Cronaca

Fiaccolata per Pamela, abbraccio tra la madre e un nigeriano: “Basta sangue e violenza”

di Redazione

Ha preso coraggio e facendosi largo tra la folla ha raggiunto la mamma di Pamela, Alessandra Verni, che sfilava con gli abitanti di Macerata in memoria della figlia trovata morta a Pollenza (Macerata). “Ci metto la faccia – le ha detto un giovane nigeriano nel faccia a faccia ripreso e mandato in onda dalle telecamere di Mattino 5 – e chiedo scusa per quello che è successo anche a nome della mia comunità: basta sangue e violenza, uniamoci per la pace”. Scuse accettate dalla madre della vittima.

Un giovane nigeriano ha voluto incontrare la madre di Pamela alla fiaccolata di Macerata in ricordo della 18enne fatta a pezzi e ritrovata nelle campagne di Pollenza. A riprendere il toccante faccia a faccia le telecamere di Mattino 5: “Voglio chiedere scusa per tutto quello che le è stato fatto, non so se può servire, ma chiedo scusa a nome di tutta la mia comunità”, ha detto il ragazzo africano, guardando negli occhi la madre della vittima. “Prego Dio che le violenze finiscano qua, che non ci sia altro sangue, dobbiamo unirci per la pace”, ha concluso l’uomo.

Un gesto accolto con favore dalla mamma di Pamela: “Io ti ringrazio e accetto le tue scuse – ha risposto la donna – ma non sei tu che hai fatto a pezzi mia figlia, non sei tu che devi scusarti o prenderti colpe di altri”. La madre ha quindi auspicato l’unità: “Spero che ora vi mettiate tutti assieme a sconfiggere la criminalità”.

“Ho parlato con la mamma di Pamela, la ammiro per il coraggio e il senso di responsabilità”. Così la presidente della Camera Laura Boldrini a Radio Popolare sulla vicenda di Macerata. “La mamma della vittima – ha continuato – mi ha detto: ‘Non voglio vendetta, fermate chi vuole fare vendetta, voglio solo giustizia’. E’ una grande lezione di civiltà”. “Ci incontreremo – ha concluso. – Penso che i feriti debbano essere attenzionati, sapere come stanno, essere considerati vittima, sono prova di come una società può perdere la bussola”.

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