Aversa

Elezioni, un “appello” a Mariano D’Amore e Nicola Graziano

Aversa – Chi ha un potenziale positivo che può spendere per Aversa e non lo fa non può non essere biasimato, soprattutto se hanno incarichi pubblici, nel senso di svolgere pubbliche funzioni quali, esempi non a caso, docenti o magistrati.

Non rimango nel vago, lancio subito l’appello alle due persone che ho in mente, facendone i nomi in rigoroso ed esclusivo ordine alfabetico: Mariano D’Amore (nella foto) e Nicola Graziano.

I due, con i quali spesso ho avuto l’onore di confrontarmi, anche se i nostri rapporti hanno avuto alterne fortune, il più delle volte a causa di incomprensioni reciproche, hanno un dovere verso la loro città. Come diceva don Milani, per essere onesti non basta non sporcarsi le mani, perché basterebbe tenerle in tasca.

Siamo di fronte a due menti che hanno quel quid in più che li distingue dagli altri. Forse siamo anche di fronte a due caratteri scontrosi, particolari, diversi tra loro. Forse non sono simpatici a molti. Quello che è certo, però, è che rappresentano, entrambi, una risorsa per Aversa. Una risorsa che in questo momento rappresenta anche una speranza. Al di là dell’ideologia e della Politica con la “P” maiuscola, (come dice un mio caro amico “per asfaltare una strada e consentire una vita dignitosa ai cittadini di una città di cinquantamila abitanti l’ideologia c’entra poco”) Nicola e Mariano possono fare molto per Aversa. Già ognuno per suo conto, chissà, poi, se ci fosse il miracolo di vederli insieme.

Qualcuno dirà che in altri tempi li ho avversati. E’ vero. Ero meno maturo io ed erano meno maturi loro e c’erano altri nomi in campo. Oggi la realtà è una sola: abbiamo il deserto. In giro vedo foto di candidato a sindaco che sembrano essere in visita ad una casa circondariale se si osservano con attenzione chi li contorna. Ci sono, poi, giovani ai quali un po’ di ulteriore gavetta non guasterebbe. Se vogliamo escludere, anche per dare un risveglio anagrafico ad Aversa, tutti quelli che hanno oltre i 55/60 anni nonostante siano ancora più che rispettabili, allora sono questi i due nomi che, a mio modesto avviso, meglio potrebbero rappresentare l’amministrazione della nostra città.

Sappiamo che Nicola Graziano, dopo l’esperienza politica di qualche anno fa, ha scelto di vivere ecletticamente dividendosi tra diversi settori, anche se il fine ultimo è quello del bene collettivo e della difesa sociale. Dall’altra parte, Mariano D’Amore si è dato animo e corpo alla docenza universitaria con altrettanti brillanti esiti.

Chiedo loro, e penso di interpretare il pensiero di tanti, di scendere in campo, anche insieme, per dare una svolta sociale a questa nostra Aversa. Capisco e comprendo anche le perplessità da voi avanzate: non ci lasceranno amministrare liberamente, subiremmo il ricatto continuo dei mestieranti della politica che sarebbero presenti in consiglio. Allora, e concludo, sceglietevi una cinquantina di aversani degni, componete due o tre liste e mettetevene a capo. Se andrete/andremo alla deriva almeno ci avremo tentato. Non sarà colpa vostra, ma degli aversani.

La risposta di Mariano D’Amore

Caro Nicola,

ti ringrazio per l’attestato di stima e per l’accostamento, che mi onora, con una personalità come quella di Nicola Graziano. Sono soprattutto felice che la “maturità”, come tu scrivi, ci abbia regalato una nuova e spontanea sintonia, dopo anni nei quali non sempre ci siamo compresi. In effetti, leggo in alcune tue riflessioni, e in alcune di quelle che sto facendo io in questi giorni, il segno della fase della vita che stiamo vivendo.

In questi ultimi anni ho avuto il privilegio, grazie al mio lavoro, di lunghi periodi all’estero. Ho potuto così misurare, in modo più approfondito e consapevole, la distanza che ormai ci separa da altre comunità, in termini di organizzazione sociale, di opportunità di crescita personale e di qualità della vita. Ho anche potuto verificare come, in molti casi, un patrimonio storico e culturale molto meno ricco del nostro sia stato sufficiente per alimentare il benessere di interi territori.

Oggi – a cinquant’anni – mi sento difronte a un bivio: trasferirmi altrove, offrendo alla mia famiglia e a me stesso opportunità migliori di quelle che, purtroppo, offre la nostra terra, oppure rimanere qui, accettando la sfida, certamente più lunga e difficile, di provare a cambiarla, la nostra terra. Una terza via avrebbe il senso di una sconfitta.

Tu ed io apparteniamo a una generazione che ha coltivato il sogno del cambiamento, fondandolo su idee semplici. Bastava allora definirsi “di sinistra” per sentirsi dalla parte di ciò che era nuovo, giusto, onesto. La vita ci ha poi insegnato che la realtà è più complessa.

Noto che tu, oggi, fai semplicemente appello alla categoria degli “aversani”, e hai ragione. Se c’è una possibilità di cambiamento questa passa attraverso la capacità di ascoltare le persone e di unirle attorno a poche, chiare priorità per Aversa e il suo territorio, attorno a un’idea netta di etica pubblica e di buona amministrazione. I presunti steccati politico-ideologici servono solo a fare in modo che non si crei mai la “massa critica” per un effettivo cambiamento e che mai nulla di buono e di nuovo possa emergere ad Aversa.

Tu ci richiami ai doveri verso la nostra Città. Ci vuole coraggio, oggi, ad assumere responsabilità di governo in un territorio difficile e con la scarsità di mezzi nella quale si dibattono le amministrazioni locali. Eppure non c’è altra strada. Il cambiamento non si fa nei salotti o seduti alle proprie scrivanie. Non è sufficiente fermarsi ai “laboratori d’idee”, da consegnare alla classe politica cittadina. Ma a quale classe politica? Mi torna in mente l’insegnamento di un grande politico che diceva: “Le idee camminano sulle gambe degli uomini”.

Tu concludi con l’invito a me e a Nicola Graziano a “scegliere” un cinquantina di aversani “degni” per comporre due o tre liste per le prossime amministrative. Presumo che gli aversani non stiano aspettando me o altri per farsi candidare. Credo, invece, che possano esserci 50 aversani che abbiano qualcosa da dare piuttosto che da chiedere alla politica, che siano disponibili a metterci la faccia, la testa, il cuore. Immagino che tu sia tra questi 50. Io ci sono. Vediamo chi altro c’è. 

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