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Conte ottiene fiducia al Senato. Italia Viva si astiene

Anche se la maggioranza assoluta è lontana, il Governo Conte ha incassato la fiducia anche al Senato con 156 si, 140 no, 16 astenuti.

L’esito della votazione è giunto alle 22.35 dopo una lunga attesa per il caso del senatore Lelio Ciampolillo. Risultato assente alla prima e seconda chiama, l’ex M5s ha chiesto di esprimersi quando le votazioni si erano appena chiuse. Essendo un voto importante la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha quindi deciso di rimandare la decisione ai questori. Dopo una sorta di “Var” politica, si è deciso di fare votare sia Ciampolillo sia Riccardo Nencini, il socialista di Italia Viva che nei giorni scorsi si era smarcato dalla linea di Matteo Renzi. Conte ha raccolto il sostegno compatto delle componenti di maggioranza – Pd, M5s, Leu, il gruppo Autonomie e il Maie – quello di tre senatori a vita (Mario Monti, Elena Cattaneo e Liliana Segre), quello di Nencini e Ciampolillo, e due sorprese provenienti da Forza Italia: Maria Rosaria Rossi e Andrea Causi, subito espulsi da Antonio Tajani. – continua sotto – 

Dopo Renata Polverini alla Camera, dunque, dal partito di Silvio Berlusconi arrivano altri due responsabili a puntellare la maggioranza. Otto gli assenti (i senatori a vita Napolitano, Piano e Rubbia, Biasotti e Sciascia di Forza Italia, Marino e Sbrollini d’Italia viva, Castiello del M5s) – continua sotto – 

La giornata – Ha cambiato cravatta ma non i contenuti, identici a quelli che hanno caratterizzato il suo intervento alla Camera di ieri. Il premier Giuseppe Conte, stamani, alle 9.44, è intervenuto al Senato per chiedere la fiducia. Il test più difficile quello di Palazzo Madama rispetto al risultato ottenuto il giorno prima a Montecitorio dove ha incassato la fiducia con 321 sì, 6 in più della maggioranza assoluta grazie al supporto di Renata Polverini, ormai ex Forza Italia, e sette ex cinquestelle oggi nel Gruppo Misto. – continua sotto – 

Il discorso di Conte, incentrato sull’appello ai volenterosi che hanno a cuore il destino dell’Italia, si è aperto con un richiamo a quel “progetto di Paese di quei 29 punti” programmatici presentati all’inizio dell’esperienza di governo e rivendica che “c’era una visione e una forte spinta ideale, un chiaro investimento di fiducia”. Riferendosi alla pandemia annota che “ora un uragano sta sconvolgendo il nostro destino collettivo” e che “anche la politica è stata costretta a misurarsi con scienza e tecnica per rispondere a emergenza e crisi economica”. Alla sua maggioranza, il presidente anche parlando a Palazzo Madama ha riconosciuto che “è riuscita a dimostrare grande responsabilità”. Poi il tema della crisi: “È complicato governare con chi dissemina mine nella maggioranza, con chi ti accusa di immobilismo e di correre troppo, di non decidere e di decidere troppo”. E la conferma che gli appalti per le opere previste dal Decreto Semplificazioni non sono bloccati, ma “sono cresciuti per un totale di 3,3 miliardi” e “la lista dei commissari è pronta”. Inoltre non bisogna fermare il cammino del Recovery plan, che “deve essere completato con le indicazioni del Parlamento”. – continua sotto – 

I senatori Pier Ferdinando Casini del gruppo Per le Autonomie e Mario Monti del Misto hanno votato la fiducia. L’Udc, invece, no. Mentre alcuni ex cinquestelle, come Gregorio De Falco, hanno dato il loro sostegno. Tra i senatori a vita è giunta in aula Liliana Segre, accolta tra gli applausi. No di Emma Bonino di Più Europa, secondo cui “una svolta è necessaria ma non può avvenire se sostenuta da una maggioranza raccogliticcia fondata su voltagabbana che adesso fate assurgere a salvatori della Patria”. Questo non è responsabile né essere costruttori”. Per quanto riguarda i renziani di Italia Viva che hanno dato il via alla crisi, l’ex ministro Teresa Belllanova ha annnciato l’orientamento del suo partito ad astenersi dal voto, come avvenuto ieri alla Camera. – continua sotto – 

Il dibattito parlamentare è ripreso alle 17.34 proprio con l’intervento di Renzi: “Questo luogo – ha detto – esige e merita rispetto, la sua valutazione, signor Presidente, rispetto al fatto che questa crisi è incomprensibile, mi impone di guardarla negli occhi e di dirle cosa ha portato tutti noi ad allontanarci dal governo”. “Noi pensiamo – ha aggiunto l’ex premier – che il suo non sia il governo più bello del mondo, il governo migliore del mondo. Pensiamo che per la tragedia in corso ci sia bisogno di un governo più forte. Non è stata aperta ancora una crisi istituzionale perché lei non si è dimesso”. IN ALTO IL VIDEO

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