarlo al sindaco visto che ha stretto un accordo con consiglieri di centrodestra e con il loro referente politico, l’onorevole Zannini, pur di non aderire alle richieste di quasi la metà dei suoi consiglieri di maggioranza su specifici temi amministrativi. L’autoreferenzialità di alcuni è sconcertante. Quando si è riunita la segreteria e il direttivo per definire la linea politica del Pd? Mai, perché non esistono. Quando è stata convocata un’assemblea sul bilancio? Mai. Quindi, a nome di chi parlano?».

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