Caserta Prov.

Appalti truccati all’ospedale di Caserta, 8 arresti: c’è anche supermanager Iovine

Gli agenti della Direzione investigativa antimafia di Napoli hanno eseguito, tra il capoluogo campano e Caserta, otto ordinanze di custodia cautelare, disposte dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di dirigenti, funzionari e dipendenti della direzione sanitaria dell’ospedale “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta, oltre che di diversi imprenditori napoletani e casertani titolari di importanti aziende nel settore dei servizi sanitari ed ospedalieri.

L’indagine, coordinata dal sostituto procuratore antimafia Annamaria Lucchetta, riguarda l’affidamento e gestione degli appalti all’interno del nosocomio e ha permesso di accertare la manipolazione di varie gare di appalto per decine di milioni di euro, a fronte di tangenti (denaro o altre regalie) nonché innumerevoli falsità in atti pubblici che sono risultate commesse, per omettere i controlli sul corretto svolgimento dei servizi da parte dalle ditte affidatarie ed eludere le attività investigative in corso senza, osserva il gip, “il benché minimo interesse per la tutela della salute dei pazienti e la tutela degli interessi dell’ospedale di Caserta”.

In carcere Carmine Iovine, già direttore sanitario (dal 1 gennaio 1995 al 1 dicembre 2000) e successivamente direttore medico di presidio (dal 16 ottobre 2003 al 27 gennaio 2014), cugino del più noto Antonio Iovine, alias “‘O Ninno” (nella foto), ex superlatitante del clan dei casalesi, oggi collaboratore di giustizia.

Gli altri sei destinatari delle ordinanze sono finiti ai domiciliari: Antonio Alterio, 48 anni, titolare della “Saf Srl”; Nicola Buonafede, 72 anni, titolare della “American Laundry”; Domenico Ferraiuolo, 42 anni; Marco Napolitano, 37 anni, titolare della “Manutencoop Facility Management Spa”; Pasquale Picazio, 71 anni, ex dipendente dell’ospedale; Michele Tarabuso, 56 anni, titolare della “Des Srl”.

Secondo l’accusa, Carmine Iovine era il “dominus” degli appalti per i servizi banditi per l’ospedale e avrebbe influenzato tutto ciò che riguardava la gestione economico-amministrativa della struttura sanitaria. Sono emerse fatturazioni per milioni e milioni di euro, nell’arco di almeno un decennio, relative alla realizzazione dei nuovi padiglioni dell’ospedale.

Al cugino del boss non viene contestato l’aggravante mafioso, “ha agito nel suo personale interesse, non per quello dei Casalesi”, scrive nell’ordinanza il gip Federica Villano. Per gli inquirenti l’ex supermanager avrebbe danneggiato l’azienda ospedaliera e posto in essere un “mercato” di posti di lavoro sia nell’ospedale che attraverso le ditte concessionarie dei servizi.

Dal contenuto delle innumerevoli conversazioni intercettate e dalla notevole mole di riscontri documentali acquisiti il gip scrive come “si è potuto appurare, con estrema chiarezza, che Carmine Iovine, lungi dallo svolgere l’incarico pubblico a lui affidato – non ha mai operato (direttamente o tramite i suoi collaboratori) alcun formale controllo sul corretto svolgimento dei servizi da parte dalle ditte affidatane, non manifestando il minimo interesse per la tutela della salute dei pazienti e la tutela degli interessi dell’ospedale di Caserta. Pur a conoscenza di reiterate e gravi situazioni di irregolarità nell’esecuzione dei servizi da parte di quasi tutte le ditte, non ha proceduto a contestare formalmente dette irregolarità (evitando la conseguente applicazioni di penali e/o le risoluzioni contrattuali), favorendo anzi, nel corso degli anni, il prosieguo dell’affidamento dei servizi alle stesse ditte alle quali, infatti, il contratto veniva più volte prorogato o il servizio nuovamente assegnato a seguito di nuovo bando di appalto al quale dette ditte potevano regolarmente partecipare”.

