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Catania, estorsione e corruzione elettorale: arresti e sequestri contro clan Cappello

Operazione “Sipario” della Guardia di Finanza di Catania che ha portato in carcere 7 persone e svelato attività estorsive e infiltrazioni nel tessuto economico della città del clan Cappello. Le attività investigative, coordinate dalla Procura Antimafia e condotte dal Gico, hanno visto coinvolte 34 persone, di cui 22 raggiunte da misura cautelare e indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsioni aggravate dal metodo mafioso, corruzione, falso in atto pubblico, trasferimento fraudolento di valori, bancarotta fraudolenta, riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione elettorale, intralcio alla giustizia aggravato dal metodo mafioso. Disposto, inoltre, il sequestro preventivo dell’intero patrimonio di tre società aventi sede a Catania, operanti nella gestione di noti bar e ristoranti nel centro della città, per un valore di circa 5 milioni di euro. – continua sotto –

Gli investigatori hanno monitorato l’attività di Orazio Buda, ritenuto legato al gruppo di Orazio Privitera, esponente di vertice del clan Cappello/Carateddi. Per il clan, Buda si sarebbe costantemente impegnato nel reimpiego del denaro provento di delitti in attività commerciali affermate sul territorio e fittiziamente intestate a soggetti terzi al fine di schermare la riconducibilità. E’ stato accertato come Buda avrebbe portato a compimento numerosissime estorsioni a privati cittadini, imprenditori catanesi operanti nei settori dei trasporti e nei confronti di un noto e premiato pittore siciliano, dal quale Buda pretendeva opere e quadri che poi regalava a pubblici funzionari per tessere rapporti relazionali utili alle attività illecite; altre opere, sempre estorte, erano invece state destinate ad arredare alcuni degli esercizi commerciali riconducibili allo stesso Buda. – continua sotto –

E’ inoltre emersa la condotta corruttiva ed elettorale di Mauro Massari, vice brigadiere della Guardia di finanza, in servizio presso la Compagnia di Augusta, nonché attuale vicepresidente della VI Circoscrizione del comune di Catania. Massari, candidatosi alle amministrative dell’anno 2018 per il rinnovo del Consiglio comunale di Catania e dei relativi consigli circoscrizionali (eletto in seguito con oltre 965 preferenze nella circoscrizione di Librino, San Giorgio, San Giuseppe La Rena, Zia Lisa e Villaggio Sant’Agata), avrebbe stretto con Buda, di cui conosceva pienamente l’elevata caratura criminale, un patto elettorale per il quale lo stesso Buda si impegnava a sostenerne la candidatura ottenendo in cambio da  Massari vari favori come anche soffiate su eventuali indagini in corso. Massari avrebbe anche promesso soddisfare la pressante richiesta di Buda di ottenere, in favore di una società a quest’ultimo gradita, un subappalto (per l’importo di circa 6 milioni di euro) presso il Porto di Augusta per la demolizione di una piattaforma ferrosa, garantendo la sua intermediazione nell’esercizio delle funzioni e mediante l’utilizzo della macchina di servizio; ancora, su precisa richiesta del Buda, Massari ha promesso di danneggiare un piccolo imprenditore attraverso l’utilizzo dei suoi poteri di vicebrigadiere. – continua sotto –

Ma Buda si sarebbe reso responsabile di condotte di corruzione elettorale anche con altri esponenti politici locali. E’ emerso il coinvolgimento di altri pubblici ufficiali e, nel dettaglio, di tre appartenenti alla Polizia Municipale di Catania, Giuseppe Longhitano, Attilio Topazio e Francesco Campisi, i quali avrebbero redatto false relazioni di servizio finalizzate a garantire la sussistenza dei requisiti richiesti dalla normativa di settore per garantire l’assegnazione di alloggi popolari da parte dell’Iacp in favore di stretti congiunti di Buda. – continua sotto –

Il giudice per le indagini preliminari, pertanto, ha disposto per due indagati la custodia cautelare in carcere, per altri 5 i domiciliari, per 3 l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e per 12 la misura interdittiva del divieto di esercizio dell’attività commerciale. Sottoposte a sequestro quote sociali, beni mobili, immobili e conti correnti di tre società aventi sedi a Catania (Royals, Speciale Boys e 9 Cereali), attive nella gestione di noti bar e ristoranti nel capoluogo, fittiziamente intestate ai numerosi “prestanome” di Buda per eludere le indagini patrimoniali nei confronti dello stesso esponente dell’associazione criminale. IN ALTO IL VIDEO

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