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Trump vuole togliere “immunità sovrana” alla Cina. Pechino: “Sarebbe illegale”

Parlando alla Casa Bianca con la stampa, Donald Trump ha detto di aver “un alto livello di fiducia” nell’ipotesi che l’origine del coronavirus sia legata ad un laboratorio di Wuhan, senza spiegare di più. Quando un reporter gli ha chiesto su cosa basava questa alta fiducia, il presidente ha risposto di non poterlo dire.

Nei giorni scorsi, Trump ha ordinato alle agenzie di intelligence di cercare prove attestanti la teoria che l’origine del Covid-19 sia legata al laboratorio di virologia di Wuhan. Per ora gli 007 Usa “concordano con il largo consenso scientifico che il virus non è stato prodotto dall’uomo o geneticamente modificato”, ha fatto sapere la National intelligence (Dni), che coordina tutte le agenzie del settore. Ma la Dni assicura che “continuerà a esaminare rigorosamente le informazioni che emergeranno per determinare se la diffusione è cominciata tramite contatto con animali infetti o se è  il risultato di un incidente di laboratorio”.

“Togliere immunità sovrana alla Cina” – Trump sembra sempre più propenso a far pagare le conseguenze della pandemia di coronavirus alla Cina, convinto tra l’altro che Pechino preferisca Joe Biden alla Casa Bianca e che “farà qualunque cosa per farmi perdere la rielezione”. “Ci sono molte cose che posso fare, stiamo esaminando cos’è successo”, ha avvertito in un’intervista alla Reuters poco prima che il Washington Post rivelasse che la Casa Bianca ha già iniziato ad esplorare alcune proposte per punire o chiedere indennizzi finanziari al Dragone per la gestione della crisi. In privato, scrive il quotidiano, Trump e alcuni suoi consiglieri hanno discusso l’ipotesi di togliere alla Cina la sua “immunità sovrana” per consentire al governo Usa, alle vittime di coronavirus o ad altre parti di citare Pechino per danni, come stanno già tentando di fare lo Stato del Missouri e alcune grandi aziende.

Una strada, spiegano gli esperti legali, estremamente difficile e che potrebbe richiedere una legge del Congresso. Altri dirigenti hanno ventilato l’idea di cancellare parte dei debiti obbligazionari con la Cina ma non è dato sapere se il presidente l’abbia appoggiata. In ogni caso ora nella battaglia tra l’approccio cauto dei consiglieri economici, che invitano alla prudenza per i negoziati commerciali in corso, e quello punitivo del team della sicurezza nazionale sembra prevalere il secondo. Due delle quattro fonti anonime del giornale preannunciano un incontro specifico tra dirigenti di varie agenzie governative per elaborare una strategia di ritorsioni.

La reazione della Cina – La Cina ha subito reagito: le elezioni Usa sono “un affare interno”, ha ricordato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, auspicando che i politici americani “non trascinino” nella contesa anche Pechino. “Quanto a punizioni e responsabilità, questa retorica non ha alcuna base legale e non c’è alcun precedente internazionale. Minare ora gli sforzi degli altri finirà col danneggiare i propri”, ha aggiunto.

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