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“Torna a casa Giuseppe”, il caso del bimbo investito senza assistenza medica

Giugliano (Napoli) – Di risonanza nazionale sta diventando ultimamente il caso di Giuseppe Martinelli, un bimbo di 5 anni, di Giugliano in Campania, che due anni fa è stato investito da un’auto in corsa, in viale Unità d’Italia, mentre era in vacanza a Formia, sul litorale del Basso Lazio.

Da quel tremendo giorno dell’agosto 2014, il piccolo è costretto in un letto di ospedale, lontano da casa e incapace di mangiare e addirittura respirare senza le macchine. Sono condizioni permanenti che non consentiranno a Giuseppe di crescere in serenità e di vivere l’infanzia e la vita che ogni essere umano è degno di avere. La questione, tuttavia, non si ferma al tragico epilogo principalmente medico della vicenda, ma anche a quello burocratico.

“Giuseppe è divenuto ostaggio della burocrazia”, afferma il legale della famiglia, Luigia Martino. Sì, perché Giuseppe non può lasciare il Bambin Gesù di Roma in quanto l’Asl Napoli 2 Nord non ha ancora garantito l’assistenza necessaria ad effettuare la dimissione protetta. La questione si è aggravata dal fatto che la madre Melania non può più essere presente accanto al figlio perché ricoverata al Policlinico di Napoli per una gravidanza a rischio.

“Giuseppe è rimasto solo”, dichiara l’avvocato Martino in un’intervista rilasciata al Corriera della Sera. “Costretto – continua – a stare lontano dai genitori. È accudito dal personale dell’ospedale, certo, ma non può vedere la madre. Il padre Luca fa quello che gli è possibile; si sposta in continuazione tra Napoli e Roma, ma non può certo abbandonare il lavoro”.

Il bimbo cerca di far sentire la sua presenza battendo le palpebre e nella tenerezza di un gesto così semplice e allo stesso tempo straordinario, per un paziente che versa in tali condizioni, c’è tutta la drammaticità di una storia senza fine.

Giuseppe ha bisogno di un’assistenza continua. Ad esempio, ogni ora deve essere girato per evitare che si formino delle piaghe da decubito, ha bisogno di qualcuno che liberi le cannule dai muchi e anche di essere lavato. Per questi motivi, probabilmente l’unico sollievo sarebbe quello di tornare nella sua casa di Giugliano e i genitori con i medici si sono già da settembre mobilitati richiedendo alla Asl tutto il necessario per organizzare il suo ritorno.

“Le dimissioni – prosegue il legale – sarebbero dovute avvenire ieri (21 febbraio). Ma è impossibile, ad oggi mancano molte cose. È arrivato il letto, ma non il materasso. Non sappiamo se il bimbo potrà mai avere l’assistenza necessaria richiesta dai medici. È incredibile che l’Asl non si sia degnata di rispondere alle nostre sollecitazioni sino a quando non abbiamo iniziato a informare i media di quanto stava avvenendo”.

“A ottobre – chiarisce Martino al quotidiano – i genitori hanno fatto una richiesta di assistenza continua. Poi (a fine gennaio secondo l’Asl) un’equipe di specialisti napoletani è andata a Roma, per capire quali fossero le condizioni del bimbo. Dopo quella visita però non è successo nulla”. L’Asl si è poi ripresentata venerdì 19 febbraio, alle ore 20.

Una situazione di stallo che la famiglia di Giuseppe ha cercato di smuovere in tutti i modi, soprattutto rivolgendosi al mondo del web. Creati la pagina facebook “Giuseppe torna a casa” (clicca qui) e un hashtag. La notizia è diventata virale e la pagina in breve tempo ha totalizzato più di 3200 “mi piace”.

“Ho ricevuto anche una telefonata dalla regione – aggiunge l’avvocato – la speranza è che si possa trovare una soluzione”. Sul caso, infatti, molte sono state le personalità politiche intervenute che si sono dichiarate vicine alla famiglia: tra le quali, in primo luogo, il presidente della Regione, De Luca. “Siamo impegnati e mobilitati per consentire cure e assistenza al piccolo Giuseppe”, aveva scritto in un post su facebook.

“L’Asl Napoli 2, in sinergia con l’ospedale Santobono e i competenti uffici regionali, in considerazione anche dello stato di salute della mamma di Giuseppe, predisporranno in via eccezionale l’assistenza richiesta” aveva poi concluso. Ha seguito anche il consigliere regionale Gianpiero Zinzi che ha scritto un post sul famoso social network esordendo con la frase: “Ci sono battaglie che non possono conoscere divisioni”.

Proprio sulla pagina facebook ufficiale del caso, i parenti del piccolo fanno sapere che martedì 23 febbraio sarebbe stato il “giorno della verità”, infatti, è proprio in questo giorno che dovrebbe essere emanato il provvedimento dell’Asl Napoli 2 Nord che assicurerebbe alla famiglia Martinelli l’assistenza domestica per il bimbo.

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