Caserta Prov.

“Eloquenza, persuasione e comunicazione” nel libro di Crisileo e Papale

“Eloquenza, persuasione e comunicazione”, è questo il titolo dell’ultimo lavoro in corso di pubblicazione che reca la mia firma congiuntamente a quella di un giovane professore sammaritano di lettere classiche antiche ed esperto della letteratura latina e greca. Abbiamo voluto fare uno studio congiunto, un confronto che si è tradotta in un opera ricca dove abbiamo analizziamo due mondi in modo parallelo nel senso plutarchiano del termine nella storia quanto all’arte oratorio ed alla figura dell’avvocato penalista. Da un lato siamo partiti con l’analisi del mondo antico fino ad arrivare a quello di oggi.

Dall’arte oratoria dei più antichi retori ed avvocati del mondo ellenico come Demostene e Lisia per arrivare a quello romano con Cicerone e Cesare per poi giungere a trattare il tema della comunicazione e dell’eloquenza come strumento prettamente tecnico per dialogare con il Giudice, per rapportarsi con la Corte e trasmettere loro i saperi dell’avvocato al fine di orientarli nella decisione che è un parto, un travaglio, una gestazione. Ho ritenuto di dare il mio contributo, nel libro, da avvocato, come è concepita la funzione e il suo ministero oggi; una professione – vocazione che trascina nel mondo della sua sofferenza. Un avvocato – come sottolineo nel libro – che, secondo me, deve essere uno psichiatra e uno psicologo nello stesso tempo perché’ il penalista è una persona che lavora con la mente e sulla mente.

E con la mente – ne sono convinto – non si arriva attraverso magie o stregonerie, ma per mezzo di moduli, di percorsi che sono una serie di possibilità che ci possono consentire di capire e di percepire la situazione che si presenta dinanzi a noi quando siamo chiamati a difendere una persona in Tribunale dinanzi ad un Giudice. E i moduli – debbo sottolineare – sono l’arte oratoria di un tempo (ovviamente in chiave moderna e tecnica), poi la persuasione e infine la comunicazione, come il saper parlare in pubblico. Ciò perché’ – come ha sottolineato il professor Giuseppe Papale nel teste – da duemila anni, la giustizia penale è orale ed il processo penale è caratterizzata da oralità ed immediatezza. In un processo – come ha più volte ripetuto nelle sue magiche arringhe il mio amico e grande maestro, il professor Giovanni Aricò, cui devo tanto ma tanto – avvengono fatti imprevedibili che richiedono decisioni improvvise ed immediate. Quindi la improvvisazione – insieme ad una sorta di atteggiamento quasi istrionico – sono prerogative, secondo me, che appartengono al mondo dei penalisti in generale (mi riferisco a quelli dei Fori delle nostre terre, il Foro sammaritano e quello napoletano, antichissimi ambedue per cultura, formazione, per appartenenza di nomi illustri e per tradizioni e radici).

Nel nostro libro, che congiuntamente al professor Giuseppe Papale, abbiamo voluto scrivere a quattro mani e di cui questa breve autopresentazione  è una sorta di micro anteprima, si evidenzia che il processo penale sia nell’antichità (al tempo dei greci e dei romani)  sia  oggi, è un vero teatro in cui il penalista, come il Demostene di allora  – rimarca il professor Papale – è un professionista che deve sempre dimostrare le sue doti linguistiche ed oggi anche doti tecniche perché’ – diversamente da un tempo – la prova si forma a dibattimento. I più grandi avvocati di ogni epoca – e la scuola e la tradizione napoletana e di terra di lavoro in primis – hanno sempre sostenuto che essi non sono portatori di una verità, ma di un forte convincimento delle tesi che sostengono. E questo è vero! E mi permetto di aggiungere che il tutto va in una sapiente miscela di determinazione, di sicurezza e di preparazione. E come diceva il grande avvocato Alberto Dall’Ora – quando difese Enzo Tortora – i penalisti devono essere capaci non solo di persuadere, ma anche di stare in silenzio e di ascoltare.

E questo principio – come ha dimostrato il professor Giuseppe Papale nel volume – è valido dall’antichità ad oggi perché il difensore è rimasto sempre lo stesso. Perché’ il suo scopo è sempre il persuadere, perché’ il luogo è sempre il Foro (il Tribunale), da Demostene a Lisia, da Cicerone a Quintiliano a Seneca a Cesare, da De Marsico a Porzio fino ad oggi. Perché’ – come ha detto in una recente lectio magistralis l’avvocato napoletano Vincenzo Siniscalchi -lo strumento è sempre la parola. Quello che è cambiato – dico invece io – sono i clienti che oggi, rispetto al passato, chiedono sempre di più. Vengono nei nostri studi già acculturati, perché’ internet ha fatto la sua parte. Una mia riflessione al riguardo la ritengo doverosa: purtroppo oggi le relazioni con il cliente sono sempre più difficili. Nel nostro libro un tema particolarmente a cuore è stato quello della comunicazione perché’ ritengo che la professione dell’avvocato è un vero e proprio dibattito nell’ambito giuridico che avviene attraverso l’oratoria, intesa come proprietà di linguaggio, come capacità di utilizzare riferimenti al momento di dover argomentare e con capacità di adattare il registro. In definitiva l’oratoria apporta forza e sicurezza all’avvocato, tanto in fase di giudizio e di processo. Pensate che da un recente sondaggio è risultato che oltre l’80% dei clienti in cerca di assistenza legale, ha dichiarato di considerare, come criterio di scelta, il come l’avvocato penalista parla e il come si esprime.

In conclusione, tutto ciò significa che la comunicazione tra le parti migliora quando il cliente è portato ad instaurare una relazione emotiva con il proprio avvocato. In tutto questo ha un ruolo determinante anche la persuasione, come atto automatico, in quanto è una forza potente e gli elementi chiave sono l’uso di parole, di simboli e di immagini. Non vi è dubbio che la persuasione è lo scopo della nostra vita professionale. E’ un miracolo che, quando si verifica, ci riempie di gratificazione. Mentre l’arte della persuasione ha interessato perfino gli antichi greci con la nascita della retorica ci sono differenze significative tra come si applichi oggi la persuasione rispetto al passato. Ciò in quanto la comunicazione persuasiva, oggi, viaggia molto più rapidamente ed in modo molto più sottile rispetto al passato. Essere dei buoni persuasori è un’arte: non c’è una via preparata, ma ognuno per arrivare alla persuasione deve creare da se’ la lingua, il metodo e l’arte. In definitiva è un fatto intellettuale ed emotivo perché’ il cuore conosce le ragioni che le ragioni non conosce (diceva un filosofo greco). Quante sono le emozioni che albergano nell’animo del Giudice che possono influire su questo fenomeno miracoloso della persuasione. Ma le ragioni del successo dell’avvocato – come abbiamo concluso nel libro io ed il professor Giuseppe Papale – è l’eloquenza e millenni di storia lo confermano.

In definitiva, concordo con Goleman il quale ha affermato che il successo dipende dall’intelligenza emotiva e non solo dagli studi accademici. Sabbiamo bene che un avvocato che conosce tutte le leggi, se non è in grado di comunicare efficacemente, limita di molto la sua professionalità. Un suo più modesto collega che invece ha imparato l’arte dell’eloquenza avrà sicuramente maggiore successo. Questo è il messaggio che io e Giuseppe Papale abbiamo voluto trasmettere con il nostro libro e speriamo di esserci riusciti e che la critica apprezzerà il nostro sforzo quando a breve verrà presentato.

Avv. Raffaele Gaetano Crisileo – Penalista

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