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Willy, i fratelli Bianchi col reddito di cittadinanza: indagine patrimoniale sulla famiglia

Suv, bottiglie di champagne, alberghi a cinque stelle: questa la vita mostrata dai fratelli Bianchi sui loro social. Un tenore da nababbi che però si scontra con quanto scoperto dagli inquirenti che indagano sulla morte di Willy Monteiro Duarte: attraverso il padre usufruivano del reddito di cittadinanza. Anche Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, indagati per il pestaggio mortale, usufruiscono del sussidio.

La domanda per poter avere il reddito di cittadinanza è stata presentata dai vari capi famiglia i quali hanno inserito i loro figli, tutti al di sotto dei 24 anni e senza reddito, come familiari a carico. Questo potrebbe nel caso dei Bianchi aver fatto crescere l’assegno mensile oltre i mille euro. Una cifra che comunque non si sposa con la vita agiata che questi ragazzi dimostravano di avere con le foto postate sui profili social. Per i quattro picchiatori di Colleferro si è già aperta l’indagine patrimoniale che potrebbe però allargarsi anche ai genitori visto che le dichiarazioni mendaci sono punite a norma di legge.

Intanto, emergono alcuni dettagli sulla notte in cui Willy perse la vita. Sono stati fermati venticinque minuti dopo l’aggressione mortale a Willy Monteiro Duarte i fratelli Marco e Gabriele Bianchi. Il dato emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Velletri.  “I responsabili sono stati sorpresi alle ore 3:55 – scrivono gli inquirenti – dopo appena 25 minuti dal fatto, con ‘cose e tracce’ dalle quali apparivano aver commesso il fatto “immediatamente prima”. In particolare l’autovettura con la quale gli aggressori sono giunti sul luogo del delitto e poi si sono dati alla fuga, la camicia strappata indossata da Gabriele Bianchi ed il palese stato di agitazione”.

“Gabriele Bianchi gli ha dato prima un calcio, poi un pugno in testa”. Questa la drammatica testimonianza a Fanpage.it di un giovane di Colleferro (che ha preferito rimanere anonimo) presente la sera della morte di Willy. Il ragazzo si trovava proprio nella piazza teatro dell’omicidio e ha assistito a tutte le fasi che hanno portato al decesso del giovane di Paliano. Nei giorni scorsi il testimone si è recato dai carabinieri per raccontare ciò che ha visto, dal primo litigio avvenuto fuori dai locali di Colleferro fino all’arrivo disperato dei soccorsi dopo il pestaggio.

Il testimone spiega che tutto è iniziato “tra le 2:30 e le 3 per una cavolata, un apprezzamento a una ragazza. La cosa non è finita lì: Belleggia a un certo punto è andato a sferrare un cazzotto a un ragazzo del posto, un amico della ragazza. Belleggia cercava di scappare, di non farsi vedere perché aveva capito di aver fatto una cavolata. In pratica tutti i ragazzi del posto stavano cercando lui”. “Sembrava la solita scazzottata del sabato sera – continua il testimone -. Mentre la cosa sembrava finita, si sente una macchina, un Suv arrivare a 100 all’ora. Qualcuno ha urlato: `I fratelli Bianchi’. E la la gente è scappata”. Dal suv “è sceso per primo Gabriele e ha sferrato un calcio a Willy, ce l’ho ancora impresso nella mente, Willy ha provato a rialzarsi, ma purtroppo prende un’altra botta ed è andato giù, con un cazzotto alla tempia, perché è stato un cazzotto alla tempia a mandarlo giù. Poi c’è stata molta confusione”. Il testimone racconta inoltre del ritardo nei soccorsi:  “L’ambulanza non arrivava, sarà arrivata dopo 30 o 35 minuti”.

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