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Renzi sale in cattedra: vi spiego che cos’è “La buona scuola”

Roma – Una lavagna, dei gessetti e sorrisi ammiccanti, il premier Matteo Renzi si improvvisa “professore” e spiega con parole semplici che cos’è per il governo il ddl buona scuola.

Dopo giorni di forti proteste, Renzi cerca  di rispondere in modo diplomatico. Nel video, che dura circa 17 minuti, il capo del governo promette di essere breve e afferma di essere molto contento dell’attenzione mediatica che in questo periodo vive la scuola italiana.

“Certo – aggiunge – non apprezzo i toni, le polemiche e i boicottaggi di chi non vuole far partecipare i ragazzi agli Invalsi ma bene che la scuola sia al centro”.

In seguito, maneggiando un gessetto, segna i vari punti della riforma: 1)alternanza scuola – lavoro, 2)più cultura umanistica, 3) più soldi agli insegnanti, 4) autonomia, 5) continuità dell’educazione educativa.

Il premier cerca di argomentarli in modo sintetico. Per quanto concerne il primo, Renzi afferma che “l’alternanza funziona in Germania, in Svizzeri, in Austria e in Alto Adige e in Italia dovrebbe sussistere per ridurre il 44% della disoccupazione giovanile”.

Passando al secondo punto, sostiene che la scuola prima di formare un buon lavoratore, deve formare un buon cittadino e che quindi si debba dare più spazio a quella parte della cultura (di cui l’Italia è patria) che molto spesso è tralasciata, come la musica, la storia dell’arte e le lingue.

Agli insegnanti il governo promette un aumento di stipendio (500 euro in più all’anno) e una valutazione sul loro rendimento lavorativo.

“Ai miei tempi la maestra aveva lo stesso prestigio sociale del maresciallo o del farmacista, oggi non è più così – ammette – ed è dovuto anche ai genitori della mia generazione che danno la colpa agli insegnanti degli errori dei loro figli. Si devono dare più soldi agli insegnanti non perché da questo discenda l’autorevolezza sociale, ma per un fatto di giustizia”.

Il quarto punto riguarda l’autonomia della scuola rispetto alle istanze burocratiche ministeriali. “Ogni scuola deve aprirsi al proprio territorio – afferma il premier – i presidi così non diventeranno degli “sceriffi”, ma saranno dei responsabili di una comunità”.

L’ultimo punto riesamina il problema del precariato. “Questo governo sceglie di assumere più di 100mila persone, ossia una parte dei precari, quelli delle graduatorie ad esaurimento, cosicché la scuola italiana possa funzionare con una stabilità continuativa”.

Il presidente del Consiglio, inoltre, specifica che cosa non è la buona scuola: “La buona scuola non parla delle vacanze degli studenti, di presidi rambo o di licenziamenti dopo 36 mesi. Sono assolute falsità. Non dimentichiamo, invece, che riguarda anche una legge per gli asilo nido, il diritto allo studio, la digitalizzazione e l’investimento di 4 miliardi di euro sull’edilizia scolastica”.

Renzi, infine, conclude dicendo che non si accontenta del Pil che fa + 0,3, ma vuole che l’Italia ridia centralità alla scuola e che possa, come ha affermato all’inizio dell’intervento, divenire al più presto una “superpotenza culturale”.

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