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Formigoni si costituisce in carcere. Crisileo: “Ma la norma è costituzionale?”

Mi è capitato tra le mani di leggere il comunicato della Camera Penale di Roma che critica aspramente le recenti novelle legislative in materia e ho avuto modo di leggere molto e di riflettere a lungo. Già il titolo del comunicato di per sé portava il lettore, anche chi non è un operatore del diritto, a delle forti e profonde riflessioni. “La ‘spazza-corrotti’, legge numero 3 del 2019, è incostituzionale’. Ed il titolo mi ha lasciato pensare a lungo. E poi se si considera che è proprio di questi giorni la notizia che Roberto Formigoni, ultra70enne, si è costituito al carcere di Bollate in quanto la Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Milano ha emesso, nei suoi confronti, l’ordine di esecuzione-carcerazione, abbiamo ancor più da riflettere.

Riflettere su un tema specifico. Viene negato, in base ad una novella legislativa, d’ora in poi, ad un ultra70enne la detenzione domiciliare ad un anziano solo perché egli risponde (ed è stato condannato) per un reato contro la Pubblica amministrazione. L’ex presidente della Regione Lombardia, infatti, ed è innegabile, ha un debito con lo Stato e con la società; in buona sostanza deve espiare complessivamente 5 anni e 10 mesi di carcere, così come ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione di Roma che, nei giorni scorsi, gli ha ridotto, a tanto, la pena iniziale di oltre 7 anni di reclusione che gli era stata inflitta nei vari giudizi di merito. Ed allora la domanda che ci dobbiamo porre è questa: perché’ Formigoni si è costituito in carcere, sebbene ultra70enne?

Dobbiamo partire dalla lettura della norma sul punto la quale (articolo 47 ter, comma 1, dell’ordinamento penitenziario) prevede che ‘la pena detentiva inflitta a una persona che abbia compiuto i 70 anni di età possa essere espiata nella propria abitazione o in altro luogo pubblico di cura, assistenza e accoglienza’. Questa era ed è un’ipotesi speciale e particolare di detenzione (chiamata detenzione) domiciliare ed era stata, per così dire, creata dal Legislatore, non molto tempo fa, dopo anni ed anni di tormentosi dibattiti, per dare una risposta concreta a delle esigenze di particolare sensibilizzazione e rispondeva ad una finalità umanitaria della pena.

Umanitaria perché’ essa, nel nostro ordinamento (si era detto più volte), non deve mai perdere di vista, da un lato, la dignità dell’uomo e, da un altro lato, il rispetto della condizione naturale di fragilità della persona, connessa fisiologicamente al suo stato di carcerazione in atto. E ciò cosa significa? Sappiamo bene che l’aver superato una certa età comporta certamente delle difficoltà e delle sofferenze suppletive per chi si trova detenuto. Ciò è indiscutibile ed è innegabile.

Ed ecco la novella che il 31 gennaio scorso è entrata in vigore con la Legge numero 3/2019, nota con il nome ‘spazza-corrotti’. Questa novella di legge ha inserito, nell’elenco dei reati ostativi contenuti nell’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario, alcuni reati contro la Pubblica amministrazione (ad esempio, peculato, concussione e corruzione, eccetera) e così li ha trasformati da reati (per così dire ordinari) in reati ‘ostativi’. E qui sorgono i problemi. I tanti problemi. Sappiamo bene che questa norma dell’ordinamento penitenziario, per una serie di pronunce e di massime della Cassazione, che si sono consolidate nel tempo, non è una ‘norma penale sostanziale’. Ciò in quanto essa non è connessa all’accertamento del reato; ergo è retroattiva. Essa riguarda, in buona sostanza, l’esecuzione della sanzione (cioè riguarda, in altre parole, la pena da espiare) che è stata irrogata dal Giudice e che, siccome non vi sono norme transitorie, è immediatamente applicabile anche ai reati commessi prima della sua entrata in vigore.

E qui il caso di Formigoni, che rientra in questa novella. Il primo problema che dobbiamo porre è questo: non vi è dubbio che manchi una norma transitoria che ci possa ben traghettare dal vecchio al nuovo regime. E non solo! Poi c’è un problema che non si può sottovalutare che è quello del sovraffollamento delle carceri che ora arriveranno sicuramente al collasso. Infatti, la modifica dell’articolo 4 bis O.P., riguarda – pensate – anche le pene da espiare il cui tetto è al di sotto dei quattro anni. Per queste pene – pensate – non ci sarà più la sospensione della esecuzione della pena stessa con gli effetti a catena che sono immaginabili e che ne conseguiranno.

La nostra critica al riguardo, a questa novella, al pari del comunicato della Camera Penale di Roma, è dura. Certamente dura e severa. Perché riteniamo che la detta novella perda di vista il principio fondamentale che è ‘la funzione rieducativa della pena’. Ma qual è stato l’orientamento della Corte Costituzionale negli ultimi anni? La Corte si è soffermata molto, per la verità, sull’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario e su ciò che avrebbe comportato un rallentamento o talvolta si sarebbe impediti il reinserimento del condannato nella società. Le deroghe al principio rieducativo è vero che sono ammesse, ma solo in presenza di reati che non presentano un forte e significativo allarme sociale come quelli di mafia, di terrorismo, eccetera.  In questo quadro siamo sconcertati e stupiti nel vedere inclusi tra i reato ostativi, di cui all’articolo 4 bis, dei delitti quelli contro la Pubblica amministrazione. E come sono stupito io, credo che lo siano tutti. Ed allora, penso che vada subito sollevata una eccezione di incostituzionalità.

Avvocato Raffaele Crisileo

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