Aversa

Pip, Arpaia: “Spero che la Dda faccia luce sulla vicenda”

Aversa – “Finalmente una buona notizia. Spero che con l’intervento della Dda sia fatta luce sulla vicenda del Pip della città di Aversa. Un progetto di una trasparenza unica costruito in dieci anni di sofferenza e di lotta con le varie amministrazioni succedutesi nella città di Aversa, e con le classi politiche avvicendatesi negli anni”.

A parlare Carlo Arpaia, dirigente locale del Cna, che, a giusta ragione, può essere considerato l’uomo Pip di Aversa.

“Una battaglia impari, con un ricorso al Tar regionale e una denuncia alla procura della repubblica di Napoli, ostacolato da tutto e tutti, – continua Arpaia – si trasforma in qualcosa di inarrivabile. Un progetto che se attuato nei tempi giusti della sua realizzazione avrebbe portato sviluppo e lavoro in un territorio al tempo conosciuto solo come terra di camorra”.

Arpaia ricorda, poi, le tappe e afferma: “Dopo un lavoro durato un decennio, iniziato nel lontano 1994, con una delibera comunale di un Pip di soli 10mila metri quadrati, e su un suolo che non era neanche Pip, siamo arrivati nel 2004 con un Piano da realizzare su un area di 70milamq, circa una cinquantina di opifici, e con un finanziamento regionale per opere di infrastrutture di circa sette miliardi delle vecchie lire. Ed in più con un ulteriore milione di euro messi a disposizione dalla Provincia dall’allora presidente Riccardo Ventre per ulteriori opere pubbliche a servizio del Pip”.

Immediatamente dopo le perplessità del dirigente degli artigiani: «La scelta di una concessione di gestione in licitazione privata, da parte dell’amministrazione comunale, ha dell’inverosimile, il comune che diventa imprenditore, del bene pubblico. Una sentenza del Tar campano, che nonostante una giurisprudenza nazionale a favore, (varie sentenze di Tar regionali nazionali) viene a sconfessare l’impianto legislativo dei Piani Insediamenti Produttivi. In fondo gli imprenditori chiedeva il rispetto delle norme, e l’assegnazione dell’area previo bando pubblico».

“Come non parlare – continua Arpaia rivelando un inedito – della denuncia alla Procura della Repubblica di Napoli, contro l’assessorato regionale delle attività produttive. Un articolo della legge regionale per i finanziamenti alle infrastrutture, che recita: ‘I comuni che usufruiscono di finanziamenti pubblici regionali per opere di infrastrutture, che passati 365 giorni’. Dall’ammortamento del mutuo contratto, e non danno seguito alle opere, sono commissariati. Ebbene dopo sei anni, anche per questa denuncia una forte delusione. La Procura rigetta la denuncia, sulla base di un quesito richiesto dal dirigente all’avvocatura della regione, e asseriscono, che la Regione Campania non può commissariare in quanto è lo stato centrale deputato al commissariamento. Allora, mi chiedo: chi guarda le leggi regionali nella loro stesura? Come è possibile ripetere lo stesso articolo in una legge successiva?”.

La conclusione: “Ora spero che la Dda non si fermi solo alla disamina degli atti amministrativi comunali, ma che vagli tutta la vicenda, anche nelle altre direzioni. I responsabili di questa vicenda sono anche altri soggetti istituzionali, che con altre collusioni hanno contribuito ad affossare un progetto che avrebbe portato lavoro e sviluppo nella nostra città”.

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