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Reggio Calabria, droga al Rione Sbarre: sgominati due gruppi criminali

Vasta operazione anti-droga dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria nelle province di Reggio Calabria, Milano e Verona. I militari hanno eseguito misure di custodia cautelare – emesse dal gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria – nei confronti di 19 persone accusate di fare parte di due associazioni finalizzate al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Si tratta secondo le indagini di due gruppi criminali distinti che avevano base a Sbarre, quartiere nella periferia sud di Reggio, e che avevano ramificazioni anche in Veneto. Le indagini, ha spiegato il procuratore capo di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri durante la conferenza stampa, sono scaturite da un sequestro di persona ai danni di due minori, uno dei quali 13enne, che avevano sottratto della droga a una delle due organizzazioni. Tra i reati contestati anche quelli di sequestro di persona aggravato, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma comune da sparo e clandestine e di ricettazione.

Dei 19 indagati, 17 sono finiti in carcere mentre per due il gip ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di presentazione. Agli arrestati non viene contestata l’associazione a delinquere di stampo mafioso ma alcuni di loro, stando alle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria, avrebbero legami con ambienti di ‘ndrangheta e in particolare con la cosca Serraino. I sequestratori dei due minorenni sono stati identificati: si tratta di quattro dei 17 arrestati. Nel settembre 2017 avevano rapito i due ragazzi accusandoli di aver rubato all’organizzazione una discreta quantità di droga che poi era stata rivenduta a uno degli indagati. Secondo l’accusa, i due minorenni sono stati costretti a rimanere per diversi giorni in un’abitazione e in una cantina, minacciati con le armi, legati e imbavagliati, con l’intento di costringerli a confessare il furto della droga. Le vittime sono liberate solo grazie all’intervento di un altro indagato, parente di uno dei due minori, che si è impegnato ad assumere “in proprio” il loro debito, versando la somma in favore dei sequestratori.

Le indagini sono iniziate nell’ottobre 2017 e proseguite fino allo scorso marzo. Una delle due organizzazioni di spacciatori era più strutturata: ogni componente aveva ruoli specifici, turni e orari fissi per presidiare la piazza di spaccio con relativo “stipendio”. I carabinieri hanno trovato anche la contabilità del gruppo, che comunicava attraverso pizzini o schede telefoniche intestate a extracomunitari non residenti a Reggio. “Talpa”, “avvocato” e “centro” erano alcune delle parole in codice usate dagli indagati per non essere identificati e allo stesso tempo dare agli altri affiliati alcune “comunicazioni di servizio”. Le indagini hanno anche svelato le mire espansionistiche che hanno condotto alcuni degli associati a spostarsi sul territorio nazionale e a svolgere una parte della propria attività di spaccio in Veneto. Il secondo gruppo, che aveva la propria base operativa tra il rione Sbarre e il viale Calabria, secondo le indagini era più ridotto come numero di componenti e mezzi operativi ma, allo stesso tempo, intratteneva rapporti con soggetti vicini alle famiglie di ‘ndrangheta Tegano e Molinetti. Proprio dalle cosche si rifornivano gli indagati muovendosi nel sottobosco criminale reggino. Durante le indagini sono stati anche sequestrati 8 chili di marijuana e 250 grammi di cocaina. IN ALTO IL VIDEO

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