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Omicidio di Romina Del Gaudio, interrogati i familiari: il padre irreperibile

Sono ore decisive per il delitto di Romina Del Gaudio, attorno al cui omicidio si celerebbe l’ombra della camorra, in particolare quella del clan dei casalesi. Interrogati dai magistrati della procura casertana di Santa Maria Capua Vetere alcuni parenti della ragazza di 19 anni, promoter della Wind, residente nella zona Camaldoli di Napoli, scomparsa il 4 giugno del 2004 da Aversa e trovata senza vita, oltre un mese dopo, il 21 luglio, nel bosco della reale tenuta di Carditello, a San Tammaro.

Sembra, infatti, vicino ad una svolta la procura sammaritana, diretta da Maria Antonietta Troncone, dopo la riapertura del caso lo scorso aprile, e dopo che il pubblico ministero Geradina Cozzolino ha iscritto i primi tre nomi nel registro degli indagati sulla scorta di prove investigative, una lettera anonima e il Dna ritrovato su un indumento della ragazza, portate alla sua attenzione dall’avvocato di parte civile, Francesco Stefani, ingaggiato un anno fa dalla famiglia.

Alcuni familiari della giovane sono stati convocati e ascoltati sulle frequentazioni della 19enne. I carabinieri, intanto, stanno cercando da qualche settimana il padre della ragazza, Gennaro Del Gaudio, 70 anni, che si è reso irreperibile. Secondo le ultime indiscrezioni vivrebbe in Germania. All’epoca fu interrogato dai militari, quando arrivò per il funerale della figlia. “Parlava un dialetto napoletano molto stretto, era ben vestito, capelli tinti, indossava persino una collanina di perle. E cosa importante che il padre di Romina nonostante lavorasse in Germania, l’uomo ammise di conoscere parecchi personaggi legati al clan dei casalesi ed era ad Aversa, proprio nei giorni quando fu ammazzata la figlia”, riferirono all’epoca gli investigatori.

La mattina del 4 giugno 2004 Romina era partita da Napoli per Aversa per vendere, porta a porta, dei contratti telefonici. Assieme a lei c’erano altri colleghi. Alle 10.30, dopo la consumazione in un bar di piazza Municipio, il gruppo si divideva per recarsi ognuno nelle zone assegnate, dandosi appuntamento per le 14. Romina, però, non tornava e non rispondeva più al cellulare. Un mese e mezzo dopo sarebbe stata ritrovata a Carditello, in un bosco, uccisa con due colpi di pistola alla testa dopo aver subito, forse, una violenza sessuale.

Il presunto coinvolgimento del clan dei casalesi era già stato rimarcato, nell’aprile 2011, dalla madre di Romina, Cinzia Gallo,  morta quattro anni fa, durante la trasmissione “Chi l’ha visto?”. La Gallo disse di non credere che quel corpo fosse della figlia e chiese l’esame del Dna a distanza, allora, di 7 anni. Alla redazione del programma di Rai3 arrivò qualche giorno prima anche una lettera anonima, in cui una ragazza di 26 anni, che preferì restare anonima, scrisse di aver notato Romina nel giorno della sua scomparsa ad Aversa, dove si trovava per vendere contratti telefonici, seduta su una panchina di piazza Magenta (zona cosiddetta “Fuori Sant’Anna”, ndr.) verso le 14.30 – 15, e che un’auto, di colore grigio scuro, era ferma davanti a lei e l’uomo al volante diceva alla 19enne: ‘Sali in macchina che ti do un passaggio, che ti costa?’. Quell’uomo aveva un tono di voce molto strano, scrisse l’autrice della lettera. Poco distante c’era un altro uomo che diceva al guidatore: “Fai presto”. Quest’ultimo gli rispose: “Stai zitto papà, aspetta”.

Anche sul corpo ritrovato la madre di Romina nutriva dubbi. I resti erano costituiti solo da ossa, qualche capello, alcuni denti e una cassa toracica. Secondo la Gallo, la cassa toracica rinvenuta era troppo grande per l’esile fisico di Romina, ritenendo che dietro la scomparsa ci fosse il clan dei casalesi che, a suo avviso, avrebbero riesumato i resti di un vecchio cadavere facendoli passare per quelli di Romina. La madre della ragazza aveva più volte sostenuto che la figlia era stata rapita perché, al momento della scomparsa, il padre doveva testimoniare in Germania in un processo relativo ad una truffa di circa 150 milioni di vecchie lire. Inchiesta in cui sarebbero stati coinvolti personaggi legati al clan camorristico casertano.

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