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Coronavirus, mai così pochi nuovi casi. Fase 2: esperti pensano a 3 macroaree

I casi totali in Italia di coronavirus sono 172.434: 3.493 più di ieri. 22.745 le vittime, con un aumento rispetto a ieri di 575 (ieri l’aumento era stato di 525). 42.727 le persone guarite in Italia dopo aver contratto il coronavirus, 2.563 più di ieri (ieri l’aumento dei guariti era stato di 2.072). Non erano mai state dichiarate tante guarigioni in un giorno come oggi. Sono ancora ricoverate con sintomi 25.786 persone, 1.107 meno di ieri. Buone notizie per le terapie intensive che scendono di 124 posti (61 in Lombardia).

L’aumento dei malati (ovvero le persone attualmente positive) è stato pari a 355 unità (ieri erano stati 1189) mentre i nuovi contagi rilevati nelle ultime 24 ore sono stati 3493 (ieri 3786). Questi due dati vanno però analizzati solo considerando il fatto che sono strettamente collegati al numero di tamponi fatti. E oggi ne è stato fatto un numero record, 65.705 (ieri 60.999).  Il rapporto tra tamponi fatti e casi individuati è di 1 malato ogni 18,8 tamponi fatti, il 5,3. Il dato più basso all’inizio dell’epidemia.

“I dati di questi giorni ci indicano che si è alleggerita la pressione sulle strutture ospedaliere, è un dato che si è consolidato. E’ stato fatto un grande lavoro svolto negli ospedali, la curva dei contagi ha rallentato”, ha detto Angelo Borrelli, capo della Protezione civile.

Intanto, si cerca una linea comune tra governo e regioni per la fase 2, ma Lombardia e Veneto accelerano. Allo studio dell’Esecutivo riaperture differenziate per macroaree a seconda della diffusione del contagio. L’Iss invita alla cautela: le zone rosse saranno cruciali per il post lockdown.

Coronavirus, studio fase 2 per macroaree: verifica in 15 giorni – Riaperture differenziate per macroaree a seconda della diffusione del contagio, con un monitoraggio dopo 15 giorni per verificare la tenuta del contenimento e, in caso contrario, procedere a nuove chiusure. E’ l’ipotesi, a quanto apprende l’Ansa, su cui stanno lavorando gli esperti che dovranno fornire al governo gli indirizzi generali per la fine del lockdown. Stando a questa ipotesi, l’Italia verrebbe sostanzialmente suddivisa in 3 macroaree (nord, centro e sud) in base alla diffusione del contagio.

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