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Milano, l’ultimo saluto al “maestro” Umberto Eco al Castello Sforzesco

Milano – E’ stato dato, nella giornata di martedì, l’ultimo saluto allo scrittore e semiologo Umberto Eco scomparso all’età di 84 anni lo scorso venerdì sera.

Al Castello Sforzesco di Milano, una gran folla ha salutato lo scrittore durante la celebrazione di un funerale laico. L’addio ad una personalità importante che era riuscita con i propri studi a mettere in risalto il campo della comunicazione, spesso considerata materia di seconda mano.

Presenti alla cerimonia personaggi importanti come Roberto Benigni e la moglie Nicoletta Braschi, Carlo De Benedetti con la moglie, i sindaci di Milano, Giuliano Pisapia e Torino, Piero Fassino, i ministri dei Beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, e dell’Istruzione Stefania Giannini. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha mandato, dopo il telegramma alla famiglia, una corona con corazzieri. 

Presenti anche la presidente della Rai Monica Maggioni e il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto. I vertici dell’Università di Bologna hanno portato a Milano la toga dell’Alma Mater dove Eco era professore da oltre 41 anni.

Il feretro ha lasciato la casa dello scrittore poco lontana dal castello scortato da cinque agenti in moto della Polizia locale. La bara, ricoperta da fiori bianchi, è uscita dal portone dell’abitazione accompagnata da applausi.

“Grazie per il tuo coraggio culturale e civile, grazie per essere stato l’interprete dell’anima di questa città – ha detto il sindaco Giuliano Pisapia che ha preso la parola al funerale – Umberto sei stato, sei e sarai l’orgoglio di questo Paese non solo uno studioso ma un uomo in grado di parlare con tutti”.

“Eco andava guardato come si guarda un quadro o un paesaggio. Si capiva e si vedeva che in quei silenzi consultava la sconfinata biblioteca che era dentro di sè”, ha dichiarato il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “In quei silenzi – ha aggiunto – stava cercando e lavorando. Grazie Maestro per aver guardato per tutta la vita fuori da quella finestra per noi”.

Rita Rossa, sindaco di Alessandria, con indosso la fascia tricolore, ha accarezzato la bara. “Eco amava Alessandria ed era amato dagli alessandrini”, ha detto ricordando che all’ultima calamità naturale lui aveva anche donato un’ingente somma senza volere che la notizia fosse resa pubblica.

A concludere il rito le note de La follia di Arcangelo Corelli che Eco e Gianni Coscia, avvocato e grande fisarmonicista alessandrino, suonavano sempre insieme. L’uomo, conosciuto come semiologo e scrittore, era anche esperto di filosofia e linguistica. Nel 1988 aveva fondato il Dipartimento della Comunicazione dell’Università di San Marino. Dal 2008 era professore emerito e presidente della Scuola Superiore di Studi Umanistici dell’Università di Bologna. Mentre dal 12 novembre 2010 Umberto Eco era socio dell’Accademia dei Lincei, per la classe di Scienze Morali, Storiche e Filosofiche.

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