Marcianise - Capodrise - Portico - Recale - Macerata Campania

Marcianise, proposta di architettura organica a concorso 2002 per nuova Chiesa San Giuliano

di Salvatore Costanzo – E’ difficile costruire una griglia di dati storiografici e tracciare un profilo attendibile dell’architettura organica contemporanea nella provincia di Caserta nei primi anni di questo Millennio. Superando ogni rapporto reverenziale nei confronti della produzione novecentesca, abbiamo avuto già occasione di parlare dell’“organicismo”, e come questa concezione esercitò una straordinaria attrazione su molti architetti moderni, impegnati fuori dai nostri confini di Terra di Lavoro, attivi anche in vasti contesti meridionali (si vedano, a riguardo, le opere di Carlo Scarpa, Marcello D’Olivo, Paolo Soleri, Manfredi Nicoletti) (1). Tuttavia, alla luce di quanto appena richiamato, appare ragionevole in questa sede tentare di mettere a fuoco l’ottica e le coordinate linguistiche dell’architettura “di casa”, facendo cenno ad un momento particolarmente interessante (che risale a circa venti anni fa), documentato da nuove dinamiche urbane tra centralità e periferie, e da repertori stilistici e figurativi sufficientemente ampi e rappresentativi.

Seguendo il filo che collega alleanze culturali e progettuali lungo i percorsi dell’organicismo, riteniamo di poter aprire questa pagina con un nuovo episodio ragionato di architettura organica contemporanea, frutto dell’esperienza di uno studio, oltre che di una ricerca che, pur non riuscendo a colmare un vuoto esistente nel territorio casertano, ci introduce nel campo della produzione sacra: il progetto del Complesso parrocchiale per la nuova chiesa di San Giuliano a Marcianise. L’aggancio con l’ambiente locale, nacque dalla mia partecipazione (insieme all’arch. Giuseppe D’Anna) al Concorso del 2002 per l’impianto da erigersi in via Clanio, nell’omonimo rione San Giuliano.

Non vi è dubbio che la coerenza formale e funzionale di un moderno complesso parrocchiale costituva uno dei punti principali sulle volontà di qualificazione della locale edilizia religiosa e sul rapporto di qualità che interessava da vicino la realtà di Marcianise. Il tessuto edilizio in cui il nuovo impianto doveva inserirsi era quello tipico delle fasce esterne della recente espansione urbana, sorta in gran parte spontaneamente in maniera frammentaria. L’intervento costituiva, perciò, una occasione stimolante per tentare di innescare – nell’ambito di un processo di riqualificazione urbanistica – una “positiva” operazione ristrutturante. La caratteristica distintiva della proposta progettuale da noi redatta, alla luce di una recente rivisitazione dell’opera, sottolinea un evidente equilibrio tra l’inserimento nell’ambiente dell’edificio sacro (2), la cura dei profili luministici e la correttezza dell’impianto liturgico. Il modello tipologico adottato mette in risalto le istanze innovative sia sul piano progettuale che dei contenuti, ed è basato su dei percorsi esterni che costituiscono il tessuto connettivo delle varie parti organizzate per nuclei, in modo da recuperare l’idea di una “piccola comunità religiosa”. Le due facciate principali della chiesa convergono nell’architettura del battistero (zona sud dell’impianto) che rappresenta il fulcro dei punti di osservazione di chi procede per via Clanio, mentre le linee dell’edificio si ispirano a chiari principi dell’architettura organica, ideate tenendo conto di due elementi fondamentali: la continuità visiva e di uso in tutto lo spazio, e l’integrazione con il tessuto edilizio esterno.

Come criterio-base nell’impostazione e stesura dell’opera, si è tenuto in giusto rilievo il valore conoscitivo dell’immagine “organicistica”. Siamo di fronte a un tentativo di sviluppare un’architettura in cui le parti si integrano come in un organismo e i concetti di forma e funzione si fondono. Partendo dal presupposto che l’analogia tra “forme naturali e architettoniche” ci coglie talvolta di sorpresa e lascia in noi un’impressione profonda, ma non fuggevole, adottando procedure immaginative, si è voluto concepire un richiamo naturalistico prendendo a campione le sembianze di un lepidottero (lepidoptera linnaeus), tali da esaltare il senso centripeto del complesso religioso. Le superfici curve innalzate delle pieghe di coperture in alcuni punti simboleggiano le ali del lepidottero, ricoperte da minutissime scaglie embricate, e creano particolari effetti di luce e colorazione, tracciando una geometria caratteristicamente morbida e continua della composizione; nel contempo, le stesse coperture (3) identificano l’estensione degli spazi interni. Attraverso opportuni lucernai di varie forme, è possibile avere un’ampia introspezione degli ambienti dell’impianto. Anche qui la scelta del disegno ha un significato simbolico: l’espandersi delle aperture, che esprimono il valore dell’infinito, consente dal chiuso del contenitore di rivalersi su tutti.

