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Whirlpool, lavoratori protestano a Roma con il “funerale della lavatrice”

Va in scena a Roma lo sciopero nazionale dei lavoratori della Whirlpool proclamato da Fiom, Uilm e Fim contro la decisione dell’azienda di cedere lo stabilimento di Napoli dove sono impiegati oltre 400 dipendenti. I lavoratori sono giunti in autobus da Campania, Toscana e Marche: in 1500, da piazza della Repubblica, dove si sono radunati, hanno raggiunto la sede del Ministero dello Sviluppo Economico. In testa al corteo il “funerale della lavatrice”, con quattro lavoratori a portare una lavatrice con sopra una croce.

La protesta nasce contro la scelta dell’azienda di avviare la procedura di cessione dello stabilimento napoletano di via Argine, dove si producono lavatrici, a Prs (Passive Refrigeration Solutions), società con sede legale a Lugano, in Svizzera. Un atto “in aperta violazione dell’accordo di ottobre 2018”, ribadiscono i sindacati, che chiedono all’azienda di ritirare la procedura e sedersi al tavolo per ripartire dall’accordo di ottobre scorso che parlava “di investimenti e non di cessioni”.

A sfilare insieme ai lavoratori anche il segretario della Cgil Maurizio Landini. “Penso sia necessario che la multinazionale prenda atto che così non si va da nessuna parte. – ha detto Landini – E’ necessario che le decisioni che ha preso siano sospese e sia possibile riaprire una trattativa vera. Il nostro obiettivo – spiega il numero uno del sindacato – è molto chiaro: c’è un accordo che va rispettato e non si può parlare né di chiusure né di licenziamenti, si devono invece trovare soluzioni che siano in grado di dare garanzie perché un’azienda che chiude è persa per sempre. E noi non siamo disponibili ad accettare che napoli e il mezzogiorno paghino un prezzo tale”.

Per Landini una multinazionale come Whirlpool “deve essere esplicita e chiara nei confronti del governo e del paese, non vediamo ragioni di mercato che portino al disimpegno in italia, non si può passare da accordi firmati al ministero a pensare che ciò che si è detto sia carta straccia. C’è un problema di affidabilità e rispetto dei lavoratori”. Poi l’appello: “il governo deve svolgere il proprio ruolo con strumenti di politica industriale, il ministro e il governo superino il ruolo di soggetti che gestiscono singole crisi”.

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