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Scuola al tempo del Covid, necessaria una “roadmap” sulla sicurezza

di Carlo Achille Caiazzo – Negli annali della storia certamente sarà ricordato come l’Esame di Stato 2020 del Covid-19, quello che ha preso il via il 17 giugno scorso e in questi giorni ormai va concludendosi, non soltanto per le drammatiche esperienze personali e sociali vissute da circa mezzo milione di “maturandi”-studenti e studentesse- bensì anche per le particolarità e modalità con cui essi hanno dovuto affrontarlo. Seppure definita una “maturità ridotta e alleggerita”, ma epocale e molto discussa, senza alcun precedente, dopo oltre tre mesi di duro lockdown e inimmaginabile privazione di attività didattiche tradizionali per oltre tre mesi, è stata sempre comunque una prova ricca di impegno, stress e profonde emozioni da parte degli studenti, forse con più responsabilità e tantissima tristezza nell’affrontare gli Esami in presenza.

Con la negatività di dover separarsi dai compagni, senza la loro complicità dinanzi alla commissione, in qualche caso in box con barriere in plexiglas tra i ragazzi e gli insegnanti oppure dispersi in una palestra, cinema e persino in spazi preparati nel cortile, onde evitare assembramenti, concludendo un ciclo tra i più importanti di vita di ciascuno, la prova, scolastica e sanitaria nel contempo, è stata superata senza troppi danni, anzi con le votazioni anche più alte, molti punteggi finali conseguiti di 100/100 (60 di credito scolastico e 40 punteggio colloquio orale) e anche con lode. A differenza degli anni passati, è stato un Esame davvero molto strano e insolito per candidati in una situazione di strascichi residuali, ma ancora dolorosi e devastanti, caratterizzata da forti timori e una preparazione, che è apparsa caratterizzata da una palese anomalia per attuazione della “Didattica a Distanza”, per l’assenza di relazione educativa studente-docente, che è essenziale per ogni percorso di formazione, né alcun confronto con i compagni in classe.

Pertanto, dopo l’emergenza sanitaria, che ha tenuto gli studenti lontano da aule scolastiche e comunità scolastica fin dai primi giorni di marzo, l’esame all’ apparenza si è trattato di una prova “normale” dovuto a un gradito ritorno al “contatto fisico” con i loro docenti, gli ambienti educativi, l’istituzione scolastica, come ritrovarsi effettivamente presenti in aula davanti alla commissione composta da sei membri interni e un presidente, unico esterno. Invero, avendo dovuto risolvere problemi per collegarsi e/o studiare a casa, gli alunni hanno sperimentato nuovi percorsi di apprendimento, maturato e sviluppato innovative abilità e competenze di cittadinanza, trasversali con l’acquisizione di atteggiamenti, conoscenze, capacità, che hanno permesso loro di lavorare in maniera più consapevole in un contesto sociale più complesso, e quindi saper affrontare nuove sfide in maniera più efficace in contesti in cui muoversi. Essendo state poi abolite le due “faticose” prove scritte, indossando la mascherina, gli studenti hanno sostenuto un’unica prova, solo l’orale, anche se durante il colloquio hanno avuto l’opportunità di togliersela, però mantenendo la distanza di sicurezza di almeno due metri dai commissari designati.

Il candidato ha potuto portare con sé soltanto un accompagnatore, per lo più un familiare che a sua volta ha dovuto rispettare e misure di distanziamento sociale, evitando ogni tipo di assembramento. Tuttavia, ancora una volta l’esame ha costituito una “giornata speciale” per i “maturandi” e i familiari, giacché, pur con un trend favorevole sul piano dei contagi, il virus ha continuato incutere paura, tanto che uno dei punti cruciali per il suo svolgimento in sicurezza anti-Covid sono state necessarie idonee misure molto stringenti ad accogliere docenti e alunni; e per le aule si sono rese necessarie sia continua areazione che attenta pulizia e sanificazione alla fine di ogni sessione. Chiunque partecipe alla prova è stato tenuto a dichiarare di essere “covid-free”; e, durante la permanenza negli istituti scolastici, è stato obbligatorio sistemare e mettere la mascherina. Non a caso, i dirigenti scolastici hanno dovuto predisporre adeguate misure per la prevenzione e l’igiene, che sono tra gli strumenti più efficaci per impedire la trasmissione del virus durante gli esami, accanto a rigorose regole di comportamento da rispettare, mascherine, personalizzate a volte, termoscanner, dosatori di gel disinfettante per la pulizia delle mani, protezione di sistemi multimediali e persino sala medica, così come previste dalle disposizioni vigenti per evitare rischi di urgenza sanitaria.

