Napoli

L’ultimo saluto a Luciano De Crescenzo: “Napoli perde un uomo d’amore”

“Luciano ha rappresentato una pagina straordinaria della Napoli dell’affetto, della Napoli del sorriso”. Così Renzo Arbore, intrattenendosi brevemente con i giornalisti prima dell’inizio delle esequie di Luciano De Crescenzo nella gremitissima basilica di Santa Chiara a Napoli. In chiesa, con la figlia di De Crescenzo, Paola, e gli altri familiari, anche l’attrice Marisa Laurito, l’assessore alla cultura del Comune di Napoli, Nino Daniele (in rappresentanza del sindaco Luigi de Magistris, impegno a Palermo per la commemorazione di Paolo Borsellino), il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il sociologo Domenico De Masi, la delegata alla Cultura della Città metropolitana Elena Coccia e tanti altri rappresentanti del mondo dello spettacolo, della politica e della società civile.

“Napoli perde un uomo d’amore” – Il rito è celebrato da padre Giovanni Paolo Bianco davanti ai cittadini che hanno voluto rendere omaggio all’ingegnere filosofo che ha saputo interpretare l’animo partenopeo: “Ha dato onore alla città, sapeva parlare alla gente. Napoli perde un grande uomo, un uomo d’amore”. “Il mare nei suo occhi e il Vesuvio nel suo cuore” dice padre Bianco sull’altare. Nella navata tre minuti di applausi. “Figlio di questa terra – aggiunge il parroco – Luciano De Crescenzo ha sempre sottolineato il suo essere napoletano. Pensava e lasciava pensare. Filosofo, ha saputo tradurre in linguaggio semplice i grandi pensatori e si è definito uomo d’amore, ha definito i napoletani un popolo d’amore. Faceva parte di una tv dove non si gridava, ed è bello consegnare il suo insegnamento a tanti giovani che oggi sono dietro una tastiera e perdono la bellezza dell’incontro”. Padre Bianco poi legge alcuni versi di “Era de maggio”: “Napoli ha perso un grande figlio”.

La salma sarà tumulata a Furore – Concluso il rito funebre, la salma di De Crescenzo è partita alla volta di Furore, in Costiera Amalfitana, dove sarà tumulata. Accompagnato da un applauso, il più lungo e sentito tra quelli che si sono susseguiti dall’inizio alla fine delle esequie napoletane celebrate nella Basilica di Santa Chiara, nel cuore di Napoli, il feretro dello scrittore ha attraversato la navata della basilica mentre i presenti invocavano il suo nome a gran voce. Sulla bara qualcuno ha adagiato una sciarpa della squadra partenopea. E’ stata diffusa la canzone napoletana “Era de’ Maggio” molto amata dallo scrittore, basata sui versi di una poesia del 1885 di Salvatore Di Giacomo.

Una strada a suo nome – “Il Comune di Napoli ricorderà Luciano De Crescenzo intitolandogli una strada. E abbiamo scelto di intitolargli Vico Belledonne”. Accolto da un fragoroso applauso, lo ha annunciato l’assessore alla Cultura di Napoli, Nino Daniele, durante il discorso nella basilica di Santa Chiara. Vico Belledonne è una stradina nel cuore del quartiere Chiaia, il ‘salotto buono’ della città.

Gleijeses: “Fu minacciato per la scena del camorrista” – “Per la scena del camorrista, nel film “Così parlò Bellavista”, Luciano De Crescenzo venne minacciato dalla camorra. Lui non lo ha mai detto”. La ha reso noto l’attore Geppy Gleijeses durante le esequie. Gleijeses faceva parte del cast della pellicola e interpretò quella scena, in cui De Crescenzo, nei panni del professor Bellavista, si rivolge a un esattore del pizzo inviato dai clan concludendo: “Voi camorristi fate una vita di m…, sicuro che vi conviene?”.

Arbore e l’aneddoto sul sangue di San Gennaro – E’ sospeso tra malinconia e sorriso il ricordo che Renzo Arbore fa del suo carissimo amico Luciano De Crescenzo, scomparso tre giorni fa a Roma all’età di 90 anni, al quale si rivolge guardando la sua foto, posta accanto al feretro. Con la verve che lo contraddistingue, dopo averne ricordata la figura di scrittore e uomo di cultura, con la voce rotta dalla commozione, Arbore racconta un singolare aneddoto. Insieme stavano girando il film “Il Papocchio”, a Caserta, di cui sono coautori. Per volere dello scrittore, quel giorno, le riprese vengono interrotte per recarsi a Napoli alle celebrazione del miracolo di San Gennaro di maggio, che si svolge nella Basilica di Santa Chiara, proprio dove oggi si sono svolti i suoi funerali. Tutto il cast, da Isabella Rossellini a Roberto Benigni, si reca nel capoluogo partenopeo per la assistere cerimonia. La liquefazione del sangue del santo custodito nella teca ritarda e De Crescenzo chiede insistentemente a Benigni (“che era comunista”, ricorda Arbore) di inginocchiarsi. Lui tentenna ma poi decide di esaudire il desiderio di De Crescenzo e il miracolo si compie, “proprio nel preciso momento in cui l’attore ubbidisce: non è una leggenda ma la verità”.

Laurito: “Mi ha illuminato la vita” – Toccante anche il ricordo dell’amica di sempre, Marisa Laurito, il cui racconto, con la voce rotta dall’emozione, è stato più volte interrotto dagli applausi dei presenti. “Mi dicevi: ‘Marisa tutto cambia’. Ma c’è una cosa che non cambierà mai ed è il bene che ti voglio e l’amore che tutti ti vogliamo. Grazie hai illuminato la mia vita”. Un ricordo seguito alla lettura della prefazione del libro “Panta Rei” (Tutto Scorre) di Luciano De Crescenzo, che in poche pagine sintetizza la vita dello scrittore.

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