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“Onore al presidente dell’Iran”, ma è il premier dell’Iraq. Renzi si indispettisce

Roma –  “Onore al presidente dell’Iran”. Solo che, accanto al premier Matteo Renzi, c’era Haider al-Abadi, primo ministro dell’Iraq. E’ successo durante il picchetto d’onore a Palazzo Chigi, a Roma. L’errore è stato del militare chiamato a recitare la consueta formula di benvenuto. Renzi si è subito accorto della gaffe e non ha nascosto la sua disapprovazione fulminando con lo sguardo il soldato. Superato l’imbarazzo è poi iniziato il faccia a faccia.

“Abbiamo parlato dei prossimi lavori di consolidamento della diga di Mosul, che sono assegnati alla italiana Trevi, leader mondiale nel settore. – ha detto Renzi al termine dell’incontro – I due governi collaboreranno insieme per la sicurezza dell’area in chiave difensiva. Ne avevamo già parlato con Obama e siamo convinti di poter fare un ottimo lavoro con gli amici del governo iracheno in logica di totale condivisione e collaborazione”.

“I terroristi senza scrupoli dell’Isis devono sapere che perderanno la loro battaglia. L’Iraq, e con l’Iraq tutta la comunità internazionale, vincerà questa sfida, non solo attraverso la Coalizione internazionale ma anche attraverso il lavoro delle nostre comunità culturali, economiche e diplomatiche”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.

“L’Italia è uno dei Paesi più impegnati nella coalizione internazionale contro Daesh – ha concluso Renzi -. Abbiamo oltre 700 uomini impegnati. Per numero e qualità siamo tra i più presenti”.

“La diga di Mossul rappresenta una questione molto importante per noi perché garantisce l’acqua dell’area – ha spiegato al-Abadi -. Il periodo nel quale è stata sotto il controllo di Daesh ha avuto un impatto negativo sui lavori di manutenzione e ora serve un intervento di ripristino. Grazie all’italia per il suo impegno con un’azienda che è leader nel mondo”.

“Grazie a polizia e carabinieri italiani che addestrano le forze di polizia irachene che devono svolgere un ruolo vitale e importante nelle zone liberate dall’Isis – ha continuato il premier iracheno -. Non vogliamo mantenere i militari nelle città e nelle province liberate, devono essere consegnate alle forze della polizia.

Inevitabile un riferimento all’emergenza immigrazione. “Abbiamo tre milioni di profughi iracheni, tanti sono stati uccisi e molte donne sono state prese schiave – ha concluso al-Abadi -. Siamo felici della presenza delle aziende italiane in Iraq. Ci auguriamo l’arrivo di altre realtà, vogliamo rafforzare la collaborazione e attirare nuove investimenti. In Iraq ci sono 18 province, Mosul è solo una. Ce ne solo altre 17 in cui investire. Vogliamo garantire la stabilità, come a Ticrit, dove abbiamo ripristinato scuola, sanità, strade. Abbiamo bisogno di investimenti per ripristinare i servizi per far tornare i profughi”.

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