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La scuola riapre a settembre: ma c’è incognita delle “classi pollaio

Le scuole non riapriranno prima di settembre. Lo sospettavano tutti, ora ne abbiamo la conferma. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ufficializzato che l’anno scolastico 2019/2020, causa coronavirus, terminerà ‘a distanza’. Ma il Governo è già al lavoro per capire come gli studenti potranno tornare sui banchi il prossimo autunno, con quali regole. C’è infatti da preservare la loro salute.

La parola chiave è ‘distanziamento sociale’: come garantire che tra un alunno e l’altro ci sia uno spazio di almeno un metro? Quando si descrive lo stato della scuola italiana si sente spesso parlare di ‘classi pollaio’, con tanti ragazzi costretti trascorrere la giornata scolastica letteralmente gomito a gomito. Ma quanto è diffuso il fenomeno? In mancanza di rapporti ufficiali dedicati, per farci un’idea dello scenario, Skuola.net ha ripreso in mano il Focus del Ministero dell’Istruzione sui “Principali dati della scuola 2019/2020”. Un documento che, a dispetto di quanto si possa pensare, spinge a un cauto ottimismo sulla fattibilità della missione. Almeno stando, per rimanere nello stesso campo semantico, alla “media del pollo”.

Tutto sommato le nostre aule non sembrano così affollate. L’arresto della crescita demografica in Italia, associata al graduale superamento dei tagli di spesa che in passato hanno originato le ‘classi pollaio’, sembra aver riequilibrato la situazione, almeno a livello medio. E non sono solo sensazioni, anche qui i dati parlano chiaro: lo stesso report spiega che dall’anno scolastico 2015/2016 ad oggi gli alunni sono diminuiti quasi del 4% e i posti comuni assegnati ai docenti sono aumentati di poco meno dell’1%, il tutto a fronte di una sostanziale stabilità del numero di sezioni. Insomma, meno persone, stesso numero di classi e più insegnanti (incluso il tanto dibattuto organico di potenziamento di renziana memoria). Così unendo tutti gli iscritti censiti negli istituti statali d’Italia – quasi 7,6 milioni – e dividendoli per il numero delle classi – circa 370mila – si ottiene una media di 20 alunni per classe (per la precisione 20,55); studente più studente meno.

Dalle elementari alle superiori il quadro cambia poco – Una proporzione che si mantiene stabile, con lievi scostamenti in alto o in basso, per tutti i gradi di istruzione. I picchi maggiori si riscontrano nella scuola dell’infanzia (negli asili gli alunni per sezione sono 21,32) e nella secondaria superiore (21,63 studenti per classe), i livelli più bassi nella scuola primaria (alle elementari solo 19,07 alunni per classe), in mezzo le scuole medie (20,89). Ovviamente questa analisi si ferma al livello di dettaglio concesso dai dati disponibili, non è possibile sapere come cambi la media degli alunni per classe nei vari anni di ciascun ciclo. Fino alle scuole medie, dove gli studenti bocciati sono davvero una rarità, si tratta di un compromesso del tutto accettabile. Il numero di studenti per anno di corso è tutto sommato abbastanza costante. Discorso un po’ diverso alle secondarie di secondo grado, dove la dispersione scolastica e la strage di rimandati al primo anno assottigliano le fila anno dopo anno: a settembre, ad esempio, per 538.000 studenti ai nastri di partenza del primo superiore ne “rimanevano” 463.000 in quinto.

La situazione nelle Regioni – Oscillazioni più sensibili, ma non così ampie, si registrano invece tra le varie Regioni. Partendo dagli asili, l’affollamento maggiore si osserva in Liguria (23,04 bambini per sezione) quello minore in Molise (18,18). Alle elementari, invece, sono Lombardia ed Emilia-Romagna (rispettivamente con 20,36 e 20,57 alunni per classe) le regioni potenzialmente più in difficoltà; Molise (16,10), Calabria (16,57) e Basilicata (16,74) le più ‘scariche’. Alle medie è la Sardegna la regione in cui ci potrebbe essere più spazio tra i ragazzi (18,31 gli studenti per aula), che si lascia dietro il solito terzetto Molise (18,51), Calabria (18,66) e Basilicata (18,72); al contrario, l’Emilia-Romagna è la regione col dato nettamente più alto (22,50 studenti per classe). Infine le scuole superiori: notevole lo scostamento tra la Sardegna (19,04 ragazzi per aula) e, ancora una volta, l’Emilia-Romagna (22,81).

Maggiori difficoltà nel Centro-Nord – Volendo fare un discorso generale, di prospettiva, gli istituti con i grattacapi maggiori nel dover disegnare il ritorno a scuola dovrebbero trovarsi soprattutto nell’area centro-settentrionale d’Italia: qui tutte le regioni, a qualsiasi grado scolastico, viaggiano sopra la media (specie, come visto, l’Emilia-Romagna); discorso opposto per il centro-sud, dove ci si attesta quasi sempre sotto il dato medio (con le uniche eccezioni di Lazio e Puglia, che sono sui livelli delle regioni del nord). Certo, stiamo parlando di massimi sistemi. Bisognerà poi valutare le singole situazioni. Le variabili sono molteplici, in primis la dimensione dell’aula: anche pochi studenti, se concentrati in pochissimi metri quadri, potrebbero rappresentare un problema. O la presenza di alunni disabili – sempre secondo il Report se ne contano, in media, poco meno di uno (0,7) per classe – che magari hanno bisogno di un insegnante di sostegno (che significa una persona in più in aula). Così come l’età fa la sua differenza: molto più facile convincere un adolescente a mantenere le distanze dagli altri rispetto a un bambino piccolo. Delle differenze di iscritti tra annate è stato detto. Ma le premesse sono quantomeno incoraggianti. Ed è già una buona notizia.

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