A riguardo, al fine di garantire appieno l’attuazione dell’esame in sicurezza per allievi e tutti i componenti delle commissioni, le autorità di governo hanno previsto uno stanziamento di circa 39 milioni di euro, finalizzati alla pulizia straordinaria e ordinaria degli istituti, l’acquisto di gel igienizzanti e altri dispositivi di protezione, per la predisposizione di percorsi d’ingresso e uscita dagli istituti. Anche per i commissari e il Presidente il compito non è stato per nulla facile, giacché vigente l’esigenza di verificare il livello di preparazione degli aspiranti candidati, che, pur ansiosi e colpiti sul piano umano, sociale ed emozionale e preoccupati di fare bella figura, si sono mostrati impegnati a dimostrare di aver studiato nel corso del quinquennio e di essersi preparati e nella difficile fase di quarantena e isolamento. Perciò, tra le funzioni attribuite, la commissione ha dovuto sforzarsi di comprendere le difficoltà di numerosi ragazzi in una situazione psico-sociale impensabile, apparsi molto più fragili rispetto a come solitamente siamo abituati a vederli.

Stando a diversi commenti, la prova d’esame ha, per certi aspetti, rappresentato il primo segnale di riapertura delle scuole, in attesa del rientro per l’appuntamento di settembre, atteso che dovranno presentarsi negli istituti scolastici milioni e milioni di studenti e operatori. Al momento, in vista di misure attuative delle Linee guida ministeriali già concordate, tra numerosi annunci, polemiche rumorose e clamorose smentite, è molto forte la preoccupazione di risolvere i problemi di spazi e le classi-pollaio alla disperata ricerca di altri spazi, tensostrutture, locali, edifici dismessi, che potranno essere ripristinati, per sistemare il 15% di alunni in più e allestire circa 70mila aule aggiuntive, mentre non viene escluso per gli studenti delle superiori il ricorso alla “Didattica a Distanza”; e, per superare percorsi ancora molto accidentati, a seconda di livello di contagio epidemico e delle aree geografiche, si è concordato altresì di valersi di assunzioni a tempo determinato di docenti e personale Ata, di distanziamento differenziato, problemi sierologici, mascherine per i più grandi, senza plexiglas, disponibilità di alcuni miliardi.

Acclarate da tutti la centralità della scuola per la vita, la società e il progresso e la sua rilevanza culturale non solo per la formazione delle nuove generazioni, bensì anche per la comunità civile e sociale, attraverso l’apporto di tutti gli organi istituzionali e il Cts, dal 1 settembre c’è necessità di garantire il diritto allo studio agli alunni, perché la pandemia non può mettere ancora in ginocchio le scuole, né far correre il rischio di una terribile “bomba contagiosa” con esiti amari per tutti. Pertanto, è urgente che si predisponga una rigorosa “roadmap” sulla sicurezza per superare tutte le problematiche e portarle in tempi brevissimi a giusta soluzione, mettendo in atto idonee misure anti-Covid ai fini di rendere l’avvio meno divisivo e traumatico rispetto al previsto e un regolare anno scolastico e per gli alunni, da un lato, attenuando i devastanti danni provocati da pandemia, e ottimizzando, dall’altro, adeguati investimenti, risorse, professionalità, disponibilità di spazi, senza privarli di alcun percorso formativo, svolgendo ciascuno il proprio ruolo. Affinché la scuola continui a rappresentare ancora il vero motore per la ripartenza dell’Italia, non basta solo condividere, ma darsi da fare con tempestività per ovviare all’infezione Covid-19. Tutti gli alunni non possono essere privati del loro presente e del loro futuro, cioè dell’Italia, per cui occorre subito mettere in atto quelle azioni utili allo scopo di superare percorsi oggi ancora molto accidentati e quindi ovviare ai rischi d’infezione virale. Troppi sono già soggetti a lanciare un preoccupante grido d’allarme verso le autorità: fate presto!

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