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‘Ndrangheta, imprenditore reggino arrestato per estorsione

A conclusione di indagini coordinate dalla Procura antimafia di Reggio Calabria, diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri, i carabinieri del comando provinciale, nell’ambito dell’operazione “Gattopardo”, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare a carico di Carmelo Giuseppe Cartisano, 47 anni, per estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso e trasferimento fraudolento di beni. L’uomo, nipote dello storico boss Domenico Consolato Chirico, assassinato nel 2010, è ritenuto esponente della ‘Ndrangheta.  Le indagini hanno fatto luce su una “regia occulta” che ha consentito all’indagato di mantenere il controllo di attività commerciali già a lui sequestrate in pregresse vicende penali.

Sotto sequestro preventivo sono finite tre attività commerciali, per un valore di diverse centinaia di migliaia di euro. Si tratta dell’associazione sportiva dilettantistica “Marilyn Club”, che di fatto svolgeva l’attività di ristorante a Villa San Giovanni, nella frazione Santa Trada; dell’impresa individuale “Naos di Petre Olimpia Mihaela” che gestiva il ristorante-Pizzeria Naos sul lungomare di Gallico e dell’impresa individuale Zlatan Costel che gestiva attività di impresa edile nel comune di Reggio Calabria, con sede sempre a Gallico.

L’attività di indagine, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Musolino, è scaturita da un approfondimento investigativo sugli interessi economici ed imprenditoriali dell’arrestato, già coinvolto nel procedimento “Reghion” (parzialmente confluito in “Gotha”), in quanto ritenuto uno degli imprenditori gallicesi più strettamente legato a Paolo Romeo. Secondo gli inquirenti, Cartisano avrebbe mantenuto di fatto il controllo di attività commerciali già a lui sequestrate nelle vicende penali che lo hanno visto coinvolto, attraverso una co-indagata, sua storica e fidata dipendente.

E da qui che sono scattati gli approfondimenti del nucleo investigativo dei carabinieri, i quali avrebbero disvelato i reali rapporti tra i due: Cartisano avrebbe continuato a gestire le attività commerciali sequestrate, in modo occulto, rendendosi inoltre responsabile – ancora secondo l’accusa – “della commissione di reiterate condotte delittuose, di appropriazione indebita, di forniture e prestazioni mai contabilizzate, estorsioni ai danni dei dipendenti, tutte verificatisi nel periodo di gestione dell’attività da parte dell’amministrazione giudiziaria”. Insomma, è la conclusione a cui sono giunti gli inquirenti, l’amministrazione giudiziaria sarebbe stata esautorata nei fatti dalla “regia occulta” facente capo proprio all’imprenditore. IN ALTO IL VIDEO

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