Lo schema dell’opera è composto da due blocchi per un unico volume strutturato su un piano fuori terra ed uno interrato, con le seguenti unità funzionali: Chiesa (aula, cappella feriale, sagrestia, uffici e vani accessori) disposti sul piano rialzato, ed al piano sottostante la Casa Canonica (compresi i vani accessori) e i Locali per il Ministero Pastorale (aule e salone con i rispettivi vani accessori). I caratteri dell’aula liturgica suggeriscono sulla zona-altare l’effetto del “flusso luminoso guidato” che materializza il rapporto spazio-luce attraverso un impianto scenico costituito da anelli ellittici, affidati a delle putrelle, le cui forme rimandano all’analogia con l’elemento naturalistico del progetto (4). Non vi è dubbio che il quadro complessivo che emerge da questo studio per il nuovo impianto di San Giuliano a Marcianise, consente di recuperare all’interno di un’adeguata cornice casertana una più larga serie di brani di architettura organica, aprendo ulteriori chiavi di lettura sul significato di opere destinate a diversi contesti. Si tratta di modelli tipologici che legano la loro “genesi” al registro linguistico delle mie esperienze professionali sul crinale del Novecento, e che segnano una fase di personale ricerca espressiva: l’edificio della Scuola elementare De Sanctis a Marcianise (realizzata tra il 1987-92), il Centro di socializzazione per disabili a Capodrise (1989), il Museo del Mare a Castelvolturno (1997-99), le Stazioni dell’impianto di Teleferica tra Sessa Aurunca e il Monte Santa Croce a Roccamonfina (1997-99) (5).

Note – (1) Per un contributo alla conoscenza dell’attività professionale di questi personalissimi interpreti dell’architettura novecentesca, nei cui linguaggi espressivi si condensano eloquenti esperienze di “organicismo avanzato”, cfr. S. Costanzo, L’architettura moderna nel Meridione d’Italia (1930-2019), Edizione Giannini, Napoli 2019. (2) Il tema degli edifici sacri fu da me ripreso – qualche anno più tardi – in occasione di un master indetto dall’Università degli Studi di Bari (Corso di Perfezionamento postlaurea in Bioetica), in cui sviluppai un articolato lavoro di tesi dal titolo: “Dialogo interreligioso e spazi sacri. Il rinnovamento liturgico e le tendenze dei nuovi edifici di culto”. Relatore: Prof. A. Giacomo Manno, Candidato: Salvatore Costanzo, Anno Accademico 2006-07, Università degli Studi di Bari, Facoltà di Scienze della Formazione, Benevento 2008). Nella pubblicazione dell’opera (pp. 55-160), si veda, in particolare, lo scritto dedicato a “Le forme del sacro nel Movimento dell’architettura moderna: le chiese come espressione di uno stato d’animo”.

(3) Sul tema delle coperture degli edifici e del loro “umano significato”, riteniamo opportuno riportare qualche breve passo di Frank Lloyd Wright, caposcuola internazionale dell’architettura organica:“L’architettura organica considera la copertura una qualità non soltanto dello spazio ma dello spirito, la vede come fattore primario di ogni concezione che intenda costruire per l’uomo nel suo ambiente, intendendo l’uomo come legittimo elemento dell’ambiente. L’ambiente meteorologico è onnipresente e gli edifici devono essere lasciati fuori, alla pioggia (…)” (cfr. Testamento, di F.L. Wright, Einaudi, Torino 1963). (4) Cfr. S. Costanzo, G. D’Anna: Scheda contenuta nel catalogo redatto in occasione del “Concorso di idee, Complesso Parrocchiale di San Giuliano Martire”, a cura dell’Amministrazione Comunale di Marcianise, Mediagraph s.r.l., 2003. (5) Anche nella progettazione di quest’ultima opera organica (in particolare, la Stazione a valle dell’impianto di Sessa Aurunca), l’idea centrale racchiude il processo di definizione della forma con un riferimento naturalistico al mondo marino: la particolare distribuzione dello ‘schema allungato’ della composizione è da accostare alle fattezze di un crostaceo (penaeus monodon). Volendo pensare ad un  raffronto tra le più note testimonianze di architettura organica che legano la loro genesi alle forme della natura, riagganciando il discorso al campo degli edifici religiosi, non possiamo fare a meno di citare la creazione più singolare del nuovo organicismo italiano: la Chiesa all’Autostrada del Sole presso Firenze di Giovanni Michelucci, che si caratterizza per il coerente “rapporto tra struttura e forma”, la rigorosa articolazione funzionale, l’accurata scelta e trattamento dei materiali, inserendosi perfettamente nel contesto ambientale.

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