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Campania, i luoghi di vacanza degli Antichi Romani

Passata, per fortuna, la fase più critica dell’epidemia che ci ha relegati in casa per oltre due mesi, già si fa strada, seppur tra varie incertezze, la possibilità di poter trascorrere qualche giorno di sana spensieratezza con le vacanze estive. E, se ad agosto la maggior parte delle persone può concedersi un break, e congedarsi temporaneamente dallo stress quotidiano per recarsi nei luoghi di villeggiatura, lo deve ai romani. Si, proprio a loro. Gli antichi romani, infatti, furono i primi a concedersi pause ristoratrici nei luoghi estivi, lasciando così per un po’ il caos dell’Urbe. Tra l’altro, anche il riposo legato al giorno di ferragosto è un’usanza che ci arriva dall’antica Roma. La parola deriva dal latino feriae Augusti, in onore di Ottaviano Augusto, da cui prende il nome anche il mese di agosto, periodo di festeggiamenti istituito dall’imperatore nel 18 a.C.

Ma quali erano i luoghi preferiti dai romani per le vacanze estive? Risposta scontata, le città dislocate lungo il bellissimo golfo di Napoli. Tra esse, le più gettonate e frequentate erano Ercolano, Stabia e Oplontis, l’attuale Torre Annunziata, dove i romani amavano dedicarsi a gite in barca, passeggiate nella natura e ricchi banchetti. Di certo non proprio tutti, come accade anche oggi, avevano la possibilità di godersi la bella stagione, ma i più facoltosi, imperatori e senatori, furono attratti dal fascino delle nostre terre, veri e propri paradisi terrestri, tanto da costruirvi lussuosi resort. Ville d’otium, le ville dell’ozio, costruite per volontà dei vip del tempo, decorate e affrescate, dotate di piscine e palestre e, molto spesso, di impianti termali privati e di acceso diretto al mare. Soltanto nel territorio della meta più ambita, Stabia, se ne contavano una cinquantina, tra le quali riportate alla luce dagli scavi le incantevoli Villa Arianna e Villa San Marco.

L’ager stabianus, che comprendeva anche i territori degli attuali comuni di Sant’Antonio Abate, Gragnano, Lettere, Casola e Santa Maria la Carità, oltre alle imponenti ville dei facoltosi romani, contava circa una trentina di ville rustiche, destinate perlopiù alla servitù e ai contadini. Queste costruzioni urbane, che andarono distrutte quasi totalmente dopo l’eruzione del 79 d.C., rappresentarono per gli studiosi una delle più chiare testimonianze di quanto alto fosse il grado raggiunto dai romani nell’ingegneria. Vale la pena ricordare, a tal proposito, la Villa di Giove situata nella parte orientale dell’isola di Capri. Dimora estiva dell’imperatore Tiberio Giulio Cesare Augusto, e palazzo del Governo di Roma nel periodo tra il 26 e il 37 d.C., la villa fu oggetto di grandi lavori di ampliamento per garantire all’imperatore un adeguato approvvigionamento idrico. Furono costruite grandi cisterne, grazie al progetto di valenti architetti, disposte nelle fondamenta della struttura, che permisero la raccolta di grandi volumi di acqua piovana così da renderne possibile l’erogazione in zone dell’isola meno accessibili.

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