Esteri

Proteste per George Floyd, tre morti e agenti feriti. Arrestata figlia sindaco New York

Non si placano le proteste negli Stati Uniti dopo la morte (anche se per molti è l’omicidio, ndr.) dell’afroamericano George Floyd mentre veniva arrestato da un agente di polizia a Minneapolis. Coprifuoco nella capitale Washington e in altre 40 città, un morto in Kentucky, altri due in Iowa e 50 agenti feriti a Washington. Guardia nazionale mobilitata in 15 Stati. Venerdì sera Trump è stato portato nel bunker della Casa Bianca.

Arrestata figlia del sindaco di New York – Tra gli arrestati a Manhattan anche Chiara de Blasio, figlia del sindaco di New York. La 25enne è finita in  manette sabato sera in una protesta a Manhattan, ha scritto il New York Post, citando le forze dell’ordine, dopo che la polizia ha dichiarato illegale un assembramento tra la 12esima strada e Broadway, dove erano scoppiati alcuni tafferugli ed erano state bruciate auto delle forze di sicurezza. Sempre a New York una nuova, imponente manifestazione di protesta dove migliaia di persone sono scese in piazza, in particolare a Manhattan e a Brooklyn. Si sono registrati alcuni momenti di tensione e un’auto è stata bruciata vicino a Union Square.

Sit-in davanti Casa Bianca – A meno di due ore dall’entrata in vigore del coprifuoco, migliaia di persone si sono radunate davanti alla Casa Bianca e la polizia, dopo quasi tre ore, ha concluso lo sgombero dell’area. Durante la fase più calda della protesta, le luci che generalmente illuminano l’esterno della Casa Bianca sono state spente. Ma i manifestanti, sfidando il coprifuoco, hanno continuato a presidiare la zona, gridando con le mani alzate agli agenti “non sparate” e “voi siete la minaccia”. Mentre avanzavano, sono stati respinti a colpi di lacrimogeni o, come ha denunciato qualche partecipante alla Cnn, con proiettili di gomma. Alcuni manifestanti hanno acceso diversi roghi e danneggiato alcuni edifici. Ci sono stati scontri violenti in cui una cinquantina di agenti del Secret Service sono rimasti feriti. Diversi monumenti di Washington sono stati sfregiati con scritte anche al National Mall.

Spari in Iowa, due morti e un agente ferito – Violenza e sangue anche in Iowa, dove due persone sono state ucciso e un agente è rimasto ferito inuna sparatoria a Davenport, Iowa, durante le manifestazioni di protesta. Il capo della polizia locale. Paul Sikorski, ha spiegato che tre agenti hanno subito un agguato mentre erano in pattugliamento e che vari colpi d’arma da fuoco hanno colpito la loro auto e uno di loro, rimasto ferito. La polizia ha poi arrestato diverse persone che stavano fuggendo a bordo di un’auto. Sikorski ha aggiunto che la polizia ha risposto a decine di incidenti in città nei quali sono stati sparati colpi d’arma da fuoco. Il sindaco Mike Mateson ha annunciato il coprifuoco da luned’ sera e chiederà al governatore Kim Reynolds di mobilitare la Guardia nazionale.

Un morto in Kentucky – A Louisville un uomo è stato ucciso, riferiscono i media americani tra cui Abc e Cbs, quando la polizia e la Guardia nazionale hanno risposto al fuoco per disperdere la folla. Il capo della polizia di Louisville, Steve Conrad, non ha chiarito che abbia sparato il colpo fatale e ancora non sono state rilasciate informazioni sulla vittima.

Oltre 2.500 arresti nel weekend – Nel weekend la polizia ha arrestato 2.564 persone in una ventina di città americane. E’ il bilancio del Washington Post. Circa un quinto degli arrestati è finito in manette a Los Angeles. Le accuse includono la violazione del coprifuoco, furto e danneggiamento.

Trump rilancia lo slogan “ordine e legge” – Tafferugli tra polizia e manifestanti si sono registrati anche ad Atlanta e a Philadelphia, dove gli agenti hanno usato i lacrimogeni. Su Twitter Trump ha rilanciato uno sologan della destra, “ordine e legge”, usato a fine anni Sessanta dall’allora candidato presidenziale Richard Nixon e da Ronald Reagan, che all’epoca era governatore della California. Trump ha anche minacciato di fare intervenire il governo federale usando l’esercito se gli amministratori locali democratici non useranno il pugno duro. “Varcare i confini di Stato per incitare alla violenza è un crimine federale! I governatori e i sindaci liberal devono diventare più duri o il governo federale interverrà e farà quello che deve essere fatto, e questo include il potere illimitato del nostro esercito e molti arresti. Grazie!”, ha twittato.

Alcuni agenti solidarizzano con la protesta, sceriffo si unisce a manifestanti – E mentre crescono le tensioni tra le forze dell’ordine e manifestanti, alcuni dirigenti di polizia e agenti si sono uniti ai dimostranti in segno di solidarietà. A volte chinandosi su un ginocchio – un atto di protesta popolare nel mondo sportivo americano per denunciare le iniquità razziali – come hanno fatto due agenti nel Queens, a New York, rimanendo in cerchio mentre venivano letti i nomi di altri afroamericani uccisi dalla polizia, come Trayvon Martin e Philando Castile. Lo sceriffo di Flint Town, in Michigan, Chris Swanson, si è rivolto ai manifestanti con queste parole: “L’unico motivo per cui siamo qui è assicurarci che la vostra voce venga ascoltata”. Disarmato, senza casco né manganello, con una maglia scura e la scritta gialla “Sheriff”, Swnson appare in un video postato sui social, “Non pensate neanche per un secondo che tutti i poliziotti del Paese siano come lui”, assicura riferendosi all’agente che ha premuto il ginocchio a lungo sul collo di Floyd. “Noi siamo qui per aiutare la gente, non per fare cose senza senso. I poliziotti amano la gente. Diteci cosa possiamo fare per voi” e la folla gli risponde scandendo “Cammina con noi, cammina con noi”.

Anche i suprematisti bianchi in strada – Le violenze si inseriscono nel contesto di un’America ferita profondamente dal coronavirus, che in due mesi e mezzo ha provocato almeno 40 milioni di disoccupati e oltre 100mila morti. Un crescendo di tensione che ha fatto ribollire il sangue a diversi gruppi sociali e politici statunitensi che vanno dall’estrema destra all’estrema sinistra. Quella che ha infuocato le strade di Minneapolis non è stata solo la reazione afroamericana, ma anche quella dei suprematisti bianchi. E, secondo le autorità, le responsabilità delle violenze sono da attribuire anche ad altri gurppi di “infiltrati”: dagli anarchici alla sinistra radicale e antagonista fino addirittura ai cartelli della droga e ad agenti stranieri interessati alla destabilizzazione.

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