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‘Ndrangheta in Emilia, sequestrati beni per 10 milioni a faccendiere della cosca

La Dia di Bologna, con provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale tribunale, presieduto dal dottor Francesco Caruso, su proposta del procuratore della Repubblica, Giuseppe Amato, coadiuvato dalla dottoressa Beatrice Ronchi della Direzione distrettuale antimafia, ha sequestrato beni mobili ed immobili, per un valore di oltre 10 milioni di euro, a Francesco Falbo, 55 anni, originario di Cutro (Crotone) ma domiciliato a Sorbolo (Parma).

Falbo, pregiudicato in altre vicende giudiziarie, è emerso nell’indagine “Aemilia” quale collegamento tra l’organizzazione mafiosa operante nel contesto emiliano e l’imprenditoria locale, poiché entrato consapevolmente in rapporto con la ‘ndrangheta per trarne vantaggio. Nello specifico, è risultato coinvolto nel cosiddetto “affare Sorbolo”, imponente operazione di lottizzazione immobiliare con la quale veniva reimpiegato denaro della cosca “Grande Aracri” di Cutro, per cui sono stati già condannati, con sentenza passata in giudicato, diversi esponenti del sodalizio ‘ndranghetistico emiliano: Giuseppe Giglio, Giuseppe Pallone, Salvatore Cappa, Romolo Villirillo e Donato Agostino Clausi.

In tale contesto, Falbo, ideatore dell’operazione immobiliare e proprietario dei terreni che, passando da agricoli a edificabili, la avevano resa possibile, è stato rinviato a giudizio dinanzi al Tribunale di Reggio Emilia e deve essere giudicato per reimpiego di capitali illeciti con l’aggravante mafiosa. L’operazione di oggi, scaturita da accertamenti patrimoniali e finanziari svolti dalla Dia bolognese, ha permesso di dimostrare la sproporzione tra i redditi dichiarati da Falbo e i beni nella sua disponibilità; posizione condivisa dal tribunale che lo ha, inoltre, qualificato come “soggetto indiziato di appartenere alla associazione ‘ndranghetista operante in Emila Romagna, quantomeno a partire dal 2003”.

Con la collaborazione della Dia di Firenze e di Catanzaro, e dei carabinieri del comando provinciale di Parma, sottoposti a sequestro 23 immobili (tra fabbricati e terreni, in Emilia Romagna, Lombardia e Calabria), 6 società di capitali, 6 autoveicoli oltre a diversi rapporti bancari.

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