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Pratiche false per permessi di soggiorno, 2 arresti a Novara

La Polizia di Stato di Novara ha interrotto un giro di pratiche irregolari per fare ottenere permessi di soggiorno. Dalle indagini condotte dagli agenti della Squadra mobile e dell’ufficio Immigrazione è emerso che gli stranieri registravano, su consiglio di un’agenzia per stranieri e di un tributarista, ditte individuali fittizie producendo falsi bilanci e finte fatture, per ottenere il permesso di soggiorno. Due le misure cautelari nei confronti di due professionisti e oltre trenta i denunciati.

Gli investigatori, durante il 2018, hanno riscontrato anomalie su alcune istanze di rinnovo del permesso di soggiorno depositate da cittadini stranieri. In particolare, gli approfonditi accertamenti amministrativi dell’ufficio immigrazione, hanno consentito di ipotizzare l’esistenza di “un vero e proprio meccanismo fraudolento finalizzato a trarre in inganno la pubblica amministrazione, e volto all’emissione o al rinnovo dei titoli di soggiorno” è stato spiegato in Questura.

L’attività investigativa ha permesso di accertare che, oltre trenta pratiche, erano viziate da varie irregolarità: i richiedenti, in realtà, non prestavano alcuna attività lavorativa, a differenza di quanto veniva dichiarato e documentato con la presentazione delle domande di rilascio o di rinnovo del permesso di soggiorno. In particolare, coloro che presentavano istanza, secondo quanto emerso, al fine di giustificare il loro volume d’affari, presentavano all’ufficio immigrazione delle fatture per delle operazioni inesistenti, e dei falsi bilanci predisposti, “ad hoc”, da un tributarista compiacente con l’agenzia di pratiche.

A seguito delle evidenze investigative, visto il numeroso materiale probatorio raccolto (sia documentale che informatico), la procura ha richiesto al gip l’emissione di una misura cautelare nei confronti dei due principali attori del meccanismo fraudolento. L’autorità giudiziaria ha emesso nei confronti di un tunisino di 54 anni, titolare dell’agenzia di pratiche per stranieri, la misura cautelare degli arresti domiciliari, mentre nei confronti di un 48enne italiano, il tributarista connivente, la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza.

L’attività d’indagine successiva, con il coordinamento della Procura di Novara e gli investigatori della Mobile di Novara, ha fatto emergere un vero e proprio collaudato “sistema” che permetteva di eludere le normative sull’immigrazione: i cittadini stranieri, seguendo le direttive del titolare di una nota e compiacente “agenzia di pratiche per stranieri” in città, registravano delle ditte individuali con lo scopo di dimostrare la presenza di un reddito e un volume di affari, che avrebbero consentito di ottenere il titolo di soggiorno od il rinnovo dello stesso, pur in assenza dei requisiti. IN ALTO IL VIDEO

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