Sul punto, è emerso che Iovine, si legge ancora nell’ordinanza, “falsificava centinaia di verbali di ispezione, richiesti dalla Dia, redigendoli ‘ora per allora’ al fine di celare il mancato controllo nel corso degli anni sulla corretta esecuzione dei servizi da parte delle ditte affidatarie, nonché per giustificare i pagamenti effettuati nel corso degli anni a dette ditte”. Quest’ultima attività di falsificazione veniva ‘ascoltata in diretta’ dagli investigatori, essendo in corso le attività di intercettazione audio-video proprio nell’ufficio di Iovine, ed ha riguardato tutte le ditte affidatarie di servizi all’interno dell’ospedale.

Dalle indagini, inoltre, è emerso che i titolari di alcune di queste ditte contribuivano alla formazione dei bandi di gara attraverso l’indicazione dei requisiti da inserire nel capitolato speciale di appalto, in accordo con lo stesso Iovine, il quale, in quanto responsabile del contratto, aveva avuto l’incarico di redigere tali capitolati. Si trattava di bandi di gara dell’ospedale di Caserta e, in un solo caso, dell’Asl di Caserta (in quest’ultima circostanza Carmine Iovine si sarebbe avvalso dell’intermediazione del direttore pro-tempore dell’Uoc Servizio Tecnico Manutentivo dell’Asl di Caserta e di Domenico Ferraiuolo, imprenditore, già titolare della “Odeia Srl”, detenuto per altre vicende riguardanti l’assegnazione degli appalti nell’ospedale di Caserta dietro la regia del clan dei casalesi.

Le indagini consentivano di acquisire un grave quadro indiziario a carico degli indagati in relazione alla turbata libertà degli incanti o alla turbata scelta del contraente ed in riferimento ad appalti ed affidamenti diretti indetti dall’azienda ospedaliera e dall’Asl casertana. Ovvero:

– gara d’appalto – per 141.416.000 euro – pubblicata dall’azienda sanitaria “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta con deliberazione numero 440 del 30.5.2014 relativa all’affidamento del ‘Servizio di pulizia e sanifìcazione delle aree ospedaliere e servizi integrati’ (ditta favorita: Ge.S.A.P. Srl di Napolitano Marco);

– gara d’appalto pubblicata dallo stesso ospedale con deliberazione numero 260 del 15.10.2014 relativa all’affidamento del ‘Servizio di Prelievo Trasporto e Smaltimento dei rifiuti speciali’ per l’importo di euro 830.478 (ditta favorita: Des srl di Tarabuso Michele);

– gara d’appalto pubblicata dall’Asl di Caserta con deliberazione numero 910 dell’11 luglio 2014 relativa all’affidamento dei ‘Servizi di manutenzione dei sistemi edificio impianti dei presidi ospedalieri e territoriali/distrettuali dell’Asl Caserta’ per la durata di cinque anni e per un importo complessivo di 14.500.000 euro, oltre Iva, al fine di garantire l’aggiudicazione dell’appalto alla società (ditta favorita: Manutencoop Facility Management spa di Maximtlten Frank, deceduto).

I titolari di altre due ditte (Antonio Alterio e Nicola Buonafede) e Carmine Iovine, stando sempre alle indagini, si sarebbero resi protagonisti anche di due diversi episodi di corruzione. A Iovine sarebbero state offerte utilità al fine di ottenere l’omissione di controlli obbligatori ovvero la reiterazione di proroghe dei servizi.

Dal 2013 l’ospedale di Caserta è commissariato per infiltrazioni mafiose dopo una serie di inchieste sul monopolio di appalti e affidamenti diretti detenuto dal clan Zagaria di Casapesenna, attraverso una fitta rete di collusioni tra appartenenti al mondo della criminalità, della pubblica amministrazione, della politica e dell’imprenditoria. Nel gennaio 2015 furono compiuti 24 arresti tra le province di Caserta, Napoli e Verona (guarda articolo e video).

IN ALTO IL VIDEO CON INTERCETTAZIONI 

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